CONDIVIDI

NOLA- Piazza Duomo è gremita. Ci sono le premiazioni per la gara podistica “Trofeo Città di Nola”: 10 km di corsa pianeggiante nel centro cittadino  Ci sono tanti atleti, tra questi anche Claudio De Vivo. Ci siamo dati appuntamento qui per l’intervista, ma non riesco a vederlo. Lui mi ha già individuato, però. Lo chiamo al telefono e mi risponde:” Girati, sono dietro di te”. Niente. Non lo scorgo. De Vivo scherza:” Non è difficile. Sono l’unico senza gamba”. Alla fine ci incontriamo. E inizia la nostra chiacchierata.

De Vivo, ma lei riesce a ironizzare anche su questa cosa?

“Per forza. Non mi sento mica un disabile. Basta indossare una protesi e io posso camminare e correre come tutti. Non sono inchiodato su una sedia h24. Altri, come i malati di Sla, sono molto più sfortunati”.

A proposito di correre: quanto ci ha impiegato per arrivare al traguardo?

“47 minuti e 18 secondi. Il record era 50 minuti. Posso essere soddisfatto”.

Altroché. Ma ha sempre corso cosi velocemente?

“No. E’ una cosa che ho scoperto dopo l’incidente. Prima che un camion si portasse via la mia gamba nel luglio del 2008, lo sport per me era la partita a calcetto con gli amici. Mai fatto nulla di agonistico. Tanto meno la corsa”.

Ma quando si è trovato in ospedale senza un arto cosa ha pensato?

“Sono sincero. Ho creduto che la mia vita fosse finita lì. Mi sbagliavo. La vita va avanti. Non bisogna mai arrendersi. E questo messaggio vale sempre e per tutti. Personalmente devo ringraziare una persona in particolare”.

Chi?

“Davide Mellis. E’ molto di più di un amico. Per me è un fratello. E’ lui che mi ha spronato a fare sport a livello agonistico. L’altra persona importante è il mio allenatore Mimmo Picardi”.

Ma un pensierino alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 lo ha fatto?

“Sì. Però c’è tempo. Mancano ancora 4 anni. Ma ho un altro sogno più importante”.

Quale?

“Vorrei avvicinare i disabili campani allo sport. Io faccio parte dell’associazione Asdao che si occupa proprio di questo. Non è vero che chi è inchiodato su una sedia a rotelle è condannato per sempre alla solitudine. Ho conosciuto anche ragazzi che dopo un’amputazione non sono più usciti di casa per tanto tempo. Fortunatamente oggi la disabilità non è più un tabù o una vergogna come diversi anni fa: si può fare sport come i normodotati. Anche se c’è un’altra battaglia di civiltà da vincere. L’abbattimento delle barriere architettoniche. Ho viaggiato tanto e ho visto che in altre parti d’Italia c’è più sensibilità su questo tema. Purtroppo al sud siamo più indietro. La strada da fare è ancora lunga. Ma non mi arrendo”.

C’è da giurare: Claudio De Vivo non alzerà bandiera bianca. Non lo ha mai fatto. E non lo farà ora. La battaglia per abbattere le barriere architettoniche è appena iniziata.

Claudio De Vivo-atleta
Claudio De Vivo-atleta