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Nap-Cag-91dNapoli – Cagliari è stata una partita quantistica, una partita probabilistica. E per questo mi concederò delle “licenze fisico-poetiche”. La fisica quantistica è una teoria fisica che spiega i processi microscopici, i comportamenti delle particelle subatomiche, di atomi e molecole. E’ una teoria non deterministica, totalmente dissimile dalla fisica macroscopica di Newton, che invece spiega il moto di una macchina o la caduta di una pietra. La fisica quantistica ti dà una probabilità che qualche cosa accada, perché il mondo microscopio non è deterministico: se le regole del mondo microscopico fossero valide nel mondo macroscopico nel quale viviamo la nostra vita, potremmo lanciarci verso un muro e trovarci dall’altro lato incolumi (è l’Effetto Tunnel). Ma può accadere che questa fisica non deterministica si applichi al mondo macroscopico, e proprio al Napoli di Ancelotti, un Napoli non decifrabile, incerto, probabilisticamente capace e incapace. La partita col Cagliari è un’altra partita dannata, tanto possesso palla, ma inutile, tanta confusione, entropia crescente, troppi cross in area, anche se non c’è nessuno a prenderli. E’ un Napoli indeterminato, che si becca il peggio della fisica quantistica, il peggio del principio di indeterminazione di Heisenberg, tanto più giochi il pallone, tanto più non sei capace di segnare. La pioggia non rinfresca le idee, il gatto è morto, Schrödinger si fa la croce, e il Napoli prende gol. E chi è l’autore del gol? Beh, in questo non c’è nulla di indeterminato, è il solito ex, è il turno di Pavoletti questa volta. Sono iniziate le sostituzioni, Callejon, Fabian e Milik dentro. Il Napoli non può perdere, Mertens ci mette il piede, e anche la testa, per ben due volte. E’ indeterminato anche in questo, metti in campo l’esperto di testa, e chi va a colpire due volte? Mertens è giustamente quantistico, è una funzione d’onda che si distribuisce oltre le sue dimensioni: il primo colpo di testa va su un legno, è miracolo di Cragno, il secondo è deterministicamente imprendibile. Il piccoletto che salta più di tutti, oltre la fisica deterministica, e Newton piange. La partita può finire, anzi no. Ve lo ricordate il gatto? E’ il gatto di Schrödinger. Il paradosso del gatto di Schrödinger è un esperimento mentale che il fisico austriaco ideò per illustrare la natura della fisica quantistica, dimostrando come la fisica quantistica applicata al mondo macroscopico possa produrre, appunto, un paradosso. Mettete un gatto dentro una scatola, con una pistola che ha il 50% di probabilità di sparare, se insonorizzate la scatola, senza aprirla, non saprete mai se il gatto è vivo o morto. Il gatto è allo stesso tempo vivo e morto. Questo è chiaramente senza senso nel mondo reale, ma dimostra la natura incerta, e appunto quantistica, di quanto succeda nel mondo microscopico. Non mi dilungherò su un principio che ho tentato di semplificare al massimo, sperando che i miei più esimi colleghi menzionati non si rivoltino nella tomba per il mio uso improprio di concetti elevati. Ma Ghoulam crossa e Cacciatore la prende col braccio, Chiffi va al VAR e dopo una lunga consultazione delle immagini decide che è rigore. La decisione è difficile, non giudicabile in maniera facile, io l’ho vista metà dentro e metà fuori, l’ho vista in maniera quantistica. Ma fatto sta che Insigne va sul dischetto e segna. E’ stata una partita incerta, con eventi quantistici, è una vittoria quantistica, ma basta per fermare il proprio tempo sulla classifica, è secondo posto matematico a 3 partite dalla fine, una gioia dopo tanta dannazione. Una vittoria quantistica per una classifica deterministica.

La mia sul Napoli