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Tifosi-Napoli-7Motivato da un commento di un amico torinista ho voluto riflettere sulla complessità delle dinamiche del tifo napoletano e mettere nero su bianco i tormentoni, le critiche, gli schieramenti. All’interno di un sistema complesso come quello rappresentato da un gruppo di persone molto ampio, provenienti da diversi ceti sociali, di istruzione, anche geografici, è normale che si creino delle dinamiche di pensiero variegate e complesse. Come in politica, in religione, anche nel calcio ognuno la pensa a modo proprio. Ma la cosa che sorprende nella fattispecie è la diversità delle anime che convivono in una stessa tifoseria, come quella napoletana, anche se probabilmente si potrebbero trovare delle dinamiche simili in altre tifoserie.

Per coloro come me, che mettono il naso nei social network e chiacchierano con amici tifosi, non è difficile recepire una diversità variegata di opinioni. E soprattutto sui social è evidente la formazione di schieramenti contrastanti, che danno vita a lotte intestine, ironie, attacchi frontali, con l’unico scopo di portare avanti una idea, e la cosa che spesso mi stupisce è che dopo tutto tifiamo per la stessa squadra, ma sembra, nei fatti, che non sia così.

Che dire dei tifosi dalla critica facile, qualsiasi cosa si faccia non va bene, quelli pronti alla critica se dal mercato arriva la notizia di un acquisto mancato, di quelli che criticano un giocatore prima che arrivi, ma fortunatamente ci sono anche coloro che vogliono guardare il campo prima di giudicare. Ci sono tifosi educati e maleducati, rispettosi del lavoro altrui e quelli offensivi, quelli che si informano e quelli che sparano sentenze senza ratio. Ma questi li troviamo ovunque. Il tifo è popolato da allenatori, direttori tecnici, presidenti, tanti e troppi, mostri parlanti che  sono sempre esistiti nei bar e per le strade, ma che con Facebook e Twitter hanno avuto la possibilità di dire la propria al mondo. E il Napoli compra e non va bene, compra a troppo e non va bene, compra a poco e quindi il giocatore non vale e non va bene, ecc. ecc. Chi è pro e chi è contro. Esistono quelli contro sempre,  poi i “tifosotti” che racchiudono una vasta gamma di caratteristiche, e poi gli “occasionali”, cioè quelli accusati di andare alle partite solo per le grandi occasioni, e poi i presidenziali, i filo-societari, detti anche “papponiani”.  Colui che divide di più è, ovviamente, il presidente: “pappone”, “romano”, “Aureuro” ecc. ecc. Addirittura lessi di qualcuno che correlava il grado di fede calcistica alla distanza da Fuorigrotta: secondo questa teoria uno di Afragola o Caserta sarebbe stato meno tifoso del Napoli di un abitante di Fuorigrotta. Per alcuni, se il Napoli vince è merito dei giocatori e del mister, se perde è colpa del presidente e delle sue scelte, come se il mister e i giocatori ci fossero stati regalati dalla divina provvidenza. Durante la passata stagione, poi, si leggeva dei pro Benitez (detti “Rafaeliti”) che si scagliavano contro il presidente, e i societari che criticavano il mister. Per qualcuno, o con il primo o con il secondo. E che dire dei nostalgici: i nostalgici di Ferlaino, quelli di Cavani, quelli di Mazzarri, quelli di un calcio che non c’è più, quelli di Diego (Viva ‘o rre). Quelli che non riesco proprio a comprendere sono quelli che per criticare comunque e ovunque il presidente preferirebbero la Lega Pro (tutto racchiuso nello striscione che riportava la scritta “Meglio la C che un presidente così”). Vabbè, andiamo avanti. Poi ci sono gli ultras, per il Napoli ma con la loro mentalità, il motto solo la maglia, qualche striscione abbastanza opinabile, ma fortunatamente mai offensivi nei riguardi della sacralità della vita umana (Ciro Esposito ne sa qualcosa), e dall’altro lato i tifosi non schierati, i distinti, la tribuna, al San Paolo solo per il Napoli. Allo stadio ci sono quelli che fischiano al primo errore, e quelli che hanno capito che la squadra va sostenuta in campo sempre e comunque, quelli che arrivano 5 ore prima per guadagnarsi il posto migliore e chi va via 10 minuti prima della fine per evitare il traffico, chi va allo stadio e tifa solo se si vince, uno spettatore più che un tifoso.

Il San Paolo è uno degli argomenti hot. Al centro delle critiche, la struttura è fatiscente, i bagni sono vergognosi, problemi da risolvere prima o poi. Sempre sullo stadio, chi aborra l’idea dei 41000, e chi l’appoggia pensando che le televisioni stanno prendendo sempre più possesso del calcio. Lo stadio è uno dei tormentoni della critica alla società, e come dimenticare le giovanili, che pure avrebbero bisogno di una spinta. C’è chi vuole sempre di più: “nuje simm ‘o Napule”, “meritiamo di più”, “pappo’ caccia ‘e sord”, “vulimm’ ‘o scudetto”. Ma qualche altro tifoso (più oculato) ricorda la nostra storia e la storia del calcio italiano, solo le milanesi e la Juventus hanno vinto scudetti, e poco altro a Roma e in altre realtà del nord, 1 volta in Sardegna e al sud c’è solo il Napoli. Questi ricordano che il potere economico è lì, e quindi lì si vince, che per la storia del Napoli 3 coppe in pochi anni sono un miracolo, e di miracoli ne ha fatti solo il dio argentino, che Higuain è il più grande giocatore della Serie A, che dovremmo essere felici e accontentarci del bel periodo, sperando, ovviamente, di migliorare ancora.

Un mondo e tante anime. Un’Idra di Lerna. Un drago con più teste. Un Cerbero infernale. Tante idee, spesso troppo estreme, spesso preconcette, critiche per partito preso, ma da persone con la stessa passione, quei colori che fanno piangere, ridere, soffrire, esaltarsi, deprimersi. Forse dovremmo mettere da parte gli schieramenti, siamo tutti nella stessa barca, siano benvenute le critiche ma senza preconcetti, dovremmo pretendere giocatori all’altezza, ma bocciarli solo sul campo, condannare le uscite del presidente, spesso fuori luogo, ma lodarlo per le tante cose buone, usare il buon senso, con quello non si sbaglia mai. Spalla a spalla ci diceva Rafa Benitez, dovremmo ricordarcelo.

Crescenzo Tortora

La Mia sul Napoli

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