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L’antieroe dei due mondi. William Prunier è riuscito a deludere sia i tifosi del Manchester United, sia quelli del Napoli. Come? Semplicemente giocando. Poco e male. Non proprio da tutti.

SIR ALEX-William Prunier arriva a Napoli nell’estate del ’97, dopo una stagione disastrosa al servizio di Sir Alex Ferguson. Sono bastati 90′ contro il Tottenham per bocciare definitivamente il francese. Score totale: 2 presenze e benservito per la Danimarca.

IL DISASTRO- William Prunier si accasa, dopo un intermezzo al Montpellier, in Italia. Il guaio è che finisce nello sgangherato Napoli ’97-98 dei record negativi, retrocesso senza appello già a dicembre o quasi. Non è il solo colpevole. Negli azzurri ci sono tanti bidoni (Stojak, Asanovic, Crasson, Calderon). Però Prunier ci mette del suo. Parecchio.

LA TRIPLETTA- Alla quinta giornata il Napoli, allenato da Mutti, va a far visita alla Roma di Zeman all’Olimpico. Prunier gioca dal 1′. Ha il compito di marcare stretto Balbo. Ma quella domenica la Roma è in uno di quei giorni in cui le riesce tutto. E Balbo non è da meno. I giallorossi segnano 6 volte (6-2) e Balbo ne fa tre. La Gazzetta dello sport è spietata con Prunier. Gli assegna un 4 in pagella motivando il voto così:”Forte e statico come una quercia”.

LA QUERCIA-Insomma, il calcio italiano non ha il pollice verde e quindi non c’è posto per la quercia. Il Napoli si cautela e prende Mirko Conte. Prunier non ci sta e dichiara:” «Personalmente, e credo d’interpretare anche il pensiero dei miei compagni di reparto, l’ho preso come un’offesa. Di difensori ce ne sono abbastanza, qui. Non credo che fosse necessario prenderne altri. Ma nel calcio ci puo’ stare anche questo. Dopo dieci anni di professionismo, nulla mi potra’ piu’ sorprendere»

CANTONA- Parole che sanno di divorzio. Dopo qualche mese si conclude l’avventura partenopea del francese che vola in Scozia. Terminata la parentesi nel paese dei castelli misteriosi, Prunier va in Belgio e infine torna in patria. Ma anche lì non saranno momenti di gloria. Dopo un ultimo ingaggio in Qatar, il difensore appende gli scarpini al chiodo. Mestamente. E pensare che era stato raccomandato da Cantona. Ma anche ai più grandi capita di prendere una “cantonata”.

Mariano Messinese