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(FILES) - File picture taken 01 August 1

 

Dieci anni fa un mito del ciclismo italiano lasciò questa terra. Quel mito era Marco Pantani. Per tutti i tifosi, Marco era il “Pirata” per il suo modo di essere e di salire in bicicletta. Pantani è stato l’ultimo italiano a vincere il Tour de France nel 1998 prima di cadere in una forte depressione. Oggi non vogliamo ricordare Pantani sottolineando i momenti bui del Pirata ma solo gli attimi in cui esaltava la folla e faceva commuovere i propri tifosi. Marco non se ne mai andato via. In ogni gara, in ogni curva, in ogni gran premio della montagna c’è sempre una sola e grande scritta “Pantani vive”. Si, per i suoi tifosi Marco è sempre lì sulla sella pronto a scattare e a lasciare il vuoto dietro di sé.

Quando cominciava la salita, Pantani non pedalava ma danzava sulla sua bicicletta. Quella che per molti era un’asperità insormontabile, per Marco era poesia. Grandi giornalisti hanno raccontato il “Pirata”: Adriano De Zan, Candidò Cannavò, Gianni Mura. Quando scattava Pantani tutti sapevano che non era uno scatto qualunque ma era un momento storico, un momento che non sarebbe più tornato. Quando Gianni Mura gli domandò:” Marco perché vai cosi forte in salita?” Pantani gli rispose:” Per abbreviare la mia agonia”.

Nel 1998 salì nel tempio delle leggende con l’accoppiata Giro e Tour. Proprio al Tour forse si ha avuto la massima espressione di classe del “Pirata”: dopo 5 tappe il distacco di Marco da Jan Ullrich era di 5 minuti, un’enormità dopo poche tappe. Ma nella tappa del Galivier Marco scattò a 50 chilometri all’arrivo rifilando oltre 9 minuti alla maglia gialla andando a vincere la Grande Boucle.

Dopo 10 anni caro Marco non è cambiato niente. Tutti amano proprio come il 14 Luglio 2004. Forse non cambierà niente nemmeno nel 2034. Sei e sarai sempre il PIRATA. Ciao Marco.

Luigi Iervolino