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Claudio De Vivo non si ferma più. Foto di Marco Mantovani (FISPES)

Da Somma Vesuviana a Tokyo il tragitto è lungo 9.828 km. Un’enormità. Ma c’è chi sta percorrendo questa distanza siderale di corsa, a 1500 metri alla volta. Sia in senso figurato sia in quello letterale. L’atleta sommese Claudio De Vivo ha stravinto in questa categoria al World Para Athletics Grand Prix di Rieti. Ha abbassato il record italiano di altri 10 secondi. E sarebbe già una notizia straordinaria, se non fosse che il precedente record apparteneva proprio a Claudio De Vivo. Insomma, Claudio De Vivo batte anche se stesso. E si candida per un posto alle prossime Paralimpiadi di Tokyo in programma tra due anni.

Allora, De Vivo, c’è di che essere soddisfatti…

“Sì, è vero: mi sono migliorato ancora, ho fermato il cronometro a 4:56 sui 1500 m. E ho abbassato il mio personale anche sugli 800. Il record italiano è di 2:21, io ho chiuso in 2:25 minuti. Però, si può fare di meglio”.

Ma lei non si accontenta mai?

“Non è una questione di accontentarsi. Lo ammetto: la gara sui 1500 è stata perfetta, in linea in tutti i passaggi secondo quanto ci eravamo promessi io e il mio mister Mimmo Picardi. E alla fine ci aspettavamo un tempo stimato intorno ai 5 minuti. Sono andato oltre le aspettative. E’ stata una gara bellissima. Ma so anche una cosa: posso dare di più. Molto di più.Io devo arrivare al massimo della mia potenza. Per il momento siamo al 50-60%”.

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Claudio De Vivo in gara a Rieti. Foto di Marco Mantovani (FISPES)

Ma come si fa ad abbassare il proprio tempo di 10 secondi in un solo anno?

“Non c’è una ricetta magica o un segreto. Esiste solo l’allenamento. Sono tesserato con l’associazione Don Orione di Torre del Greco. Mi alleno per 5 volte alla settimana dalle 15 alle 17 con il mio coach Mimmo Picardi. Se l’allenamento è serio porta i suoi frutti. Non è un’occasione per svagarsi, ma per lavorare sodo. Per farlo è importante anche porsi un obiettivo. Ecco, ora faccio la vita da atleta e mi sono votato al 100% all’atletica perché ho un obiettivo: arrivare a Tokyo nel 2020. E poi voglio lanciare un messaggio…”

Quale?

“Che i 1500 m si possono correre anche con una protesi. Non è facile, perché i 1500 m comportano uno sforzo e una sofferenza maggiore. E molti pensano che questo sia limitante per un paratleta. Invece, con l’allenamento tutto diventa possibile”.

Torniamo a Tokyo. Che cosa significano per te le Paralimpiadi? Una magnifica ossessione, un’opportunità oppure altro?

Ho sempre avuto un pensierino per le Paralimpiadi. Per me sarebbero un traguardo. Significherebbe poter dire: “Sono arrivato”.  Anche se non vincessi, sarei comunque contento di aver partecipato. Arrivare alle olimpiadi significherebbe portare a compimento un percorso di completamento atletico. Con i tempi e risultati che sto ottenendo anche le altre persone si stanno accorgendo di me. Ma so una cosa: non mi fermo qui. E farò di tutto per continuare a migliorarmi”.

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Claudio De Vivo non si ferma più. Foto di Marco Mantovani (FISPES)