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Sassuolo e Salisburgo, S come Sigmund, Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi. Questa notte il caro Sigmund mi è venuto in sonno e mi ha spiegato un po’ di psicologia. Mi ha spiegato che Sassuolo – Napoli e Salisburgo – Napoli non sono stati momenti di sport, o almeno non solo. Il calcio, come molti altri sport, è tecnica, tattica, motivazioni e psicologia individuale e di squadra. La psicologia può essere componente fondamentale, determinante per guidare i risultati, lo sappiamo, l’avevo già collegata alla scialba partita col Sassuolo (Capitolo 38), lo faccio anche ora. Ce lo certifica anche Ancelotti nel post-partita. Anche se, a dire il vero, non mi rivedo nella serenità del suo messaggio.

Dopo il perentorio 3 – 0 della partita d’andata (Capitolo 37), l’unica possibilità di qualificazione per il Salisburgo è il miracolo. Il Napoli sembra sereno e sicuro, e parte bene. Arriva al gol con Milik, la squadra si muove bene, fraseggia allegramente, anche Hysaj sembra in palla, la difesa novizia se la passa bene, gli azzurri non accusano nemmeno la perdita di Insigne per un disguido ad inizio partita. E’ tutto ok, potrebbe fare più gol, è quello che mi aspetto, nonostante il gol subito per un erroraccio di Allan, per il resto sempre il solito Allan. Ma il secondo tempo è deludente, il Napoli si spegne totalmente, consente agli avversari altri due gol. Per nostra fortuna, quei gol non basteranno, il Napoli è qualificato ai quarti di finale della competizione.

La porta inviolata della partita d’andata e l’inizio deciso del ritorno decidono la qualificazione. Ancelotti esulta a fine partita. Io credo se la sia vista brutta, ma dichiarerà che la partita si è chiusa al gol di Milik. Questo è vero, ma ancora una volta il Napoli crolla o comunque non è il miglior gestore possibile. Viene meno qualcosa e il Napoli rischia. Il Napoli rischia poco in termini di qualificazione, è vero, ma perché non scongiurare situazioni così pericolose? La qualificazione è, in fondo, l’unica cosa che conta, ma perché soffrire tanto? Gli avversari erano temibili, ma il Napoli della prima frazione non avrebbe avuto problemi a segnarne altri 2, e realmente mettere in cassaforte il risultato, a doppia e tripla mandata. Ancelotti sottolinea la causa psicologica, e la sottolineo anche io, anzi, la rimarco, perché in futuro potrebbe non andarci alla stessa maniera.

Freud mi racconta un po’ di psicologia, e mi aiuta a capire le ultime due partite. Avevo scritto che Sassuolo – Napoli era figlia delle due partite di coppa, forse quella partita è cugina di questa trasferta austriaca. Ci leggo uno stesso atteggiamento, ma due cause diverse. Col Sassuolo, la mancanza del massimo obiettivo, e con la testa alla competizione europea, è venuta meno la giusta applicazione. La stessa applicazione è venuta meno anche col Salisburgo, ma per altro motivo. In Austria, la realizzazione mentale che l’obiettivo fosse raggiunto ha trasformando il Napoli convincente della prima parte in una squadra succube dell’avversario. E tutto ciò avviene consciamente e inconsciamente. Questi sono atteggiamenti che mi spiego, che posso giustificare in casi estremi, ma non dovrebbero diventare abitudine. La squadra dimostra di non essere abbastanza forte mentalmente, o almeno di essere indietro rispetto all’apprendimento di conoscenze tattiche e tecniche. Il Napoli è ancora un pinocchio che non può diventare un bambino (Capitolo 33), è sbadato (Capitolo 38), è anche volubile, come contro il Salisburgo, è incompleto. Bisogna ancora far di più da questo punto di vista, perché al prossimo calo, le situazioni potrebbero non sorriderci più. Ora, però, pensiamo al futuro, pensiamo all’Arsenal, allo scoglio più duro, che speriamo possa tenere alta la tensione e le prestazioni. Pensiamo alla psicologia. Vi chiamo Sigmund?

La mia sul Napoli