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Una stagione non esaltante nel gioco e nei risultati è appena terminata. Il Napoli fa un passo indietro rispetto alla stagione precedente, ma riesce comunque a conquistare una Supercoppa Italiana, in parte figlia della migliore stagione precedente, e due semifinali in Coppa Italia ed Europa League. In campionato le cose vanno peggio, perché il Napoli regala tanti punti alle piccole, e finisce al quinto posto, ed è fuori dalla Champions League. E’ il momento dei giudizi. Le opinioni sulla claudicante stagione appena terminata spaziano dal fallimentare al deludente, fino al mio “passo indietro”. Ho tentato di testare l’umore del pubblico, chiedendo ad alcuni lettori (amici) affezionati della rubrica di fornire un proprio giudizio sulla stagione appena conclusasi, e partecipare a questo esperimento di scrittura a più mani. L’esperimento riesce pienamente perché ne escono fuori 4 contributi (in virgolettato) totalmente complementari nelle opinioni e nei contenuti, e per questo interessanti, come accade quando estrai 4 numeri al lotto.

Le colpe stagionali – di Luciano Vitiello

Molti tifosi definiscono la stagione fallimentare, perché pensano che questa società dovesse fare di più, come Luciano Vitiello: “Per me è stata fallimentare perché il Napoli doveva vincere qualcosa di importante!! E la Supercoppa Italiana non è rilevante perché è la continuazione della stagione precedente. Il Napoli era tenuto a vincere, o almeno a raggiungere la zona Champions. I motivi del fallimento vanno ricercati all’inizio della stagione, quando la società doveva attivarsi per dare un segnale tangibile a tutti, dipendenti compresi, con rinforzi adeguati ed invece il mercato è stato insufficiente. Un mercato differente per affrontare i preliminari, poi non superati. Da qui altre conseguenze negative. In particolare un gruppo, o meglio una squadra, carente dal punto di vista tecnico e motivazionale. E’ mancata la grinta. Altra responsabilità è da imputare al tecnico, ma in via gradata. Benitez non si è mai saputo adeguare alle situazioni di emergenza e i risultati sono stati scadenti. Ma credo che la sua responsabilità sia minima, visto che l’attacco nel bene e nel male ha sempre funzionato, e la difesa ha fatto acqua da tutte le parti subendo gol per errori individuali. Che poteva fare il mister dinanzi a cotanta scarsezza dei giocatori che stanno alle spalle degli attaccanti? Tra difesa e centrocampo uno se ne salva: Koulibaly, Albiol per quanto blasonato non è un vero marcatore ostico e tosto.” E sul futuro è pessimista, perché il quinto posto lascia con gli spiccioli della prossima Europa League: “La vedo molto nera, perché senza Champions e quindi senza entrate, per una società che effettua operazioni di cassa non si vedono spiragli di miglioramento. Senza strutture, senza investimenti nei diversi settori della società e soprattutto senza giocatori, perché quelli contano più delle altre cose, non si va da nessuna parte, atteso che chi vuole tenere la matta è sempre il presidente che, a mio avviso, non è un grandissimo esperto nel ottimizzare risorse economiche. Praticamente non capisce tanto o capisce poco di calcio”.

Il tradimento – di Domenico D’Urso, e il rispetto – di Francesco Favarulo

Parole di delusione per una stagione andata male, troppo male. Parole piene di tristezza, di sofferenza, intrise di tutte quelle sensazioni che un amore come il Napoli ti può far provare. Ho scritto più volte, dopo partite andate male, di come il Napoli mi abbia lasciato senza parole, schiaffeggiato, sbeffeggiato, deluso. Domenico D’Urso è un fisico delle particelle, dovrebbe essere un freddo fisico sperimentale, ma è un tifoso che si sente tradito per i colori che ama: “Per me la stagione si riassume in un’unica parola: tradimento. Tradimento della società rispetto alle speranze alimentate in ritiro. Tradimento della squadra per grinta e determinazione in partite che alla fine avrebbero fatto la differenza. Tradimento del pubblico, perché uno stadio che fischia le proprie bandiere (Hamsik, Insigne, Maggio) e la propria squadra quando ha bisogno di essere supportata non è più frequentato da tifosi ma da spettatori. Ripensare a questa stagione per me è come pensare ad un tradimento.”. Il tradimento traspare anche dalle parole di Francesco Favarulo, che mette il carico da novanta sugli interpreti in campo: “È noto a tutti come anche nelle sconfitte vi possa essere onore. Io mi sento profondamente tradito come tifoso. Non riconosco onore agli interpreti di questa squadra. La maglia azzurra va rispettata fornendo l’impegno dovutole..

Il sapersi accontentare – di Claudio Miccoli

C’è infine chi come Claudio Miccoli, da anni lontano da Napoli per lavoro, vuole ricordare chi siamo e da dove veniamo, le sofferenze patite nei decenni scorsi, ricordando l’epoca Maradoniana come unico momento vincente di questa società. Non è accanito come noi altri, ma l’amore per la sua Napoli ci ricorda che forse dovremmo accontentarci e che dimentichiamo troppo presto le sofferenze passate. La sua opinione fa da contraltare alle più critiche appena lette e analizza la situazione dall’alto di una collina: Core ngrato. Il tifoso medio del Napoli ricorda il cittadino medio napoletano. Dal core ngrato! Sono lontani i tempi di Maradona e dei 2 scudetti, la maggior parte dei tifosi ha come me vissuto anni da tifo in C, in B o da anonima squadra di A, in lotta tra la retrocessione o l’ultimo posto dell’Europa League. Ora da qualche anno siamo di nuovo tra i protagonisti, gli avversari ci affrontano con timore e perfino ci portiamo a casa coppe e coppette, obiettivi per i quali in tanti avremmo messo la firma fino a qualche tempo fa. Core ingrato come quello del cittadino medio che calpesta la terra di questa città dimenticando arte, storia, gloria e splendore. Napoli è  davvero la città più bella del mondo, un immenso contenitore di monumenti, colori e sapori. Oggi anche con una straordinaria metropolitana che mezzo mondo ci invidia. Sapersi accontentare e sapere apprezzare ciò che si ha è il miglior punto di partenza per scrivere una nuova grande storia..

La verità è ovviamente a metà strada. Giusto pretendere di più, ma con l’equilibrio di chi guarda al passato per programmare il proprio futuro, che a oggi è ancora un foglio bianco. Su quello che è stato quest’anno e quello che sarà, per Domenico D’Urso: ”non resta che analizzarne le ragioni e ripartire.”. Le notizie delle ultime ore suggeriscono che la nuova storia possa partire da Maurizio Sarri!

Crescenzo Tortora, grazie al fondamentale contributo di Domenico D’Urso, Francesco Favarulo, Claudio Miccoli e Luciano Vitiello (in ordine alfabetico).

La Mia sul Napoli

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de Laurentiis