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Mertens_esultaIl più bel sogno, la partita della vita, un evento unico, come il bacio alla propria donna, o come una carezza ad un figlio, unico e inimitabile. Il San Paolo è una festa, e i tifosi azzurri sono a Fuorigrotta solo per festeggiare i propri beniamini, comunque vada. Comunque vada, sarà un successo. Entro al San Paolo qualche ora prima dell’inizio, l’atmosfera è gioiosa, il San Paolo inizia a riempirsi, si organizzano le coreografie nei distinti, le curve preparano le loro. C’è l’urlo “The Champions”, che mi porta come una droga nel mondo dei sogni, nel mondo di Morfeo.

Il più bel sogno. E inizia il sogno più bello, quello che non ti aspetti. I contorni sono fumosi, ma c’è tanto di nitido. Il sogno è nitido. Ma non riesco a capire chi stia giocando in campo, non riesco a rendermene conto. Vedo dei giocatori con la maglia azzurra, e altri con una casacca scura. Gli azzurri forse sono i galacticos, quelli che hanno vinto tutto, sono i giocatori di quella società con fatturati stratosferici, con tanti trofei ammassati nelle bacheche. Ma poi mi rendo conto che in realtà quelli non sono gli azzurri, ma i blancos. E quindi sono confuso, chi sono quelli con la maglietta nera? Fatto sta, che gli azzurri intimoriscono i neri con un pressing ossessivo, costringendoli spesso a gettare palle fuori dal campo. La prima pressione è intensa, e l’uscita con la palla al piede dalle retroguardie è rischiosa, ma efficace. Gli azzurri arrivano alla conclusione in più occasioni nei primi quindici minuti, nulla di che, ma l’inerzia della partita è chiara. Comincio a cercare di capire perché mi trovo lì, qualche cosa si appalesa nella mia mente. Vedo facce conosciute, penso al Napoli e al Real Madrid, la grande partita, qualcosa è ancora nebuloso. Ad un certo punto gli azzurri vanno in gol, cercano gli spazi, ingannano i difensori avversari, davanti c’è un piccoletto che riceve palla da un giocatore con una cresta, il sinistro è preciso e il portiere è battuto. Tutti esultano intorno a me, lo faccio anche io, l’esplosione dei giocatori in campo e dei tifosi è in perfetta risonanza. Comincio a realizzare qualche cosa, il Napoli sta giocando, e gli altri sono quelli del Real Madrid, il Napoli domina. Che gioco, l’appoggio di Hamsik, il gol di Mertens. Che Lorenzo Insigne, in attacco e in fase di copertura, che impegno quello di Callejon. Che personalità quella del giovane Diawara. In difesa siamo quasi perfetti, limitiamo Ronaldo, Benzema e Bale. Ghoulam svetta più volte e ha la meglio su Bale, che non è certamente un Moscardelli qualunque. Ci sono due pali che mi destano. Ronaldo sbaglia davanti a Reina, colpisce il palo. E il piccoletto azzurro colpisce a sua volta un palo, è Mertens, che partita, e che partita del Napoli.

Poi il risveglio. Finisce il primo tempo, ho visto giocare la squadra più forte del mondo, contro quelli che credono di essere i più forti del mondo. Ancora non mi è chiaro tutto, ma il Real Madrid non è la squadra campione del mondo? E il Napoli non è una squadra che vince solo coppette? Ho ancora delle amnesie, ma comincio a ricordare, e la felicità mi riempie l’animo. Inizia il secondo tempo, c’è qualche cosa che sta cambiando, comincio a percepire il mondo intorno a me attraverso sensazioni più materiali. Il Real pareggia, da calcio d’angolo. E’ l’esperto dei colpi di testa, Sergio Ramos, ad incornare. Lo spagnolo è bravissimo nella skill, salta più alto di tutti, lo fa anche appoggiando la mano sulla testa di Albiol. Comincio a ricordare anche le regole del calcio e a me non sembra totalmente regolare, ma è gol, è il pareggio. Inizia a manifestarsi lo sconforto, tra i tifosi e tra i giocatori. Lo sconforto si trasformerà in rassegnazione al secondo gol di Ramos, ancora un colpo di testa, questa volta deviato da Mertens. Ancora una volta lo spagnolo fa uso delle mani per farsi spazio, ma è il risolutore. Un Real in difficoltà deve ringraziare la sua torre, che quando serve arriva e sconfigge i nemici. La partita è finita, il Napoli dovrebbe segnare 4 gol per passare il turno, ora mi è tutto chiaro, non è più possibile, mi sono svegliato. Quelli che abbiamo di fronte sono i campioni del mondo, sono i più forti di tutti, hanno qualità individuali che non possiamo nemmeno immaginare. La partita è finita, il Napoli non pressa più, attacca, ma non ha più quella grinta del primo tempo, non ci possono essere più le motivazioni giuste. Ci sarà un altro gol, quello di Morata, manifestazione di una partita finita da tempo.

I più forti con i più forti. Ma la sconfitta è troppo pesante, è ingiusta, l’illusione è svanita, ma la realtà non può essere così ingiusta per i colori azzurri. La partita finisce, il sogno finisce, ma il San Paolo è da sogno e applaude i suoi paladini. Applaude chi ha saputo regalare una fantasia, anche per un solo tempo. E’ stato un sogno improbabile, ma possibile, sgretolatosi sulla superiorità avversaria. Perché il calcio non è solo una ragnatela di passaggi, l’onda azzurra, un assist di Hamsik e un gol di Mertens. Il calcio è anche la qualità superiore dei galacticos, è anche un lancio millimetrico, è anche un cross in area in cerca dell’incornata, è anche Sergio Ramos. Il mondo vede un grande Napoli, un pubblico da applausi, un spettacolo imperdibile sul prato verde e sugli spalti. La realtà si è resa palese, il Napoli del primo tempo è stato il sogno più bello, poi il risveglio ci ha riportati sulla terra, ci ha riportati a Napoli. Ma va dato il giusto merito a questa squadra, a questi ragazzi. A loro va data la giusta riconoscenza per aver saputo mettere alle corde i più forti, di averli costretti a gettare la palla come un qualsiasi Crotone. A loro il merito di averli indotti a pensare che la qualificazione fosse in bilico. Questa è una grande esperienza per il tifo azzurro, per la squadra, per il mister Sarri. E’ stata una notte che ha illuminato Napoli e il mondo. E’ stata una bella esperienza di calcio. Forse gli azzurri non arriveremo mai ai livelli dei blancos, anzi è probabile, ma gli azzurri sono stati i più forti per 45 minuti, i più forti con i più forti, più dei galacticos, quasi extraterrestri. Torniamo a casa, Fuorigrotta si svuota, con un po’ di tristezza, e un grande ricordo da conservare nella mente e nel cuore. E riecheggiano nelle orecchie quelle note e quelle parole: “Un giorno all’improvviso, mi innamorai di te, il cuore mi batteva….”. Forza Napoli Sempre.

La mia sul Napoli