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In procinto di dare il primo saluto al nuovo tecnico, non posso esimermi dal ricordare Rafa Benitez e ringraziarlo. Rafa Benitez vola verso Madrid per accomodarsi su una delle panchine più prestigiose al mondo, uno dei top club in assoluto, come dargli torto, come negargli la libertà di un ritorno a casa. Come pensare che un contratto, che scopriamo essere già finito da mesi e mesi, potesse essere rivalutato quando sul piatto c’è l’offerta di un club che lascia andare Ancelotti, uno dei più grandi allenatori al mondo. Come sempre quando c’è un addio la comunicazione con i tifosi può non essere vincente, perché il tifoso vuole chiarezza, e in situazioni del genere la chiarezza non farebbe altro che sancire la fine della stagione ancor prima che sia finita sul campo. Non è da escludere che questa incertezza sul suo futuro abbia condizionato il suo lavoro e quello degli uomini in campo, ma se lo è stato, lo è stato inconsciamente, perché il mister che ho conosciuto ci ha sicuramente messo tutto se stesso. I risultati e il gioco espresso durante questa seconda stagione non hanno soddisfatto. E Benitez lascia Napoli con risultati sul campo che escludono la società di de Laurentiis dall’Europa che conta, privandola di entrate economiche fondamentali per una società che basa una buona fetta dei suoi proventi sull’accesso alle competizioni europee. E questo è un punto a suo sfavore. Ma durante questi due anni chi può dire di non aver imparato nulla dall’hombre vertical?

Il tuo calcio. Grazie Mister  perché questa piazza conosceva il Mazzarri pensiero, e ora conosce un calcio diverso, un modulo diverso, il 4-2-3-1 in fase attiva e il 4-4-2 in fase passiva, il pendolo del 4-4-2 nella direzione del pallone, il pressing alto degli avanti, i cambi programmati, la staffetta Insigne-Mertens. Il gioco sviluppato sulla sinistra dove il Napoli ha l’imprevedibilità, e il tempismo di Callejon che dall’altro lato si inserisce, puntuale, negli spazi. Il gioco lento, anche un po’ fastidioso, ma mirato al giro palla, per condurre il pallone con una fitta rete di passaggi agli esterni e liberare gli uomini da gol. Un fondamentalismo visto come un male dai più, ma che a me dava sicurezza, la certezza che i giocatori sapessero cosa fare al millimetro. Un fondamentalismo che era tale solo nella disposizione in campo, perché il Napoli di Benitez adottava varie trame di gioco, in base all’avversario, non negandosi al lancio lungo dal portiere, quando necessario. Un’idea di calcio nella quale i giocatori devono adattarsi al modulo, Insigne che impara a difendere diventando un grande recuperatore di palloni, Hamsik e il suo score di gol e assist da record, i 100 e passa gol di Higuain in due stagioni. Anche Britos ha giocato a pallone, e Gargano, dato da tutti partente, è riuscito a rientrare nei cuori dei tifosi. Grazie perché senza di te Higuain si sarebbe affacciato dalle nostre parti? E che dire del Callejon della prima stagione, lo spanish sniper, è anche merito tuo. Non dimenticando, però, gli errori.

I record. Grazie Mister per i record del tuo Napoli. I 100 e passa gol a stagione. Nella  prima stagione, eguagliato i record di Mazzarri per il maggior numero di vittorie (23) e minor numero di sconfitte (6); e ancora il record del maggior numero di vittorie in trasferta (10) e minor numero di sconfitte in trasferta (4), e maggior numero di gol (77) in campionato della storia del Napoli. Quest’anno, tra le squadre ad aver subito meno tiri nello specchio della porta in campionato (anche se trafitta con alte percentuali), e la quarta in Europa ad aver effettuato più tiri in porta, dietro Real, Barcellona, e Bayern Monaco (dati opta).

Il turnover. Grazie Mister, perché ho conosciuto il turnover, quello fatto bene, forse troppo scientificamente, ma atto allo scopo finale. Per non affogare prima della spiaggia. Per ridurre gli infortuni. Per migliorare le prestazioni. Per migliorare la competizione interna.

La comunicazione. Grazie Mister, perché ho goduto per la qualità della tua comunicazione, per le tue conferenze stampa, per una qualità nel linguaggio e la cultura calcistica che trasmettevi, merce rara. Ti ho apprezzato per le tante parole che hai rivolto a Napoli. La tua è stata cultura da qualsiasi direzione la vedessi, e per un po’ sei stato anche ambasciatore di Napoli.

I tormentoni. Grazie Mister, perché ci hai ricordato che perdere con la Juve ci può stare, che spesso ci dimentichiamo che si vince spalla a spalla. Il sin prisa pero sin pausa fuori e dentro il campo, che da queste parti diventa Dicette ‘o pappice vicino ‘a noce : “damme ‘o tiempo ca te spertose”. Che si deve nuotare e conservare le forze per non morire sulla spiaggia. Memorabile la frase: “Se dice che il nipote del vicino della cugina di una signora che lavora facendo la pulizia a casa di un calciatore del Napoli dieci anni fa ha detto che il mister ha avuto un problema con un calciatore; questo significa che il calciatore va via e questo significa crisi a Napoli”. Grazie per la cultura calcistica, quella del calcio propositivo, di quello mirato al gioco, non ostruzionistico, e diciamo sto calcio italiano di merda, e che questi cori antinapoletani e chi insulta la memoria di un povero ragazzo morto per una partita di calcio hanno stancato.

La cattiveria della cronaca. Grazie Mister, perché ho capito la cattiveria della cronaca, che spesso si è concentrata sulla tua “pancia”, con che “pancia” si giudica un allenatore su questioni che non c’entrano nulla col campo. Sia su reti nazionali che locali si sono divertiti a mettersi di traverso, a deridere il tuo lavoro. Ricordo il diverbio con Mauro, i tanti soloni che ti hanno giudicato non adatto al calcio italiano, i tanti allenatori dalla “fulgida” carriera o le cronache frettolose di molti giornalisti che hanno giudicato “fallimentare” il tuo operato a Napoli. Diranno che sei raccomandato, ma ora alleni il Real Madrid, in bocca al lupo! Credo che la fortuna ti abbia voltato le spalle qui a Napoli. Insieme a calciatori spesso assenti, e certamente a tuoi errori, la sorte ha lavorato affinché si realizzassero risultati inspiegabili.

Il presidente. Grazie Mister, perché il presidente ha sicuramente imparato molto da questa esperienza. E speriamo che applichi quanto imparato per tenere il Napoli dove è ora. L’arrivo di Sarri ci lascia sorpresi, sembra un azzardo. Il presidente si carica il Napoli e il rischio sulle sue spalle, e non può essere altrimenti, perché con l’addio di Bigon, al timone resta solo lui. Spero che i critici del tuo operato non debbano ricredersi delle loro critiche.

Le coppe. Grazie Mister, perché nonostante non sia andata come volevamo, vinci una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, le poche briciole lasciate da una Juventus mattatrice. E non dimentico la semifinale di Europa League dopo 26 anni.

Nonostante i fallimenti. Grazie Mister, nonostante il passo indietro in termini di risultati, anche se ti sei fatto scappare per due anni consecutivi la qualificazione Champions, anche se quest’anno finiamo al quinto posto. E’ sbagliato dire che lasci macerie, io credo che ci lasci con una squadra che ha grandi potenzialità. Con una struttura tattica tanto criticata, ma che ha permesso di macinare tanto gioco, giocatori di livello (speriamo che Higuain rimanga), e con la consapevolezza di non commettere gli errori del passato.

La vittoria non è tutto. Grazie perché da questa stagione ho imparato che si può perdere anche essendo più forte, e che forse dovremmo pensare che per arrivare alle vittorie che contano si debba percorrere una strada ancora lunga. Conservare quello che siamo, italiani, napoletani, con una grande cultura calcistica, ma che per arrivare oltre dobbiamo essere un po’ più spagnoli, un po’ più tedeschi, un po’ più cosmopoliti.

Ma va bene così, in fondo non volevo crederci, ma la tua avventura era già finita da un pezzo. Il lusso di averti a Napoli finisce qui. Noi ricominciamo da capo, e chissà che le cose non vadano meglio. Il calcio è anche questo. Un amico mi ricorda che nelle aziende non si cerca sempre il migliore, ma il più motivato. Sarri è sicuramente bravo e motivato. Speriamo basti per resistere ad una piazza che ha preteso tanto, troppo, anche da te. Grazie Mister, e ci rivediamo in Europa. Speriamo!

La Mia sul Napoli

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