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Mi dispiace per l’esonero di Mazzari. Mi dispiace perché sebbene ci abbia lasciati con un magone, per fortuna subito sparito dopo l’arrivo di Rafa Benitez, il tecnico toscano aveva dato tanto al Napoli. Durante i suoi anni a Napoli abbiamo gioito per gli ottimi campionati, una bella Champions League e la vittoria di una Coppa Italia, il primo trofeo dopo tanti, troppi, anni di buio calcistico. A Mazzarri va dato atto di aver sfruttato al massimo la rosa che aveva a Napoli, di aver valorizzato Lavezzi e Cavani, e di averne, ovviamente, sfruttato le enormi potenzialità. Quella squadra ci ha dato tante vittorie e tante soddisfazioni.

Ci ha lasciati, forse perché conscio che a Napoli sarebbe stato difficile ripetersi, per limiti che pensava fossero legati all’impianto societario, oppure, alla naturale difficoltà di ripetere un secondo posto, dato che davanti la Juve non si schioda. Ha provato l’esperienza Inter, un primo anno di alti e bassi, e nel secondo anno arriva il tipo di giocatori che aveva chiesto, e per questo motivo mi aspettavo che facesse bene. Ma mi sbagliavo. Tante brutte prestazioni e viene esonerato.

Questa vicenda testimonia l’importanza delle componenti che vanno a incastrarsi per rendere un progetto calcistico funzionante. Non lo possiamo dire con certezza, perché non ne esistono prove tangibili, ma probabilmente Mazzarri trovò a Napoli un ambiente diverso da quello dell’Inter e tifosi meno esigenti. Trovò una società con tante pecche, ma che ha proseguito nella sua crescita lenta ed instancabile fino alle vette del calcio italiano, che ha permesso al tecnico toscano di poter contare non su fuoriclasse, che sia chiaro, ma su scommesse (Lavezzi e Cavani su tutti), che sono cresciuti fino a diventare dei pezzi da 90, e che hanno fatto le fortune di Mazzarri e del Napoli. Mazzarri ci ha messo del suo, costruendo un impanto di squadra con una difesa imperforabile (pur se non con grandi interpreti) ed un attacco finalizzato ai gol di Cavani.

Non voglio fare l’apologia della nostra società, ma i numeri sono in vista. Mancherà lo stadio, mancheranno gli immobili, e un settore giovanile di alto livello, ma questo Napoli offre un’idea precisa di progetto economico (criticabile o meno), una chiara leadership societaria, uno staff medico di primo livello – lo dimostrano i pochi infortuni muscolari dei nostri giocatori – e un parco giocatori che anche con Benitez è aumentato ulteriormente in qualità.

La situazione ambientale e societaria è chiaramente diversa all’Inter. Pur contando su un bacino d’utenza superiore a quello del Napoli, un potere economico potenzialmente migliore, l’Inter, squadra di grande storia calcistica, stenta a riprendersi dopo il triplete. E come l’Inter, anche il Milan va a rilento.

Il connubio società-ambiente-mister conta tanto nella riuscita di un progetto. Mazzarri ha trovato il paradiso a Napoli, ma l’inferno all’Inter.

A Napoli, se arrivasse uno sceicco con 200 milioni sul piatto da spendere per il mercato sarei contento, ma siamo sicuri che riuscirebbe a fare meglio di de Laurentiis? Forse sì, forse no. Qualche merito se lo merita questa società!

Crescenzo Tortora

lamiasulnapoli.wordpress.com

Mazzarri Napoli