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Si sono incrociati per qualche mese ad Appiano Gentile. Poi le loro strade si sono separate per sempre. Nell’estate del 1995 arrivarono insieme alla corte di Moratti. Entrambi argentini, giovani, sorridenti e vestiti con un look un po’ discutibile. Javier Zanetti e Sebastian Rambert hanno vestito il nerazzurro dell’Inter, ma con esiti completamente diversi: il primo per 19 anni, diventando anche capitano e bandiera, l’altro per mezza stagione.

LE PREMESSE-Che strano il calcio. Eppure, Rambert stuzzicava la fantasia dei tifosi nerazzurri. Forse perché era un attaccante. Oppure perché era anche argentino. Zanetti, invece, no: giocava nella nazionale albiceleste, ma era un terzino. E nessuno si è mai entusiasmato per l’acquisto di un giocatore dai grandi polmoni, ma senza piedi da ballerino. Ma nell’Inter di Roy Hodgson Javier serve come il pane e si guadagna il posto da titolare fisso.

LA SPAGNA- Rambert invece scompare per riapparire in un piccolo cammeo in Coppa Uefa e in Coppa Italia contro il Fiorenzuola. Totale: qualche minuto per sgranchirsi le gambe e zero reti fatte. Bocciato senza possibilità di appello. A gennaio Sebastian vola in Spagna, un paese più affine alla sua Argentina. Con la maglia del Real Saragozza debutta alla grande per poi spegnersi dubito. Un gol all’esordio, tanta mediocrità nelle partite successive, nonostante le difese iberiche meno arcigne.

IL RITORNO IN PATRIA-E così, mentre Zanetti si becca la riconferma per la stagione successiva insieme a un posto nel cuore dei tifosi, Rambert torna in patria; Boca Juniors, Independiente e chiusura all’Arsenal de Sarandì, dopo una breve apparizione in Grecia. Oggi l’Avioncito (questo il suo soprannome) è parcheggiato in un hangar, mentre Javier è diventato ambasciatore nerazzurro nel mondo. Ma è amato anche dai tifosi delle squadre avversarie. Merito della sua lealtà, correttezza e anche dell’umiltà. Qualità rintracciabile anche in questa sua ricostruzione sulla storia di Rambert all’Inter:

«Forse sono stato solo più fortunato di Sebastian. lui è comunque un buon giocatore, che non è riuscito a sfondare nell’Inter anche perché era reduce da un brutto infortunio al ginocchio. Io sono partito subito forte e l’Inter penso di essermela guadagnata: mi ha sempre motivato moltissimo l’idea di giocare nel campionato più difficile del mondo» 

                                                          J. Zanetti