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Sarri_juveSarri è stato un veicolo di nuove idee, “comandante” immortale per qualcuno, ma per quasi tutti un filosofo di un calcio che ha illuminato gli sguardi e i cuori. I ricordi del Napoli che fu sono indelebili, tra triangoli taletiani e la forza del mare in tempesta, lo descrivevo così più di un anno fa. Poi tutto finì, qualcuno incolpò il solito vituperato presidente, altri si scagliarono contro l’ex mister. Io come al solito evitai di dare colpe, voltai pagina, guardai al futuro, accettai Ancelotti e il cambio di regime. Ma qualcuno non lo fece, lo ha rimpianto, si è schierato contro i propri compagni di avventura, ha rimpianto il calcio di Sarri al primo errore di Ancelotti, si è fermato al passato, senza andare avanti. Qualcuno che ha mitizzato Sarri si trova oggi con un bel niente, ghettizzato in una polarizzazione dei concetti e delle idee. Sarri ci ha resi unici e noi lo abbiamo elevato a eroe, come spesso abbiamo fatto anche in passato con altri personaggi della nostra storia. Lo abbiamo reso un Masaniello, passando per Maradona e arrivando ad Higuain, per poi essere delusi da comportamenti che sono di uomini e non di divinità. Qualcuno lo ha elevato al rango di “comandante” di un movimento, continuando nel racconto anche quando era oramai lontano, invece di supportare solo quei soldati che ne avevano un altro di comandante.

Come la mettiamo oggi? Il “comandante” va ad allenare in casa dei “nemici” (sportivamente parlando). E’ tra le fila nemiche, a combattere una guerra che sicuramente vincerà, e che fa crollare un castello di idee, che ora sono proprietà di altri (forse) e non più nostre. Va in un posto dove non avrà sicuramente bisogno di fare la rivoluzione: è finita la rivoluzione Sarrista. Sarri ha polarizzato le masse, lo ha fatto come il cristianesimo con i propri fedeli, spingengoli alle crociate, ha polarizzato come Berlusconi ha fatto con i suoi adepti, oppure come il Salvini de “Prima il Nord”, trasformatosi in “Prima gli Italiani”. La fede polarizza, il Napoli polarizza, Sarri ha polarizzato. E quando polarizzi le masse diventi un riferimento, l’eroe che ti fa sconfiggere i soprusi. In tali circostanze, hai delle responsabilità, che se tradite ti porteranno all’oblio. Ed è probabilmente questa l’immagine di Sarri per molti tifosi napoletani, l’ennesimo traditore di un’idea, che si vende al più forte. Il punto è proprio la polarizzazione, i napoletani lo avrebbero accettato da uno qualunque, da uno che non bacia la maglia (il riferimento ad Higuain è chiaro), da uno che fa soltanto l’allenatore e non si professa tifoso della tua squadra (il riferimento è chiaramente a Sarri). Qualcuno ci dirà che in fondo è un lavoro, ed è proprio vero, siamo degli illusi, pensiamo all’amore, e gli altri ci ricordano che c’è anche la ragione, l’ho fatto spesso anche io. Ma Sarri era passione, la passione che ti dà un bel quadro, un paesaggio, il sole che si specchia sul mare, una giocata del Dio del calcio. E’ la passione dei napoletani che, traditi dalla propria donna, non te la fanno passare liscia. La storia di Sarri ci insegna, ancora una volta, che mitizzare gli essere umani è un comportamento dannato. Gli uomini possono essere dannati. Oggi, agli occhi dei tifosi sarà come trasformare un golfo illuminato dal Sole in un calderone infuocato dal Vesuvio, che si è risvegliato dal suo lungo sonno. Oggi anche i più fedeli si risvegliano.

La mia sul Napoli