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L’ultima volta che avevo incontrato Claudio De Vivo era dicembre. Mi aveva lasciato con una promessa:”Se vinco il titolo nazionale indoor, mi offri un caffè”. Beh, stavolta l’atleta di Somma Vesuviana non si è accontentato: ai Campionati Italiani di Atletica Leggera indoor Paralimpici di Ancona ha stravinto negli 800m e 1500m e ha polverizzato i record italiani. In pratica ha abbassato il tempo di una ventina di secondi in entrambe le discipline. Mostruoso. Claudio De Vivo è soddisfatto, ma non sazio. E a farsi offrire un caffè nemmeno ci pensa:”Dai, la prossima volta. Se vinco il titolo europeo”.

De Vivo, non è che si è messo in testa di vincere l’oro alle Paralimpiadi? In quel caso dovrei offrirle direttamente la cena…

“Calma, un passo alla volta. Questo era il Campionato Italiano, ora sono concentrato per le gare IPC del 5-7 maggio in programma a Rieti. Sono fondamentali per raggiungere i “minimi” (il tempo necessario ndr) per la qualificazione a un evento ancora più importante: i mondiali di Londra a luglio”.

Sta già facendo il conto alla rovescia?

“Il conto alla rovescia si fa sempre, anche in una gara non di primo piano. Perchè a monte ci sono tanti allenamenti e tanta fatica”.

Torniamo alle gare degli 800 e 1500. Qual è stata la prima cosa che ha pensato appena tagliato il traguardo?

“E’ stato un momento stupendo. Ma vuoi sapere tutta la verità?”

Certo

“Beh, ho pensato: azz ce l’ho fatta. Credevo di non riuscire mai ad arrivare al traguardo, soprattutto nei 1500 che sono infiniti anche quando li corri con tutta l’adrenalina in corpo. Veramente pensavo di non arrivare mai. E invece ho tagliato il traguardo con un ottimo tempo, anche se posso fare molto di più”.

Delle due gare, quale le è piaciuta di più?

“La gara dei 1500 mi è piaciuta di più. E’ uscita fuori tutta la rabbia e tutta la paura che avevo prima di correre. Negli 800, invece, non avevo più timore. La pista era mia”.

Ha dato un distacco di circa 100m al secondo arrivato, non si era accorto che stava stravincendo?

“No, mi sono accorto di aver vinto per distacco solo quando ho tagliato il traguardo”.

Come mai?

“Perchè il mio allenatore Mimmo Picardi mi ha insegnato una grande verità: bisogna guardare sempre avanti. Il traguardo è avanti, non dietro. E questa cosa non vale solo in pista. Dietro c’è il passato. Avanti il futuro e il prossimo obiettivo. A Mimmo devo tanto. E’ molto di più di un coach. Mi ha cambiato tanto nella vita sportiva. Mi ha aiutato a scavalcare quel muro che avevo di fronte. E ora vado più forte. Lui fa parte di un team in cui c’è anche Diego Perez, un preparatore di caratura internazionale. I suoi consigli tecnici sono preziosi. Ma voglio ringraziare anche la mia associazione: l’Asdao. Mi ha dato l’opportunità di gareggiare per tutto il 2017. E voglio dire grazie alla presidentessa Fulvia Ferreli, alla vicepresidente Sonia Anedda e a Davide Melis, un atleta che mi è stato tanto vicino in questo periodo”.

In un video della gara dei 1500 si nota il suo grande vantaggio sugli inseguitori. Eppure si sente il suo allenatore incitarla come se avesse il fiato degli avversari sul collo…

“Certo. Ed è giusto che sia così: per noi atleti abbassare il tempo anche di mezzo millesimo di secondo significa tanto. Anche migliorare un record”.

Poco fa ha detto che bisogna guardare sempre avanti. Ma se si volta indietro cosa vede?

“Vedo i titoli dei giornali del 2008 che parlavano di un ragazzo in fin di vita dopo essere stato travolto da un camion. Quel ragazzo dopo l’incidente era arrivato a pesare 130 kg e pensava di non riuscire più a camminare. Aveva paura. Oggi invece corre, pesa 66 kg e nel 2017 i titoli dei giornali raccontano le sue vittorie. Quel ragazzo sono io. Dalla mia esperienza ho capito una cosa fondamentale: non si può fare a meno dell’aiuto del prossimo. Il menefreghismo porta il mondo alla rovina”.

Correre le ha cambiato la vita?

“Sì. Anche caratterialmente. Prima ero una persona molto nervosa. Ora anche se mi bastonano, non perdo il sorriso. La vita è difficile per me, però affrontare la giornata con il sorriso mi aiuta tantissimo. La sofferenza la porto con me, ma è minima. Solo quando tolgo la protesi prima di andare a letto. Per il resto, mi sento libero. La mia libertà, però, non è solo correre. E’ soprattutto la famiglia: la mia amatissima moglie e mio figlio Ciro”.

 

Claudio De Vivo premiazione
Premiazione di Claudio De Vivo