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L’ultima opportunità per la qualificazione ai preliminari. Le ultime speranze, regalate da una Roma che vince il derby e regala al Napoli il modo di farsi perdonare per i tanti punti persi. Il San Paolo è pieno, solite contestazioni delle curve verso la presidenza, il ricordo in campo e in Curva B del Petisso Pesaola, scomparso nelle ultime ore (vedi le immagini degli striscioni alla fine dell’articolo). Il minuto di silenzio e il lutto al braccio. Primi minuti che vedono il Napoli giocare in 12. Fischi continui quando la palla è in possesso dei Laziali, in tenuta Salernitana. Ma questo non serve per dare al Napoli le giuste motivazioni. Il mio Napoli, il solito Napoli. Visto, rivisto, e ancora oggi. Concede il primo tempo. La Lazio si difende, il Napoli ha anche un paio di situazioni favorevoli, una ghiotta con Callejon, che manda la palla di poco fuori. Mani nei capelli. Ma concede in difesa, soprattutto sulle ripartenze avversarie. Arrivano gli schiaffi. Schiaffi agli azzurri e allo splendido pubblico napoletano. Tiro da fuori di Parolo, palla deviata, Andujar non fa in tempo, la devia, la palla è in rete. Il Napoli non convince nel gioco, non riesce mai a creare la superiorità sulle fasce, e Higuain non sembra al meglio. Altro schiaffo. Gli azzurri sono sbilanciati, palla persa a centrocampo, contropiede, è Candreva che da solo davanti al portiere insacca facilmente. Le sberle fanno male, il morale è sotto i piedi, prestazione deludente degli azzurri. Inizia il secondo tempo e sembra che la partita possa continuare sugli stessi binari. Gabbiadini per Inler, Hamsik in mediana. Ma il Napoli è anche questo. Dolori e gioie. Schiaffi e carezze. Odio e amore. Un po’ ti toglie e un po’ ti restituisce. Il Napoli comincia a mettere la quarta. E quando vuole può far male. E’ tutto facile. Il primo bacio, palla recuperata da Hamsik, che allarga per Callejon, ottima palla in mezzo ed è facile segnare per Higuain a porta chiusa. Esplode il San Paolo. Occasioni per Mertens e Callejon. La partita si mette bene. Parolo riceve il secondo giallo. E’ fuori. Lazio in 10. Ci dobbiamo provare, lo stadio è un calderone infuocato, e dà la carica agli azzurri. Il secondo bacio. Palla recuperata da Koulibaly, Mertens serve Higuain in mezzo, che si libera bene e segna il secondo gol. Il Napoli ha la partita in mano. E insiste. Ce la può fare e ce la deve fare. Ma l’amore è una montagna russa di sensazioni ed emozioni. Ghoulam si fa espellere per doppio giallo. Non ci voleva, perché fare un fallo del genere sulla trequarti avversaria? Sembra che il giallo sia stato generoso. Ma arriva un calcio di rigore, se lo procura Maggio che viene steso al limite dell’area. Si incarica del tiro Higuain. Mi tremano le gambe, e il cuore batte a mille. Non ho il coraggio di guardare il rigore. Mi giro! Vedo il rigore negli sguardi degli tifosi. Brutti presentimenti. Higuain tira, vedo la disperazione negli sguardi di tanti tifosi napoletani. Palla alta. Di nuovo. Ancora lui. Il rigore avrebbe messo la parola fine alla partita, in un momento in cui il Napoli dominava in lungo e in largo, e la Lazio era in preda ai cannibali napoletani. Che schiaffo! Non vanno dimenticati i gol del Pipita, ma Higuain ha delle serie responsabilità sull’esito di questa partita, e non solo. Entra Insigne per Mertens. Il Napoli ti illude, ti alliscia, ti dà carezze e baci, ma poi decide di lasciarti solo. Ripartenza dei laziali. E’ gol. Onazi. Finisce la partita. Disperazione. Lo stadio si zittisce. Nel finale entra Zapata per Callejon, che era passato a fare il terzino dopo l’espulsione di Ghoulam. Il Napoli non può nulla. Mancano pochissimi minuti. Il morale è sottoterra. Arriva anche il poker di Klose. Silenzio al San Paolo, applausi per i giocatori che vanno a salutare le curve. Per il resto, il silenzio di una tristezza assoluta. Lo stadio assiste ai festeggiamenti laziali.

Napoli che fa il solito Napoli di questa stagione. Un arbitraggio non sempre perfetto, qualche dubbio su alcune decisioni. La Lazio è sicuramente un’ottima squadra, ma ha da imparare tanto per correttezza in campo. Un tifoso laziale non dovrebbe essere soddisfatto di una squadra che ha dimostrato di essere molto scorretta. Come col Dnipro, incontriamo una squadra che fa dell’ostruzionismo una prassi, almeno è stata prassi in questa partita. Rilanci del portiere ritardati, giocatori smemorati che lasciano passare palle per incrementare i secondi persi, tentativi di ritardare la ripresa del gioco dei nostri, ecc. ecc. Benitez ci lascia, ci insegna che non si può sempre vincere, ma si può fare un calcio propositivo, corretto, mirato al gioco e non all’uso di mezzucci infimi per guadagnare secondi preziosi. Mi piace pensare che Benitez ci lasci con qualche cosa in più da portare nel bagaglio di tifosi e commentatori.  Un’idea di calcio diversa, un’altra filosofia, un modo di vedere le cose che ci fa essere meglio degli altri.

Finisce qui, schiaffi, baci e poi rimaniamo soli, poi mi lasci solo. La storia di questa stagione si è ripetuta, squadra sul filo del rasoio, sempre, con lacune nella fase difensiva, con errori individuali che hanno penalizzato le prestazioni azzurre in molti incontri, una squadra che crea molto, ma che sbaglia tanto. Falliamo la qualificazione Champions, e sprofondiamo al quinto posto. Questa squadra, con Koulibaly, Britos, Inler, David Lopez, Gargano, De Guzman avrebbe dovuto e potuto fare di più, con Verona, Parma, Torino, Atalanta, ecc. ecc.. E’ questo il più grande rammarico.

Ora chiudiamo il libro e apriamone un altro. Si cambia allenatore, e qualche giocatore partirà e qualche altro arriverà. Senza le entrate della Champions sarà più dura, ma resistiamo e puntiamo a rimanere dove siamo.

Crescenzo Tortora

La Mia sul Napoli

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CALCIO: NAPOLI DI BENITEZ ALLE ULTIME BATTUTE,PESA FUTURO TECNICO