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Hasse Jeppson ex Napoli

O’ Banco e Napule. Così lo chiamarono i tifosi del Napoli. Il motivo? La somma esorbitante sborsata dall’ammiraglio Lauro per portarlo in azzurro: 105  milioni, una cifra spaventosa per i parametri dell’epoca. Chissà quanti napoletani avrebbero voluto giocare questo numero al Lotto. Ma non fu possibile per i limiti matematici della smorfia che ancora oggi si ferma al 90.

LA FOLLIA-Uno svedese sotto al Vesuvio. Sì, questa è una storia di un po’ di tempo fa: del ’52 per la precisione. Hasse Jeppson era un centravanti forte fisicamente e devastante sotto porta. All’Atalanta aveva fatto sfracelli: 22 reti in 27 partite. Il presidente del Napoli Achille Lauro è un uomo ambizioso. Vuole diventare sindaco e regalare ai suoi concittadini lo scudetto. Per questo motivo quando l’Atalanta chiese provocatoriamente questa cifra, l’ammiraglio staccò subito l’assegno tra lo stupore dei dirigenti lombardi.

I GOL-Purtroppo nel calcio soldi e gloria non sempre vanno a braccetto. Anzi. Jeppson non era un “pacco”, ma comunque non rese il Napoli più competitivo per il tricolore. Segnava gol impossibili e divorava quelli facili. E per questo motivo i tifosi napoletani coniarono lo storico “mannaggia a Jeppson”. Dopo 4 stagioni altalenanti o’ Banco e Napule se ne andò al Torino. Quello sotto la Mole fu l’ultimo campionato in assoluto per il puntero svedese: nel 1957 si ritirò, ma non tornò in patria. Rimase in Italia, sposò una donna italiana e si dedicò all’altra sua grande passione: il tennis. E’ morto nel 2013. Ma a Napoli ancora lo ricordano.