CONDIVIDI

Antonella Leardi è una madre, Ciro Esposito è un figlio ed un tifoso del Napoli. Antonella Leardi è una madre che ha perso un figlio che l’aveva lasciata per andare a vedere una partita della sua squadra del cuore e che presto la lascerà per sempre, perché un delinquente decide di prendersi la sua vita. Dal giorno dell’agguato passano alcune settimane che Ciro trascorre in coma, poi muore. Per mantenere vivo il ricordo di quel figlio, quella madre, che come tutte le madri non dovrebbe mai vedere il proprio sangue morire, trova le forze per lottare contro il dolore in una maniera coraggiosa, potrà non piacere (d’altronde ognuno metabolizza il dolore a modo suo), ma lei decide di non piangere tra le mura di casa, sceglie di parlare della storia del figlio, va negli ospedali, va in televisione, e scrive un libro, i cui soldi verranno devoluti. Quella madre combatte il dolore di una morte a modo suo, sperando che non accada più che un ragazzo perda la vita fuori ad uno stadio, perché un balordo ha deciso di scendere in strada con una pistola e far valere la sua mentalità ultras contro un gruppo di “nemici”. Ma questa madre non sa e non si aspetta che il suo dolore non è finito e che il povero Ciro morirà più volte. E quanto visto all’Olimpico di Roma è soltanto l’ultima parola di questa brutta pagina del nostro calcio. All’Olimpico leggerà striscioni infamanti. La accusano di lucrare sulla morte del figlio (“Che brutta cosa, lucri sul funerale con libri e interviste!” o “Dopo il libro… il film”). Il cuore di questa madre verrà ferito perché altri correranno in difesa dell’omicida (“Daniele con noi”). Ma non basta, questa madre riceverà ancora un dolore, grazie a quello che si può ritenere il capolinea della vergogna umana, un’immagine di Sandra Milo mentre grida il nome del figlio “Ciro, Ciro!”. Era l’anno 1990, durante una trasmissione televisiva una telespettatrice dice alla conduttrice che suo figlio ha subito un incidente, la Milo, in lacrime, grida il nome del figlio.  Il pessimo gusto di queste persone non ha limite, con che coraggio si può arrivare a mettere in atto un’associazione di idee così crudele. Il peggio del peggio. La fine della civiltà. Che vergogna! Che scuorno! Però quella madre risponde ancora con tanto amore, tanti schiaffi ricevuti da gruppi di ignobili persone, vede il figlio morire più volte e lei continua a professare pace, amore, tolleranza e perdono. E’ solo grazie al suo amore che Ciro ritorna alla vita. Ma forse qualcuno non merita la pietà che questa madre piena di amore è capace di provare. Forse a qualcuno si dovrebbe iniziare a precludere l’ingresso in uno stadio. Che lo stadio rimanga un luogo dove lo sfottò è ampiamente permesso, ma esiste un limite che non va mai superato. E all’Olimpico di Roma questo limite è stato superato. Una madre e un figlio continuano ad essere infangati da gente “senza scuorno”. Per fortuna Ciro rivive nelle parole della madre, invece il calcio muore. La curva Sud dell’Olimpico viene chiusa per un turno, ma questo provvedimento è solo un cerotto, la ferita continuerà a sanguinare. Nel frattempo, Pallotta chiama la signora Leardi, complimenti al presidente della AS Roma, questo è già più di un cerotto.

Crescenzo Tortora

La Mia sul Napoli

lamiasulnapoli.wordpress.com

sandra-milo-ciro-curva-sud-2abbo_ansa15_01376dcebb7971922d59a94162d5b84db5_48918_immagine_obigstriscione-roma-contro-mamma-ciro-esposito-700x420Untitled-TrueColor-015