CONDIVIDI
Carlos Alberto Pavon-ex-Napoli

Il primo amore non si scorda più. Il primo honduregno del Napoli nemmeno. Anche se si potrebbe farne a meno. Questa infatti è la storia di Carlos Pavon, attaccante con un passato in azzurro all’inizio del nuovo millennio. Fu solo una toccata e fuga, appena 18 mesi con la maglia del Napoli. Tanto bastarono per meritarsi l’etichetta di bidone.

L’AFFARE- Eppure Pavon era considerato una star in patria e alla sua prima apparizione in serie A con la maglia dell’Udinese segnò anche. Insomma, Giampaolo Pozzo si sfregava già le mani. Credeva di aver scovato il potenziale “crack” comprato per un tozzo di pane e pronto per essere ceduto a cifre astronomiche. La storia, però, aveva altri piani:  quella rete fu l’unica e l’honduregno finì presto in panchina. Nel gennaio del 2002 l’Udinese lo girò al Napoli assieme a Montezine (comproprietà), Esteban Lopez (prestito) e 7 miliardi di lire per il cartellino di Jankulovski.

INGORDO- In 18 mesi Pavon scese in campo appena 13 volte senza timbrare mai il cartellino. Si mise in luce per alcune giocate insensate, per la sua propensione a scartarsi da solo e i gol mangiati. Alcuni ricordano ancora quello divorato contro il Cagliari che poteva contare tantissimo per la promozione in A nel campionato 2001-2002. Inevitabilmente Pavon si attirò le ire dei tifosi napoletani per gli errori sotto-porta. Nel 2003 abbandonò il Napoli e andò in Messico. Si è ritirato nel 2013 a 40 anni. In seguitò spiegò così la sua fallimentare esperienza sotto al Vesuvio:” Se non avessi sbagliato tanti gol non sarebbero state dette tante cattiverie contro di me”. Vero, Carlos, ma il calcio è un gioco semplice: vince chi segna una rete in più.