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La scrittura è un’arte complessa. Oltre ad un livello di scolarizzazione adeguata, c’è bisogno di una certa dose di abilità nel riuscire a descrivere un evento e renderlo fruibile agli altri. Chi vi scrive è un modesto scrittore, che riserva molta attenzione alla forma e riceve una pugnalata al cuore ogni volta che legge una e accentata male, un apostrofo sbagliato, o si trova di fronte ad una impaginazione superficiale. Ci sono una serie di regole grammaticali che dimentichiamo per la scarsa abitudine alla scrittura e alla lettura di libri, la scuola è finita da secoli, e diventa difficile recuperare alcune nozioni che nella lingua parlata non entrano in gioco.

Ho pensato agli errori grammaticali e alle pratiche comuni nel giornalismo che non posso sopportare, come un cross di Savini o di Maggio!

img_5855_1L’errore tipografico in serie, come le finte di Zuniga. Il typo, termine inglese che significa errore tipografico, refuso, rappresenta un problema che sul web ha assunto dimensioni apocalittiche, è una lettera sbagliata o mancante in una parola, uno spazio non lasciato, ecc. Chi vi scrive fa tanta fatica per ridurre questi errori al minimo, rileggendo quello che scrive più volte, il singolo typo può sfuggire, ma quello che non sopporto è trovarne 3-4 in un pezzo online di poche righe. Questi sono errori che dopo una revisione possono essere eliminati, sul web la doppia revisione non esiste, il pezzo viene scritto in pochi minuti e subito pubblicato. Quindi ricordate, certi refusi possono indisporre il lettore. Vi ricordate come facevano indispettire le finte ininterrotte di Zuniga? Pensateci e capirete la mia reazione dopo essere stato bombardato da typo.

L’accento grave e acuto, come Allan e David Lopez. La prima volta che scrissi qualche cosa di importante e in maniera sistematica fu per la mia tesi di laurea, discutevo di lensing gravitazionale, argomento scientifico al quale sono ancora legato. Il professore mi corresse il primo draft di alcuni capitoli della tesi, e mi ridiede una copia dove si faceva fatica a trovare delle zone senza correzioni, e ricordo come ora gli accenti sui perché e è, perché diventava perchè, e la terza voce dell’indicativo presente del verbo essere diventava é, con l’accento grave e acuto piazzati puramente a caso. Perché richiede l’accento acuto, mentre è quello grave! Lo si evince anche dal suono col quale vengono pronunciate le due parole: chiuso per perché e aperto per la terza persona singolare del verbo essere è. Per alcune persone provenienti da regioni del sud, come il Salento, la Calabria meridionale e la Sicilia, dove si parlano i cosiddetti dialetti italiani meridionali estremi, c’è una enorme difficoltà nella pronuncia di e chiuse, ma in altre regioni, come ad esempio in Campania, i due suoni appaiono nella lingua parlata ben distinti, ricordiamocelo, almeno noi che non viviamo un condizionamento linguistico proveniente dal dialetto, almeno non nella pronuncia delle e. Pensate ad Allan e David Lopez, sono giocatori totalmente diversi, ma servono entrambi al posto giusto e in condizioni giuste, lo stesso vale per la è e la é.

Po’ o pò? Come un cross di Savini o Maggio! Ci sono arrivato anche io dopo un , scusatemi, po’! Ma ora non posso non evitare la formazione di increspature sulla fronte alla sola vista di un , maledetto correttore di Word, cerca di correggermi tutti i . Ancora! Po’ è il troncamento (o apocope) di poco, e quindi richiede un apostrofo, come succede per l’elisione, e cioè l’eliminazione di una vocale alla fine di parole, quando la parola successiva inizia per vocale, ad esempio per quell’attaccante, dell’arbitro, all’attacco, ecc. Ricordate i cross di Savini? Oppure quelli millimetrici a centrare il difensore avversario di Maggio? Ecco, pensate a quei momenti e saprete come mi sento quando leggo un !

Gli spazi dopo la punteggiatura e il libero. Questi errori potrebbero far parte della prima classe di errori discussa, ma voglio riservare loro una descrizione a parte. Sono chiaramente errori legati alla fretta nella scrittura, oppure ad una mancanza di considerazione per lo stile. Dopo un punto o una virgola bisogna lasciare uno spazio! E’ come il libero del calcio di una volta. Dietro i 3 difensori del catenaccio o della zona mista veniva sistemato un giocatore staccato, chiamato appunto libero, perché libero da qualsiasi marcatura, come ultimo baluardo prima del portiere. Famoso è il Baresi del Milan, in casa nostra ricordiamo Renica, e durante gli anni del mio liceo lo specialista delle punizioni André Cruz. Dopo la difesa il libero, dopo una virgola o un punto uno spazio.

La giustificazione del testo, e la ciliegina sulla torta. Questo è un mio ingrippo mentale, ma mi migliora la lettura se il testo è giustificato, proprio come in un libro o un giornale. Se il testo viene allineato a sinistra, come per questo paragrafo, gli spazi vuoti sulla destra fanno perdere il colpo d’occhio, tolgono un po’ di qualità all’impaginazione. Questa però è una finezza stilistica, un più, la ciliegina sulla torta, è come Mertens che ti entra in campo negli ultimi minuti e ti prepara gli avversari per essere fritti, li imbambola e serve il piatto finale.

Fa, fa’, fà, da, da’, dà, qual è, ecc. e la fase difensiva.  Ma c’è altro da fare, regole basilari che spesso ci sfuggono al momento. Ma c’è quel salvatore di Google che ci viene in soccorso, non abbiate paura di abusarne, può aiutarvi. La terza persona del verbo fare è semplicemente fa, fa’ con l’apostrofo è la seconda persona dell’imperativo di fare, mentre si usa l’accento in voci di vari verbi come rifà. E cosa succede alla terza persona singolare del verbo dare? Questa vuole l’accento, è , mentre la preposizione è da, da’ con l’apostrofo è la seconda persona dell’imperativo del verbo dare. E’ Qual è e non qual’è, perché qual esiste come forma a parte, anche se la forma scorretta era presente nella letteratura del passato. Ma teniamo sempre a mente congiuntivi e condizionali, apostrofi negli articoli indeterminati, ecc. ecc. Così come Sarri ha corretto la fase difensiva di una squadra che l’anno scorso segnava tanto, ma subiva anche parecchi gol, così bisogna correggersi per migliorarsi!

I titoli acchiappa click. Vergognoso, non ce lo saremmo mai aspettati,virgolettati mai proferiti dall’intervistato, titoli che fanno pensare a qualche cosa che non è descritto nell’articolo, una immagine ingannevole che lascia pensare che l’articolo sia riferito ad un giocatore importante, shock, la notizia sta facendo il giro del web, da brividi, o frasi del tipo “vi dico la mia”, “lasciatemi dire questa cosa su…”, troppe libertà, in un’attività professionale, quella di giornalista, che abbiamo svilito, tutti! L’Internet è stato uno dei responsabili di questa decadenza, il mondo dell’etere ha regalato tanto all’umanità, collegando posti e persone a migliaia di chilometri di distanza, facendoci sentire un pò più vicini, rendendo disponibili informazioni in un batter d’occhio, tutto e subito, una necessità che però trova il suo punto debole nella qualità di certe informazioni, consentendo la diffusione di bufale attraverso una condivisione cieca sui social network. Molta dell’attività giornalistica si é ridotta ad un copia e incolla da siti di riferimento, certo è un modo anche quello di diffondere notizie, ma si abuso troppo di questa pratica.In particolar modo, questi titoloni, fuorvianti e subdoli, indispettiscono molti lettori, quanto una finta di Zuniga, o un cross di Maggio, quando un refuso o un con l’accento, probabilmente guadagnando un click, ma perdendo una fetta di pubblico che si è stancato di essere preso per i fondelli.

In quest’ultimo paragrafo ho aggiunto volutamente errori e refusi!

Crescenzo Tortora

La mia sul Napoli

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