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Il primo divo del calcio partenopeo era un oriundo paraguaiano giunto a Napoli quando aveva 12 anni. Storie di un altro calcio, storie di un secolo fa, più o meno. Sì, questa storia inizia nel 1920 e il protagonista si chiama Attila Sallustro. Da adolescente il futuro attaccante del Napoli non amava lo studio, ma preferiva tirare calci al pallone a Via Caracciolo.

IL NAPOLI- Il padre vide subito svanire il sogno di avere un figlio ingegnere o avvocato, in compenso il Napoli acquistò un grande centravanti. Nel 1926, alla nascita del sodalizio partenopeo, Sallustro vestì l’azzurro e la maglia numero 9. A suon di gol quel ragazzino che aveva attraversato l’oceano si conquistò un posto nel cuore dei tifosi.

GRATIS- Inizialmente non percepiva nemmeno un rimborso spese. Soprattutto per volontà del padre che riteneva disdicevole ricevere soldi per praticare uno sport. Ma con il passare del tempo, Sallustro divenne un professionista a tutti gli effetti. Il suo primo stipendio fu di 900 lire e aumentò a 3000 lire quando fu investito della fascia di capitano.

LA BALILLA- Con il denaro arrivarono anche i regali. Dopo una travolgente vittoria a Modena per 5-0, ad Attila Sallustro regalarono una balilla 521. Il giorno dopo, però, l’attaccante paraguaiano investì nella centralissima via Roma un passante. Ma la vittima non si arrabbiò, anzi rispose: “Scusate tanto, è colpa mia. Voi potete fare tutto quello che volete”. Altri tempi. Davvero.