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Le disgrazie non vengono mai da sole. Lo sa bene anche Aurelio De Laurentiis. O comunque lo ha imparato con la vicenda Chavez: non solo acquistò un pacco esotico proveniente dalla terra dei tangheri, ma si ritrovò pure una perquisizione della Guardia di Finanza in sede per via di alcune presunte irregolarità sulle modalità di acquisto dell’argentino. Insomma, oltre al danno anche la beffa.

Cristian Chavez sbarca a Napoli nell’estate del 2011. Lo chiamano “el negro” per via della carnagione scura, fatto insolito nella popolazione locale, solitamente discendente dalla popolazione europea. Ma Chavez  è argentino solo al 50% e per parte di padre. La madre invece è paraguaiana. Ma in pochi conoscono Chavez: gioca nella seconda divisione, mentre nella massima serie ha recitato solo da comparsa. Perchè occupare la casella degli extracomunitari con una scommessa? Semplice: è duttile, costa poco e poi garantisce Mazzoni, il procuratore di Lavezzi. La formula è questa: “Provalo, se non convince c’è tempo per rimediare”.

In effetti le cose non andranno così. La velocità e l’esplosività dell’attaccante argentino non si vedranno mai, perchè scenderà in campo solo 2 volte, per un totale di 19′. Pochi. Pochissimi. Impossibile pensare a una riconferma. Infatti il Napoli spedisce il pacco al mittente. Chavez torna da dove era venuto: al San Lorenzo in prestito. Nel luglio 2013 rescinde il contratto con il Napoli. Un mese prima l’agenzia del fisco argentino e la Guardia di Finanza italiana avevano avviato una indagine per il trasferimento di Chavez al Napoli, perchè la società partenopea avrebbe pagato 1,3 milioni (il costo del cartellino) ai Rangers de Talca, una squadra nella quale Chavez non aveva mai giocato. In realtà, a conti fatti, non ha(quasi) mai giocato nemmeno per il Napoli.