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Kenneth Zeigbo nel Venezia 98-99

«C’è qualcosa che Dio ha deciso per noi, questo qualcosa si chiama destino. Dobbiamo accettarlo, senza tanti rimpianti» (Cit. Kenneth Zeigbo)

 

Un secolo e mezzo dopo Livingstone l’Europa guarda ancora al “continente nero”. Alle soglie del 2000 nuovi esploratori setacciano palmo a palmo l’entroterra africano. Ma questa volta non ci sono avventurieri o missionari, armati di fucili e vangelo. No, i tempi sono cambiati. L’Africa è percorsa in lungo e largo da osservatori e talent scout, equipaggiati di taccuino e tanta buona volontà. E con un solo obiettivo in testa: scovare il nuovo talento del calcio africano. E’ proprio questo a spingere i dirigenti del Legia Varsavia a prendere, nell’estate del 97, un aereo con destinazione Nigeria.

SBARCO IN LAGUNA – L’osservato speciale è Kenneth Zeigbo. L’affare si fa e l’attaccante si trasferisce in Polonia. Un anno dopo ha già le valigie in mano. Sbarca in Laguna, ad attenderlo c’è  Zamparini che ha versato 4 miliardi di lire nelle casse del club polacco per rinforzare il Venezia, neo promosso nella massima Serie. Il nigeriano ha finalmente l’occasione giusta per confrontarsi con il grande calcio. Il giorno della presentazione non nasconde la sua gioia e annuncia:” Ho l’occasione per dimostrare nel campionato più difficile del mondo le mie qualità. Conosco i difensori italiani, li ho sperimentati affrontando il Vicenza. Ho visto in videocassetta il Venezia e mi ha conquistato: aggressivo, come piace a me”.

CRACK- Ma evidentemente non conquista Novellino, perchè il tecnico, in contrasto con l’ esterofilia tanto di moda nel nostro paese in quel periodo, risponde puntando sull’italianissimo tandem  Schwoch-Maniero, in sintesi sull’usato sicuro. Insomma l’avventura di Zeigbo parte col piede sbagliato. Anzi col ginocchio sbagliato: infortunio e stop di un paio di mesi.Intanto il Venezia boccheggia in fondo alla classifica. Ma a novembre Zeigbo riemerge dalla nebbia lagunare e riesce anche a debuttare in campionato nei 2′ finali di Venezia- Cagliari.

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IL PESO SPECIFICO- Sette giorni dopo, Novellino lo getta nella mischia a un quarto d’ora dalla fine per scardinare il muro eretto dal Piacenza. Ma il gol non arriva e il nigeriano si becca un 5 in pagella che viene motivato così:” Ha peso fisico ma non trova soluzioni”. Insomma non basta avere un fisico bestiale, se i piedi non sono eccelsi e la fortuna non è dalla tua parte. Quindi, nuovo infortunio e nuovo stop, proprio mentre arriva Recoba che da solo o quasi conquista una salvezza insperata fino a qualche mese prima

LA MIA AFRICA- Nella stagione successiva non c’è più spazio per Zeigbo. A gennaio espatria in Libia dove ritrova gol e condizione. Ma l’amore per l’Italia è smisurato e  il richiamo del Bel paese è troppo forte per resistere alla tentazione. Anche a costo di ripartire dalla C1 a L’Aquila. Nel 2013, dopo una lunga peregrinazione nelle serie minori, dove è stato  vittima di  ripetuti insulti razzisti da tifosi e avversari, Zeigbo appende le scarpe al chiodo e viene assunto in una società di sorveglianza. Anche fuori dal campo, però, sul treno diretto a Padova, subisce un’ aggressione verbale di stampo razziale da parte di un controllore per non aver fatto in tempo a obliterare il biglietto. Ma nonostante questo l’ex attaccante del Venezia non ha dubbi:Mi sento italiano ed amo questo Paese anche se c’è del razzismo”. Hai proprio ragione, Kenneth, l’Italia è stupenda. Nonostante questi idioti.

 

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis