CONDIVIDI

In trepidante attesa. E’ il giorno. 26 anni da quella semifinale. 26 anni di alti e bassi, più bassi a dire il vero. Questa sera tutti al San Paolo per continuare a scrivere la storia di questo modesto club. Un club che da dieci anni prosegue una crescita lenta, ma senza sosta, sin prisa pero sin pausa. Dopo il terzo trofeo nel giro di pochi anni, questa sera e a Dnipro si può timbrare il biglietto per la finale. Sono in attesa da oltremare, nella terra dei Sir, a sud di Londra, con un vento che sta soffiando incessante in queste ore, e speriamo che decida di smettere, si torna in mattinata per rivedere l’ombra del Vesuvio. Torno verso la baia di Napoli e parto dalla bella baia di Portsmouth, in mezzo allo stretto della Manica, poche centinaia di migliaia di persone vivono qui. Una squadra di calcio, che ha avuto dei problemi finanziari ed ora sembra risollevarsi. La squadra e la città vengono chiamate anche Pompey, molte le ipotesi sulle origini di questo nome. Sono qui per lavoro, in un centro di ricerca famoso, è un altro mondo. Ti regalano anche la tazzina dell’istituto. Una toccata e fuga. Neanche il tempo di visitare le bellezze del posto. In lontananza si vede anche l’isola di Wight, quella della canzone. Curiosa la Spinnaker Tower, costruita nel porto a testimoniare la tradizione marinara della città.

Giusto in tempo per tornare e dare il mio contributo per la storia. Il biglietto dei distinti c’è. La sciarpa è nel cassetto. Non potevo mancare. Il campionato, un paio di partite di Coppa Italia, il Wolfsburg. Non poteva mancare la semifinale europea. A costo di partire all’alba. Una mattinata di sonno. Sveglia nel primo pomeriggio. Partenza per lo stadio. Un piano intensivo, ma l’obiettivo è esserci, con un po’ di sonno arretrato, ma esserci. Come 26 anni fa, ancora oggi in una semifinale. Ho pochi ricordi di quella che era una competizione di un blasone diverso, quella semifinale fu contro il Bayern Monaco, poche ore fa schiacciato da un piccolo argentino. Dio del calcio, figlio calcistico di quello che fu la mano di dios, il pibe de oro. Vedo una squadra che vince perché il suo migliore giocatore impatta la partita e dà il via alla vittoria. Se hai un giocatore così, le partite le vinci e basta. Oggi ci tocca il Dnipro. A proposito di Maradona, questo non è il Napoli di Maradona, è un Napoli più modesto, perché senza il dio del calcio non può che essere più modesto, ma con uno sguardo al futuro, un po’ timido e con qualche insicurezza, ma sempre pronto a far gioire i proprio tifosi. In trepidante attesa. Ci vediamo allo stadio. Azzurri più che mai.

Crescenzo Tortora

La Mia sul Napoli

il blog: lamiasulnapoli.wordpress.com

Metti Mi Piace sulla pagina Facebook, vai qui.

napoli-dnipro