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Omar Sivori ex Napoli

Da “re” del San Paolo a fuggiasco. Il passo non è breve, ma succede. Questo fu il destino di Omar Sivori, il primo Pibe de Oro di Napoli. Un destino simile, peraltro, a Maradona, il vero imperatore dei colori azzurri.

IL CARATTERE- Geniale, anarchico e rissoso. Insomma, Sivori non era un tipino facile. Anzi. In 12 stagioni collezionò 33 giornate di squalifica, ma realizzò anche 147 reti, mica bruscolini. Arrivò in Italia per vestire la maglia della Juve nel 1956. Giocò, vinse e segnò a raffica. Oltre a litigare un po’ con tutti. Dopo contrasti insanabili con il sergente di ferro Heriberto Herrera, tecnico bianconero, l’argentino si accasò a Napoli nel 1965.

NAPOLI- Fu accolto trionfalmente in città. Tutti erano ai suoi piedi, fatati per giunta. Persino il Vesuvio. E in effetti nelle prime due stagioni, Sivori incantò la platea. La terza invece iniziò male e finì peggio. Prima un lungo infortunio, poi la fuga. In pratica, al San Paolo va in scena Napoli-Juve. Sivori sente molto la partita. Contro c’è il suo rivale Heriberto Herrera. Il paraguaiano ha studiato tutto nei minimi dettagli: piazza Favalli in marcatura stretta su Sivori. Il difensore bianconero ha una consegna ben precisa: innervosire l’argentino.

LA FUGA- Non che ci voglia molto, conoscendo i precedenti dell’attaccante. E infatti, dopo l’ennesima provocazione, Sivori reagisce con violenza. L’arbitro lo espelle senza appello. E qui si interrompe la storia d’amore del “mago” con il mondo. Infatti, Sivori viene prima squalificato per 6 giornate, poi convoca una conferenza stampa direttamente nel ventre del San Paolo per sparare a zero contro Heriberto Herrera e la Juve.

IL RITIRO- Si alza un polverone mediatico enorme per quei tempi. Quando tutti sono abbagliati dai granelli di pulviscolo, l’argentino scappa e si rintana in Argentina definitivamente. Prova a giocare per il River, ma ormai le gambe e la testa non rispondono più come una volta quando faceva ammattire le difese avversarie. Trascorrono poche settimane e appende le scarpette al chiodo in diretta tv, durante una puntata di Canzonissima.