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insigne_esultanzaL’ultima vittoria ad Udine risale a ben 9 anni fa. Quel Napoli era una giovane squadra che si affacciava nella Serie A, era il Napoli di Reja, di Cannavaro, del Pampa Sosa. Era già il Napoli di Hamsik, era il Napoli del nuovo arrivato Lavezzi. Il Napoli sbrigò la pratica Udinese con 5 reti. Poi nulla più. Udine è stato campo ostico, che ha riservato agli azzurri sorprese inaspettate e deludenti. E il ricordo va alla partita della scorsa stagione. A Udine si spezzò definitivamente il sogno scudetto.

Le premesse non sono promettenti, il Napoli attraversa una crisi di risultati, viene da 2 pareggi consecutivi, dietro si soffre e davanti mancano le bocche di fuoco. Dopo la pausa non è mai facile riprendere il passo. E i 9 anni di astinenza dalla vittoria a Udine completano un quadro che trasformerebbe un pareggio in un ottimo risultato. Ed in effetti il primo tempo è poca cosa. Certo, il Napoli fa girare palla agevolmente, ma davanti è come una pistola a salve. Al centro Mertens è incastrato nelle maglie avversarie, mentre Insigne è sistematicamente fermato dai raddoppi sulla fascia. La palla gira, ma gli azzurri sono lenti fino allo sfinimento. Non basta questo per perforare il muro avversario, e gli azzurri non si fanno mancare nemmeno i soliti errori grossolani in fase difensiva. Non si fanno mancare quegli errori che in altre situazioni avrebbero sicuramente provocato il gol avversario. E’ stata la storia delle ultime partite. Il Napoli non riesce a togliersi di dosso quell’incertezza che ha rubato agli azzurri punti e morale. Ecco un video con gli errori della partita del Napoli.

Dopo un tale primo tempo lo sconforto ha preso anche i più fiduciosi. Il Napoli non gira come deve. Non punge. Non è deciso. Cosa aspettarsi dalla seconda frazione di gioco? Le aspettative erano veramente poche. E invece il Napoli mette piede in campo e in un batter d’occhio va a segno. La manovra azzurra riesce a creare gli spazi, con la compartecipazione avversaria. Lo fa dalla destra. L’Udinese si stringe eccessivamente, in cerca della pressione centrale. Hysaj viene lasciato largo, e Callejon ha l’opportunità di inserirsi in una prateria, servito da Mertens. Palla al centro e gol di Insigne. Lorenzo torna alla rete. Si invertono i ruoli. E’ Callejon che serve il compagno. Non da sinistra a destra come fa Insigne, ma da destra a sinistra.

L’Udinese si allunga, non può più difendere strenuamente, e lascia spazi. Il secondo gol del Napoli nasce da lontano. Hamsik allarga per Hysaj, che ha tutto il campo davanti a se. Arriva in profondità e crossa in mezzo. Grazie all’errore della retroguardia avversaria, Insigne riceve palla e segna. E’ doppietta per lui, sono i primi gol della stagione. La sua è una partita molto particolare. Il suo primo tempo è stato pessimo, a tratti irritante, si è fatto sempre bloccare sulla fascia. Ma alla fine decide la partita, grazie a due gol, semplici, ma che ha cercato strenuamente. Trova una doppietta, facendosi trovare dove serve. In altre occasioni sbaglia malamente, ma è anche artefice di un gran tiro deviato sulla traversa, la cosa più bella della sua partita.

L’Udinese accorcia da calcio d’angolo, Koulibaly è un po’ lento su Perica, e Hysaj e Callejon saltano senza prendere il pallone. Un gol che in marcatura a zona ci può stare. Non ci vedo gravi colpe azzurre. Nel finale qualche cambio. Entrano Zielinski, El Kaddouri e Giaccherini. Il Napoli potrebbe segnare il terzo, ma la partita finisce così.

A Udine si assiste al risveglio felice di Insigne dopo 9 anni di sonno profondo. La vittoria è importante, perché sfata un tabù, che durava da ben 9 anni, e dà punti e morale agli azzurri. Dopo la doppietta, la seconda in Serie A (la prima fu con il Milan durante la scorsa stagione), Insigne è sembrato più libero mentalmente, più tranquillo. Il Napoli ha bisogno di lui, deve ritrovarsi definitivamente. Per il resto, note molto positive per Diawara e per l’imperforabile Koulibaly. Sarri si dimostra fiducioso e parla di risultato che rispecchia il campo. E’ fiducioso, perché questo gruppo può fare ancora tanto. Ma serve ancora del lavoro nella fase difensiva. L’obiettivo è scrollarsi di dosso le debolezze, quei cali di concentrazione nei singoli, che sono costati caro, che possono costare caro. Ora bisogna tenere la concentrazione alta, perché tra pochi giorni il Napoli giocherà con la propria storia. Tocca conquistare la qualificazione nei gironi di Champions League.

Crescenzo Tortora

La mia sul Napoli

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