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Per quasi 90′ il piatto più ricco del tabellone meno bello è un brodino riscaldato. Uniche emozioni il placcaggio di Carlos Sanchez, che in Russia ne ha combinate come il suo quasi omonimo Carlo in Francia, e la freddezza di Kane dal dischetto. Due sussulti in mezzo a un mare di noia, calci, entrate dure, spallate e provocazioni. Insomma, una piccola corrida. D’accordo, si gioca in un stadio che si chiama Spartak che solletica qualche suggestione bellica, ma non giustifica tutto quel nervosismo in campo. Del resto colombiani e inglesi vivono vite parallele e non ci sono Falkland e Mano de Dios negli incroci tra le due nazionali. Allora la spiegazione può essere solo una: in realtà questo è un falso ottavo di finale perché vale una semifinale. Dopo tutto ai quarti c’è la Svezia che non può far paura (e qui mi sbilancio). Chi vince sa di essere con un piede e mezzo tra le migliori 4 del mondo.

BACCA- L’Inghilterra ha il pass in mano, al check-in, però, non c’è il tornello ma la testa di Mina. Accesso negato e inglesi sotto shock, mentre la Colombia e Sanchez ringraziano ancora una volta il  salvatore nazionale. Ai tempi supplementari vince la paura e la stanchezza. L’eroico Mina resta in campo anche se è a pezzi. L’Inghilterra ci prova di più, ma senza esito. Allora tocca ai calci di rigore, il giudice più terribile di questo mondiale, dopo il fair play. Pickford e Dier con la complicità di Bacca e della traversa sfatano la maledizione degli 11 metri. E questo è l’unico vero passo in avanti dei Tre Leoni dal ’66.