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Stasera al Casamale la cerimonia di apertura con il sindaco Pasquale Piccolo, poi via all’evento che vedrà nella prima giornata i saluti di Giuseppe Auriemma, «iniziatore» della kermesse.

paliosomma

Un tuffo nel medioevo, una grande festa popolare che come tutte quelle della tradizionali diviene in un certo senso catartica. Ci si avvicina all’altro, si gioca, si balla, si canta.

Ci sono tutti gli ingredienti – iniziative solidali a parte e in aggiunta – per paragonare il Palio di Somma Vesuviana agli altri eventi vesuviani o più largamente mediterranei, diciamo pure del Sud Italia, cui le persone partecipano per divertirsi, per dimenticare il quotidiano, per riconciliarsi con il passato. La piazza diviene un enorme palcoscenico dove tutti, anche gli spettatori finiscono per divenire attori di una rappresentazione globale. L’anno scorso, così come nel 2012, ad aggiudicarsi la vittoria è stata la squadra di Castello Arce, stavolta nell’arena di piazza Vittorio Emanuele III potrebbe essere la volta dei rioni Carmine, Casamale, Costantinopoli, Margherita, Prigliano, Santa Maria del Pozzo e Starza Mercato.

Sei, le prove: il tiro alla fune, metaforico dualismo tra principio maschile e femminile, tra Yin e Yang, a rievocare riti contadini propiziatori; la corsa con il sacco, prova di resistenza che vincerà chi riuscirà ad ultimare per primo il percorso segnato; poi, il «chirchio», il cerchio, passatempo antico di cui si trovano tracce negli scritti di Orazio ma del quale non ci è mai pervenuto alcun esemplare se non in raffigurazioni e dipinti. Erano in legno, forse, e arrivavano all’altezza dei fianchi; e ancora, il «curuoglio» o «cercione» che altro non è quel panno di lino o morbido tessuto, o magari ammasso di frasche modellato ad arte, da porre sulla testa che nell’antichità serviva a trasportare pesi in equilibrio.

Un gioco qui, un costume tipico delle nostre terre, ma anche, ancora, un’usanza in voga per chi, in terre povere e lontane, deve compiere ogni giorno un lungo percorso per rifornirsi di acqua ai pozzi; la «pignatta» o «caccavella», memoria della Quaresima, quando la tipica pentola in argilla utilizzata dagli avi, veniva riempita di dolci e leccornie e appesa al centro della stanza, l’ultimo bagordo prima del periodo che, tradizionalmente, invita ad astenersi dai peccati di gola; infine, il «palo di sapone» o «albero della cuccagna», rito collegabile alla tradizione celtica: un alto palo di castagno con in cima una botte trattiene selvaggina, salumi, frutta secca, in attesa di chi riuscirà a conquistarsi i premi e, in questo caso, anche il drappo del vincitore.

Sono proprio i giochi la componente ludica del palio, tutti esclusi dal circuito di quelli cui sono avvezzi gli attuali fanciulli. E forse per questo più entusiasmanti. Comunque, per la ventiquattresima edizione, ancora centinaia e centinaia di persone si riverseranno in piazza, con il sottofondo delle tammorre, di melodie antiche, con gli odori ed i sapori dei piatti tipici della tradizione per un appuntamento ormai fisso e che dovrebbe forse divenire più «evento». Il tema di quest’anno è «Oltre le mura», inteso come superamento di barriere, incitazione al dialogo e vi sono associate due iniziative benefiche: «Salviamo la Collegiata», per Somma Vesuviana e quella globale «Dialogue to unlock».

 

Il via domani alle 18, 30 con il corteo in costume e l’investitura del Magister Nundinarum, poi la musica, il rito della cena risalente al medioevo, le danze rinascimentali. Domenica, dopo il convegno previsto al mattino sul tema dell’integrazione sociale, via alle sfide per spodestare i vincitori dello scorso anno. Stasera però, al borgo Casamale, nello slargo tra via Giudecca e via Gino Auriemma, alle 19 gli interventi di associazioni e paranze, con il sindaco Pasquale Piccolo che presiederà la cerimonia di apertura.

 

Fonte: Carmela D’Avino – Il Mediano.it