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La mia ultima sulla partita della discordia.

Si è detto e si dice che a fine stagione il tutto si equilibra, che ci può stare, il motto che Benitez ha reso social, che la Juventus ha avuto proprio di recente delle occasioni a sfavore, e che quindi il paradigma di Juventus favorita non ha ragione di essere. Io comincerei nel dire che in occasione della partita Napoli – Juventus, il Napoli è stato penalizzato con decisioni che rendono impossibile la partita, decisioni che non permettono alla squadra più debole, il Napoli, di vincere con quella indubbiamente più forte, la Juventus. Perché signori, la Juventus è la squadra più forte, per storia, per fatturato, per qualità in campo. Vincerà lo scudetto, non c’è confronto con la Roma. La Juventus non ha bisogno di aiuti. In uno scontro così importante, che avrebbe permesso al Napoli di avvicinarsi, la Juventus non avrebbe avuto bisogno di alcun aiuto, perché le qualità dei suoi le avrebbero permesso tranquillamente di vincere. La partita di domenica, se condotta equamente, avrebbe raccontato la sua storia, la storia di una partita tra due squadre che certamente presentano una differenza tecnica, ma che se la giocavano. Non il miglior Napoli, ma una partita che sul 1 – 1 il Napoli stava gestendo e attaccava. Una partita che avrebbe avuto qualsiasi vincitore, come è avvenuto a Doha. Invece no. La conduzione di Tagliavento e soci è stata, quantomento, discutibile.

Lo possiamo dire che la conduzione è stata discutibile? Oppure no? Lo diciamo a voce alta? Lo hanno fatto egregiamente mister e presidente. Abbiamo visto arbitraggi più scandalosi, certo, ma per veicolare una partita basterebbe anche un solo episodio, che sposta gli equilibri.

Che non mi si parli delle altre partite della Juventus, perché qui si discutte di Napoli – Juventus del 11/01/2015, della presente stagione. C’è chi ci ricorda il gol in fuorigioco di Callejon dell’anno scorso. Ma io potrei ricordare il fuorigioco di Llorente nel girone di andata della stessa stagione, partita sicuramente più importante, perché nel girone di ritorno la Juventus era oramai lontana. Io ricordo Pechino, io ricordo il rigore fatto ripetere ad Hamsik. Ma certo, per onesta ricordo anche un fallo da rigore inesistente su Zalayeta.

Ma io ricordo che il sistema calcio è malato. Ricordo il gol di mezzo metro di Muntari che Allegri sembra aver dimenticato. Io ricordo Calciopoli. Io ricordo Moggi.Io ricordo Pairetto e Bergamo. Io ricordo la condanna a Conte. Io ricordo Doni. Io ricordo i passaporti falsi. Io ricordo l’accusa di doping prescritta alla Juventus. Io ricordo le scommesse illecite. Io ricordo che da sempre esiste un atteggiamento psicologico che mette la classe arbitrale in sudditanza psicologica verso le squadre più forti. Tutto questo e tanto altro ci dice che il mondo del calcio – mi riferisco a tutto il sistema e non ad una sola squadra – per il denaro che vede girare, è debole, sensibile, facilmente attaccabile da frodi e giochi di potere.

Ma la passione che  guida gli animi dei tifosi non può arrendersi a tutto ciò e all’inerme consapevolezza del dubbio, del tutto già scritto, del favore casuale o condizionato in qualche maniera. Sappiamo che certe cose possono succedere e sono successe, ma io non voglio credere che si stia ripetendo. Questi tarli mi picchiano nel cervello, ma non voglio cadere nel tranello di pensare al complotto, non ci credo. Ma credo che ci sia stato un dolo.  Credo negli errori arbitrali. Ho bisogno di capire e di farmene una ragione. Ho bisogno di escludere qualsiasi di questi pensieri. Ho bisogno di analizzare gli episodi e giudicare gli arbitri in base alle loro scarse capacità. Ho analizzato nel dettaglio gli episodi principali nell’articolo Napoli – Juventus e gli episodi che ti cambiano una gara, mostrando come vi siano state delle colpe arbitrali.

Se ne potrebbe parlare all’infinito. Se sto facendo i 110 metri ad ostacoli e inciampo su un ostacolo è colpa mia, e ho tutte le responsabilità. Ma se mi mettono lo sgambetto o mi spostano un ostacolo, allora la mia prestazione è inficiata da un ente esterno che determina nei fatti il risultato finale. Sull’1-1 la partita avrebbe potuto prendere qualsiasi piega.

Avremmo piacere che questo fosse riconosciuto anche dai tifosi, opinionisti e giornalisti Juventini. Perché non è peccato ammetterlo. La Juventus vincerà lo scudetto meritatamente, il Napoli è troppo lontano per poter ricondurre il divario ad una singola partita. Sarebbe un gran gesto di onestà intellettuale ammettere che l’arbitro ha influenzato una partita che la Juventus avrebbe potuto vincere tranquillamente senza aiuti, ma anche perdere, come il campo e la fortuna hanno determinato a Doha.

Ho condiviso le polemiche dei nostri capipopolo: le dichiarazioni di Benitez e il tweet di de Laurentiis. Perché come si dice da queste parti quanno ce vo’, ce vo’.

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Dopo una partita così importante, e decisioni così discusse, certe cose vanno dette. Juventus e Roma possono suonarsela e cantarsela da soli, sul campo e in TV, e il Napoli deve tenere il violino nella custodia? Non totalmente condivisibile la politica del silenzio sugli arbitraggi adottata fino a domenica. A fine partita, con i propri modi, mister e presidente hanno fatto sentire la voce dell’insofferenza. Acume, ironia, intelligenza, cultura calcistica straordinaria nelle parole del mister Benitez, l’autorità presidenziale, la tempistica, la rabbia nel tweet del presidente. Due voci che forse non verranno ascoltate, ma che nel momento giusto si fanno sentire. Arrivano la ramanzina di Nicchi e le critiche al tweet presidenziale (le sue dichiarazioni su gazzetta.it). De Laurentiis, attraverso un comunicato ufficiale, risponde alle critiche.

Ecco la parte finale del suo comunicato: “Il pensiero personale che ho inteso esprimere ha l’unico significato di evidenziare l’inadeguatezza dell’attuale sistema e la necessità di una urgente revisione dello stesso, come l’introduzione della moviola in campo che da più anni ho sollecitato. Moviola che per altro viene già utilizzata in molti sport professionistici.”

Le vogliamo cambiare le cose? Vogliamo diminuire gli errori? Azzerare, o quantomeno ridurre le polemiche che puntualmente, dopo ogni partita, riempiono i bar e i salotti televisivi? Facciamolo! O meglio, fatelo! Per annullare il sospetto che si manifesta ad ogni fuorigioco sbagliato, ad ogni fallo di mano non assegnato, e ogni qualvolta una palla è dentro o meno. Così finalmente gli Juventini potranno vincere senza dubbi, conviene anche a loro!

Intanto la FIGC inizia a lavorare sulla goal line technology, un primo passo per evitare erroracci come il gol annullato a Muntari, ma non basta.

Che una rivoluzione possa partire da Napoli? Sarà un’avventura contro i mulini a vento come quella intrapresa dal cavaliere Don Chisciotte o sarà l’inizio di una vera rivoluzione alla Che Guevara?

Ora, testa e cuore alla Lazio.

Crescenzo Tortora

lamiasulnapoli.wordpress.com