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Fros-Napo-89aFrosinone – Napoli è la più facile delle partite, la più facile per dare gioia agli azzurri, la più facile per un Napoli in una profonda crisi di identità. L’avversario è poca cosa, si difende in maniera arcigna, lasciando poca profondità agli azzurri. Il Napoli la gioca bene la partita, sviluppa bene il gioco, ma cerca di sfondare nelle maglie avversarie con la qualità dei singoli: su tutti spicca Younes sulla sinistra, col suo piede delizioso e la rapidità di un gatto. Vuoi dire “Amen”, ma vedi Dio. E’ il momento di Mertens, dal limite dell’area. Dio scende dal paradiso e gli accarezza il piede, il belga calcia, e la palla va in rete. La memoria torna al passato, Mertens esulta, e il Dios lo guarda dal cielo. Il belga è storia, che unisce il passato al presente, per lui sono 81 gol in Serie A, come Dios, come Maradona. Il Napoli è in possesso del gioco, ma deve chiuderla il prima possibile, per non rischiare di resuscitare il Lazzaro di turno. Gesù, dacci una mano, e grideremo “Amen”, o meglio “Amin” Younes. Il ragazzo è un fenomeno nello stretto, sponda con Milik, tocco, dribbling e palla nell’angolino, “Amen”, Gesù. La partita non ha storia, ma è un momento di felicità in una fase di stagione troppo storta, che ha fatto storcere il naso ai più fedeli, ai più positivi. La messa è finita, ma c’è qualcuno che non può andare in pace. E’ un peccato vedere quella maglia numero 7 rifiutata, la maglia di uno dei più assidui e capaci di interpretare il proprio calcio e i dettami degli allenatori che si sono susseguiti negli anni. E’ un peccato ascoltare un “meritiamo di più”. E’ un peccato vedere questo atteggiamento contro una squadra che ci avrà anche fatto dannare a più riprese, ma che non lo merita, e che invece merita un applauso, un incoraggiamento per fare meglio di quanto è stato fatto. E’ un peccato aver visto quella critica, è stato un peccato non aver potuto sentire: “la messa è finita, andate in pace”.

La mia sul Napoli