CONDIVIDI

A 25 anni un giocatore è nel pieno della maturità. Almeno così giurano gli addetti ai lavori. Insomma, quella è l’età del salto di qualità. Niente più colpi di testa o capricci. Già, ma nel calcio non basta essere maturi. Soprattutto se manca la tecnica. In pratica lo stesso problema riscontrato a Mario Cvitanovic, ex Napoli.

IL VENETO –Nell’estate del 2000, il croato è un terzino sinistro che si affaccia nella massima serie italiana nel pieno della sua crescita. L’Hellas Verona lo compra e Perotti lo schiera sulla sua corsia di competenza. I gialloblu si salvano, ma i meriti di Cvitanovic non si vedono. Anche perchè scende in campo appena 16 volte e spesso da subentrante. L’anno successivo si sposta qualche km più in là sulla laguna. Ma il Venezia retrocede. Decide di ripartire dalla B, questa volta da un’altra repubblica marinara: Genova, sponda rossoblu.

IL NAPOLI- Ma anche qui le cose precipitano: retrocessione sul campo (poi evitata con il ripescaggio). Il Napoli fiuta l’affare (per modo di dire) e si aggiudica le prestazioni del croato, spedendo sotto la lanterna capitan Baldini. Con la maglia azzurra Cvitanovic gioca pochissimo, appena 9 presenze. Ma bastano per farsi appellare “il crossatore di stinco”. E’ un soprannome che illustra alla grande due cose: l’ironia partenopea e le scarse qualità tecniche del terzino. A fine stagione il Napoli si salva, ma fallisce subito dopo. Poco male, tanto l’avventura di Cvitanovic in Campania e in Italia è finita. L’anno successivo si trasferisce in Belgio, prima di concludere la sua carriera nel 2009 in Germania.

LA DICERIA- Le solite malelingue: se fate un giro sul web, in alcuni siti, Mario Cvitanovic viene indicato come mister retrocessione, perchè tutte le squadre italiane in cui ha giocato non hanno confermato la categoria. Errore. Cvitanovic non è uno iettatore, perchè a Verona si salvò grazie allo spareggio vinto contro la Reggina per differenza reti. Insomma, date a Mario quel che è di Mario.