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E pur si muove. Ad aprile si giocano i quarti di Champions League e Europa League. 3 Italiane superano gli ottavi, la Juventus passa con il Borussia Dortmund in Champions League, delle 5 italiane agli ottavi di Europa League passano soltanto Napoli e Fiorentina. Le inglesi sono fuori dalle due competizioni europee. Che smacco per la corona!

Abbiamo letto e scritto, anche su queste pagine, della situazione critica che vive il calcio nostrano. Un calcio che non vince più in Europa. Un calcio che per darsi delle nuove regole sceglie come capo un dirigente che, prima ancora di diventare il capo, si rende responsabile di dichiarazioni razziste e viene punito dalla UEFA, l’organo al quale la FIGC deve fare riferimento, e alle cui leggi, il nostro calcio, deve ispirarsi, o dovrebbe farlo. Il cammino per riportare gli italiani alle finali che contano è ancora lungo, e solo i prossimi anni ci diranno se le decisioni di Tavecchio & co. daranno i frutti sperati o meno.

E pur si muove. I risultati sul campo sembrano andare controcorrente e smentire quest’aurea di pessimismo che ci assale nei giudizi. Se da un lato è vero che non possiamo contare su squadre del livello di Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco o PSG, che però possono vantare fatturati che la stessa Juventus si sogna, è pur vero che la Juventus è ancora lì e agli ottavi di finale di Europa League l’Italia è stata la nazione più rappresentata. Sfortunatamente gli ottavi hanno decimato le italiane. Ne passano soltanto 2 (Napoli e Fiorentina), un risultato importante. Non accadeva dalla stagione 2001-2002 (Inter e Milan in quell’occasione). 2 squadre che possono giocarsela. E in Champions League la Juventus avanza, sebbene sembri difficile che possa contendere una vittoria agli altri squadroni. Questi risultati sembrano smentire le critiche continue che muoviamo al nostro calcio. Questi fatti sembrano andare controcorrente. In realtà le critiche hanno ragion d’essere nel momento in cui ci si chiede come mai queste squadre siano arrivate fino a questo punto. Sono le scelte della FIGC ad aver permesso a queste 3 squadre italiane di arrivare dove sono arrivate? La risposta è, evidentemente, assolutamente no! E quindi la risposta dove va trovata? La risposta va chiaramente ricercata nelle capacità societarie e calcistiche di queste società, che ce la fanno, pur vivendo in un sistema (calcio e stato) che non favorisce la costruzione di uno stadio all’avanguardia (la Juventus è un’eccezione), che non favorisce l’arrivo di imprenditoria estera, che non aiuta i giovani ad emergere, che non aiuta ad elevare il livello delle squadre con una competizione nazionale all’altezza. Anzi, permette ad un morto che cammina, il Parma, di iscriversi al campionato, e lo vede morire in corso d’opera, cercando poi l’elemosina della altre società di serie A, per tenerlo in vita fino al termine della stagione in corso. Questo, per non rispondere della mancanza di deontologia ed evitare le responsabilità.

E pur si muove. Da un lato la Juventus, che, seppur vista con occhio critico dal resto d’Italia, è un’ottima squadra, una società organizzata con un fatturato che le permette di avere quel po’ po’ di giocatori, che la portano tra le prime 8 squadre d’Europa. E cosa dire della Fiorentina, i viola, con un buon allenatore come Montella, esprimono da qualche anno un gran calcio, di possesso palla e grande qualità. Poi c’è il Napoli, il nostro Napoli, che negli ultimi anni è stato sempre in Europa, con un progetto internazionale affidato ad un allenatore internazionale, con buoni giocatori ed alcuni di livello, Higuain è un lusso per la Serie A, tra tante difficoltà di crescita cerca di proporre una mentalità e un calcio diverso, che ha una propria identità, un’idea di squadra allargata e una gestione economica virtuosa.

E pur si muove. Tre italiane ai quarti europei. Si chiudono i sorteggi. La Juventus pesca i francesi del Monaco, alla Fiorentina e al Napoli toccano Dinamo Kiev e Wolfsburg. L’Italia migliora il suo ranking UEFA e potrà scalare delle posizioni, per poter riacciuffare la terza squadra da presentare in Champions. Se si guardano le proiezioni per il 2016 gli inglesi e i tedeschi sono vicini. Ma l’arte dell’arrangiarsi, tipicamente nostrana, può bastare fino ad un certo punto, per andare oltre (arrivare ad una finale di Champions League e vincerla) servirà organizzazione e decisioni decisive che riportino il nostro calcio a primeggiare sia con i club che con le nazionali.

E pur si muove. Ma serve di più!

Crescenzo Tortora

La Mia sul Napoli

lamiasulnapoli.wordpress.com

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