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Lo hanno definito il Papu Gomez senza social. E’ volato via troppo presto per vedere l’avvento di mister Zuckerberg e l’invasione del privato nel pubblico. Federico Pisani non era argentino, era nato in provincia di Lucca, ma la sua classe accorciava la distanza tra la Garfagnana e la Pampa. Seconda punta guizzante, piccolo, ma letale. Spariva, poi si materializzava all’improvviso ed erano dolori per gli avversari.

GEMELLI-Chicco, come lo chiamavano a Bergamo, era un punto fermo della Primavera di Prandelli, ma aveva debuttato presto in prima squadra. Con lui c’era Mimmo Morfeo, ragazzo della Marsica e genio incompreso del calcio italiano. Facevano coppia fissa e spesso il tandem diventava un tridente con Bobone Vieri, non solo in campo, ma anche fuori. Amici per la pelle, gemelli diversi di un’orchestra goliardica che s’accorda a meraviglia sul prato verde: Chicco e Mimmo sono giovani e nell’Atalanta ye-ye di Mondonico crescono. Anche se ci sono pochi dubbi: il più forte dei due è Chicco.

LA PROMESSA-Ma il calcio non è una scienza perfetta. Anzi, si diverte a mischiare le carte e i giudizi. La stagione 95-96 è quella della consacrazione di Morfeo: il fantasista (scusate il termine vintage) esplode e sigla 11 reti in 30 partite. Chicco Pisani, invece, gioca e segna poco. E poi ci sono sempre i soliti malanni a tormentarlo. Anche se insieme sono micidiali. E lo sa bene la Roma, rimontata e annullata prima dalla gemma di Pisani e poi dalla freddezza di Morfeo. Tuttavia è un evento più unico che raro. I gemelli diversi in nerazzurro vivono momenti opposti: Mimmo è in rampa di lancia, Chicco deve ancora aspettare per il grande salto.

LA TRAGEDIA-La musica non cambia nel 96-97. Spartito e bacchetta sono sempre in mano a Morfeo, Pisani è in panchina e poi si fa male. Diagnosi impietosa: 6 mesi di stop, un tempo infinito per un ventitreenne. La degenza è lunga e Pisani la trascorre a casa di Alessandra, la sua fidanzata. La sera del 12 febbraio Fede è con Ale. E non hanno intenzione di uscire. Gli amici li invitano a una festa al Casino di Campione. Accettano. E non tornano più a casa. Al ritorno, la macchina sbanda, esce di strada e si porta via per sempre Chicco e la ragazza.

LA DEDICA-La domenica successiva, l’Atalanta scende in campo contro il Vicenza. La partita non decolla, poi nella ripresa Foglio la sblocca. Il primo a trascinare gli altri sotto la curva e a baciare la maglia di Pisani è proprio Morfeo. L’Atalanta vince la gara 3-1. Ma è una vittoria amara. E senza gioia.

ALTI E BASSI- Vieri è alla Juve e Chicco non c’è più. Anche Morfeo si accasa altrove. Va a Firenze e per metà stagione gioca alla grande, poi arriva Edmundo e finisce nel dimenticatoio. Non si ripeterà più. Tra cambi di maglia, ritorni e improbabili rilanci, le sue stagioni somiglieranno alle montagne russe: tanti alti e bassi senza un minimo di continuità. Chissà che carriera avrebbe fatto con un pizzico di genialità in meno e un briciolo di razionalità in più. E chissà se Pisani ce l’avrebbe fatta a diventare un crack, se avesse dribblato quel pilone sulla Milano-Laghi. Non si saprà mai. E questo è un enorme cruccio. Ma una cosa è certa: il legame tra i gemelli diversi non si è interrotto mai. Nemmeno con la morte.

«Eravamo molto amici, ricordo le tante partite a ping pong, le notti a giocare a carta e a chiacchierare insieme. Stavamo sempre insieme, eravamo i più giovani: lui aveva doti eccezionali».

                                        Domenico Morfeo

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Chicco Pisani con Domenico Morfeo all’Atalanta