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mil-nap-51Vorrei arrampicarmi sugli specchi per trovare qualche cosa di buono nella trasferta di Coppa milanese, ma è veramente difficile salvare qualcuno o qualcosa. E la difficoltà aumenta se si analizza la sconfitta di Coppa insieme al pareggio di campionato. Il Napoli ha vissuto una due giorni milanese da incubo. Avevo cercato nella speranza l’àncora di salvezza per spiegare la scialba partita di campionato, auspicando una performance di Coppa che facesse dimenticare la gara precedente, e invece, il Napoli ha fatto anche peggio. Vorrei arrampicarmi sugli specchi, ma rischierei di scivolare e farmi male, perché tranne sporadici spiragli di luce, va male tutto, dalla coda alla testa, perché la difesa fa acqua da tutte le parti e l’attacco è efficiente come una pistola a salve. Eppure il Napoli dava l’idea di volersi scrollare da dosso quella brutta prestazione di campionato, e invece si fa infilare due volte dal nuovo arrivato Piatek, il polacco buono della partita. Merito al Milan, merito a Gattuso di aver preparato una partita e di averla messa in pratica: lavorare gli azzurri sui fianchi, difendendosi, ripartendo, e cercando la classe realizzativa del polacco. I due centrali azzurri sono distratti e lenti. Il Napoli si fa buttar giù dalle due folate di vento milaniste. Dopo due mazzate del genere sarebbe servito un Napoli differente, il miglior Napoli, che non è arrivato, che ha pure schiacciato gli avversari nella loro area, ha fraseggiato, ha anche creato qualche pericolo, ma è stato tutto inutile. Eppure, quel secondo tempo all’arrembaggio era la naturale conseguenza della gara accorta di Gattuso, che ha sfruttato cinicamente le due incertezze azzurre, e poi si è difeso, per tutto il resto della partita. Non bastano i cambi, non basta l’intraprendenza inutile di Insigne (soprattutto nel primo tempo), non bastano i cross vuoti, spesso troppo forzati.

Il Napoli è la brutta copia di se stesso, eppure le prime due gare del nuovo anno (Capitolo 26 e Capitolo 27) mi avevano fatto sperare che le incertezze di dicembre fossero ricordi lontani, e invece il Napoli di Ancelotti vive il suo peggior periodo, in termini di risultati e prestazioni. Questo Napoli ci aveva fatto gioire grazie ad ottime partite in campionato e in Champions League. Si era anche mostrato debole, brutto, aveva vinto giocando male, dote che avevo lodato (ad esempio contro il Bologna, Capitolo 25). Aveva anche perso giocando male, ma non ci aveva mai lasciato con una simile incredulità. Le ingiustificabili prestazioni milanesi non hanno senso. Vorrei arrampicarmi sugli specchi, ma l’atteggiamento complessivo, sia mentale che tattico, non può essere giustificato, e la colpa non può che ricadere su mister e squadra. Ma, per fortuna, il primo ha l’esperienza per capire cosa non va, la squadra ha la qualità per dimenticare il buio e ritornare alla luce. Non è il primo e non sarà l’ultimo passo falso del Napoli. Con lo stesso Sarri, chiamato in causa da molti, il Napoli ha illuminato, ma non si è negato momenti di difficoltà, ha attraversato periodi di incertezze, ma li ha superati, e lo farà anche questo Napoli. Vorrei arrampicarmi sugli specchi per trovare qualche parola buona sul momento azzurro, e non posso. Ma il futuro non è compromesso, perché il passato ci racconta di un Napoli che mantiene un ritmo importante: con la media punti attuale il Napoli arriverebbe a 87 punti a fine campionato. Non pochi, che ne dite? E almeno su questo, possiamo tenere da parte specchi e arrampicate.

La mia sul Napoli