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Dura la vita per gli argentini a Napoli. Soprattutto dopo Maradona. C’è sempre quel fastidioso paragone con il Dio del calcio e dei napoletani che pesa come un macigno sulle spalle. Beh, Josè Luis Calderon le aveva anche larghe per costituzione fisica, ma non abbastanza per sopportare l’eredità del più grande di tutti. Insomma, il contesto avrebbe suggerito cautela, ma El Caldera fece lo spavaldo e il giorno della presentazione dichiarò:” So che in Italia il grande Angelillo fece 33 reti, io punto a battere il suo record ma, tutto sommato, mi accontento di mettere a segno anche solo 30 gol”. Vabbè, le prime e ultime parole famose.

Best of Calderon. Ovviamente non al Napoli.

jose_calderon

LO SPUTO- Insomma, Calderon avrebbe voluto  ripagare sul campo la fiducia accordatagli dal presidente Ferlaino che aveva sborsato 7,5 miliardi di lire per acquistarlo. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la stagione orribile del Napoli 97-98. E la scarsa intesa con i compagni. Contro il Bologna litiga con Bellucci per battere un calcio di rigore. Volano parole grosse e anche uno sputo di Bellucci. Per la cronaca lo tira quest’ultimo che sbaglia.

 

LA FIDUCIA- Dunque, basta fare due più due per capire come andranno le cose. Ma per essere più chiari, questa è la pagella dell’argentino sulla Gazzetta, dopo lo 0-2 interno contro l’Inter:” Calderon 5. Come non fosse entrato in campo”. Insomma, è appena ottobre, ma a Napoli si sono già stancati di lui. Il centravanti insorge, non ci sta a fare il capro espiatorio:” Voglio chiarezza, la gente mi contesta. Ma io gioco poco. Il Napoli vuole che vada via a dicembre? Me ne parli. Ed eviti di farmi sentire a disagio”. Ma puntuali arrivano le rassicurazioni del ds Pavarese:” Non lo cediamo. C’è fiducia”.

AUTOSTIMA- E infatti a dicembre l’argentino viene rispedito al mittente, cioè all’ Independiente, per una cifra vicina ai 2,5 miliardi. Prima di salutare Napoli e l’Italia, El Caldera si giustificò così:” Non mi e’ stata data la possibilita’ di dimostrare le mie capacita’. Anche Balbo, Crespo, Batistuta hanno avuto bisogno di 6 – 7 mesi di tempo per ambientarsi. Persino uno come Maradona ebbe problemi nel primo anno al Napoli. Io sono stato bocciato subito, senza prova d’appello”. Come direbbe Checco Zalone:”Umiltà, ragazzo. Umiltà.”

 

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis