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Un pezzo di un vecchio giornale consumato dal tempo, scovato nel casino di una pila di fogli. Il segno dello scotch utilizzato per attaccarlo alla parete. Un pezzo strappato. I dettagli rovinati dall’usura. E’ un pezzo di giornale vecchio quanto un ragazzo di 20 anni che vive il Napoli del 2015, altra storia rispetto al Napoli di 20 anni fa, un Napoli che navigava in acque ben poco felici. Un pezzo di un vecchio giornale che riporta alla mente tanti ricordi, offuscati dall’età che avanza inesorabilmente. 20 anni. Era il 1995, ed io ero uno studente di liceo, tifoso del Napoli, certamente! Posso ringraziare la sorte perché qualche ricordo di Maradona e del Napoli vincente era ancora vivo. I primi anni, il mondiale argentino, il primo scudetto, la coppa UEFA in televisione, il secondo scudetto, l’addio del Pibe. I miei anni di liceo furono quelli delle prime esperienze allo stadio. Con l’amico di sempre, nei distinti o in curva. Assistemmo, soprattutto, a sconfitte.

Dicevamo, era il 1995. La foto ritrae un giocatore con una maglia strisciata. E’ Demetrio Albertini, centrocampista del Milan. Ci sono dei fotografi che immortalano quanto sta avvenendo. C’è la rete di una porta, e un portiere che sta agguantando un pallone. Il portiere è Giuseppe Taglialatela, Pino, detto Batman. Uno degli idoli calcistici della mia adolescenza. Sta parando il rigore del divin codino, Roberto Baggio. Era il 10 dicembre del 1995. San Siro. Era il Napoli di Boskov. Sono passati 20 anni, ho dovuto rinfrescare i ricordi di quei momenti cercando dettagli sulla rete, ma nella mia memoria questa foto è indelebile, perché per anni l’ho fissata su un muro. Fu una delle più belle partite del portiere ischitano. Parò tutto. Anche il rigore del codino nazionale, che non falliva dal dischetto da più di due anni. La partita terminerà sullo 0-0. Un successo per quel Napoli che si avviava lentamente verso il fallimento.

Non ricordavo che il retro di questo ricordo avesse delle informazioni utili alla mia memoria, ma giro il pezzo di carta e si intravedono Ayala e Boghossian che saltano per ostacolare Roberto Baggio. Non si legge la formazione milanista, ma quella napoletana sì. In porta c’è Taglialatela, Baldini e Ayala i marcatori, Cruz libero (che punizioni le sue), Tarantino terzino sinistro, Buso ala destra, Pari, Bordin e Boghossian centrocampisti, Pizzi alle spalle di Agostini, il condor. Nel secondo tempo subentreranno Pecchia (per Boghossian) e Imbriani (per Agostini).

Il gioco degli anni novanta era ancora legato ad un calcio antico, di stampo catenacciaro, divenuto poi zona mista, una disposizione in campo antesignana del moderno 3-5-2. I due marcatori, il libero staccato, i due esterni (un terzino più arretrato e a destra un’ala tornante), 2 mezzali e un regista, una punta centrale e una mezzapunta. Ogni numero rappresentava una immagine immutabile del calcio. Un numero che identificava un ruolo ben preciso. La carta d’indentità di un giocatore. Un numero che resisteva imperterrito e granitico allo scorrere del tempo. 1 per il portiere, 2 e 5 per gli stopper, 6 per il libero, 3 e 7 per il terzino sinistro e l’ala destra, fino al 10 del fantasista e il 9 della punta centrale.

A confermare la prestazione del portiere napoletano contribuisce il voto in pagella. 8! Dall’altro lato non c’è solo Baggio, ma anche Weah e Savicevic, che impensieriscono più volte la porta azzurra. Batman Taglialatela si ripeterà 7 giorni dopo, contro la Roma al San Paolo, ma le sue parate non basteranno per portare punti a casa, la Roma vincerà con due gol, li ricordo bene, ero al San Paolo, in curva. Il Napoli terminerà quella stagione al dodicesimo posto.  In quella squadra, guidata dal maestro serbo Boskov,  figuravano anche Di Napoli, Policano, Altomare, Longo, Colonnese, il vecchio Raffaele Di Fusco, molti storceranno il naso, questi sono nomi che diranno poco a molti giovani, ma nomi che portano alla mente ricordi sfocati di un era in cui ci si accontentava di meno, di molto meno.

E quando penso agli anni 90 (e agli inizi del nuovo secolo), penso alle piccole soddisfazioni da pochi ma grandi gesti, una parata di Taglialatela, una punizione di Cruz, una discesa di Renato Buso, un gran gol di Di Canio al Milan, mettendo a sedere i difensori rossoneri, un Napoli – Lazio 3 – 2, doppietta di Casiraghi, doppietta di Rincon e sorpasso di Buso, quando ti bastava una radiolina per le più belle emozioni, e ancora una Coppa Italia sfiorata, un coro su Benny Carbone, Edmundo presentato al San Paolo. Oggi il Napoli vive un’epoca d’oro, e il tifoso dimentica le sofferenze, pretende il futuro senza guardare al passato. Quel passato è stato bello, perché legato in maniera indelebile alla memoria di chi le ha vissute, ma il presente è ancora più bello. Vivetelo senza pentirvi di non averlo vissuto intensamente, io lo sto vivendo perché il domani è un’incognita!

 

Crescenzo Tortora

La Mia sul Napoli

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