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Soccer:  Serie A; Napoli-LazioUna sera di fine maggio e una sera di settembre. Durante una sera di fine maggio si giocava una partita che decideva la stagione del Napoli di Benitez, un Napoli di grandi imprese, e di strafalcioni su campi di periferia (leggi quel pezzo: Napoli – Lazio 2 – 4, mi schiaffeggi, mi baci, ma poi mi lasci solo). Un Napoli che decideva cosa essere in una partita secca contro degli avversari in palla, la Lazio di Pioli che si era resa artefice di una risalita lodevole, e si giocava il terzo posto con gli azzurri. Una partita di alti e bassi, gli alti e bassi ai quali il Napoli di Benitez ci aveva abituati. L’ultima opportunità. Il San Paolo era pieno, ma il sostegno del pubblico non bastò. Prima due schiaffi, la montagna russa targata Napoli regalò il pareggio, poi il rigore sbagliato di Higuain e infine la caduta nel baratro, la sconfitta che portava il Napoli al quinto posto. Il Napoli, quel Napoli, ti illude, ti alliscia, ti dà carezze e baci, ma poi decide di lasciarti solo, nello sconforto di una sconfitta, nello sconforto per una vittoria sfuggita per un pelo, nello sconforto per un desolante quinto posto. “sóngo sempe ‘nnammurato, ma tu, invece, pienze a n’ato e te staje scurdanno ‘e me” (recitava la famosa canzone napoletana ‘Na sera ‘e maggio). Non andò giù a molti napoletani, e a chi vi scrive, quell’atteggiamento ostruzionistico e sleale degli avversari, non onorevole per una squadra che si sarebbe giocata l’ingresso nell’Europa che conta da lì a pochi mesi. Ma il destino ti presenta il conto, e permette agli sconfitti di dimostrare, ti mette su un piatto la possibilità della rivincita. E quindi arriva una sera di settembre. Lo zoccolo duro della squadra azzurra è lo stesso, ma cambiano alcuni uomini, l’allenatore, l’idea di gioco. La Lazio ritorna al San Paolo con qualche certezza in meno, dopo il capitombolo nei preliminari di Champions League, ed un inizio di stagione non esaltante.

Gli azzurri dimostrano che la manita con il Bruges non è stato un caso, ci prendono gusto e bissano quel risultato, rifilando cinque pallettoni alle aquile laziali, che tornano nel nido con le ali ferite. Il mister abbandona il trequartista e si affida al 4-3-3, con Insigne e Callejon esterni d’attacco. Il Napoli è quello di Bruges. Non lascia nulla agli avversari. Intensità, sempre su tutte le palle, passaggi di prima e verticalizzazioni, linee di difesa e centrocampo strette, pressione della difesa fino al centrocampo, sovrapposizioni di esterni d’attacco, terzini e mezz’ali. Tiki-taka azzurro. Napoli in forma. Poche briciole agli avversari, che non possono nemmeno avvalersi dei mezzucci di quella sera di fine maggio. Dov’è la Lazio? Non c’è, ma il Napoli è presente. E vuole cancellare quella sera di maggio, e vendica gli schiaffi di quella sera con 5 schiaffi agli avversari e 5 carezze per i suoi tifosi. La manita, il nuovo vizio azzurro. Il primo, Higuain ritorna al gol. Palla al Pipita, che si gira e insacca, gol da numero 9. Il secondo, Insigne in profondità per Allan, è gol, secondo in stagione per il brasiliano! Dimenticata la brutta sera di maggio. Siamo a settembre, l’estate è finita, e il Napoli sta ingranando. Il Napoli non è domo. Il terzo schiaffo, Higuain fa Higuain, il suo tiro viene deviato da Marchetti e Insigne deposita in rete. E ancora di nuovo Higuain. Il quarto. Gran tiro di destro. Il Quinto, cala il pokerissimo Gabbiadini (entrato per Higuain), con l’ultimo gol della partita, grazie ad una bella verticalizzazione di Allan. Una sera di settembre che vendica quel Napoli di fine campionato. 5-0 in coppa, e 5-0 in campionato, la prima volta nella storia del Napoli in due partite consecutive. 10 reti e nessun gol subito. Dov’è la Lazio? Una Lazio annichilità, da una squadra che cerca pian piano di trovare una sua identià. Il 4-3-3 funziona e sfrutta la verve degli esterni. Bene in campo tutti, Hysaj difesa e corsa, Allan qualità e quantità, sorprende giorno dopo giorno Jorginho, la mente del centrocampo del Napoli, e poi Insigne ed Higuain. Se vedi David Lopez bersi un avversario sulla corsa, questa squadra può tutto.  Non pervenuti gli avversari. Una sera di maggio è un brutto ricordo. La sera di settembre dà ragione al nuovo mister, alle scelte tecniche e tattiche, gli acquisti di mercato, e anche quel presidente tanto bistrattato. “Sera di Settembre, vento di maestrale, quando ogni ritmo torna regolare, è nei tuoi occhi che io cerco ancor, un raggio di sole.”… (Sera di Settembre di Nino Buonocore). Una sera di maggio ci buttò nello sconforto, questa sera di settembre deve tirarci su, ma il campionato è ancora all’inizio, mercoledì è il turno del Carpi e poi la Vecchia Signora al San Paolo. Una manita alla Juventus? E’ solo un sogno di una sera di settembre.

Crescenzo Tortora

La mia sul Napoli

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