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Preambolo. Il Napoli ci dà ancora una volta uno spunto. Mi dà lo spunto per approfondire dei concetti che già ci avevano aiutato in alcune partite precedenti. Vi avevo parlato del concetto di disordine, collegato all’entropia in Fiorentina – Napoli (Lezione 1), una vittoria entropica: in un sistema fisico isolato, l’entropia non può mai diminuire, e cioè non si può mai passare da uno stato di disordine ad uno più ordinato. Avevamo ripreso il concetto in Napoli – Sampdoria (Lezione 3), solido e più ordinato, dove gli azzurri avevano contrastato la diminuizione dell’entropia, riacquisendo un po’ di equilibrio e solidità. Ma poi vi ho parlato di forze conservative e di attrito nelle ultime due gare. Un concetto importante nella descrizione dei fenomeni fisici è quello di reversibilità. Tutti questi concetti sono collegati, perché i processi che avvengono in sistemi fisici (ad esempio meccanici) che sono soggetti a forze conservative (come ad esempio la forza di gravità) sono reversibili, e cioè il sistema potrà essere riportato al suo stato iniziale, ripercorrendo i propri passi, fino alla condizione iniziale, senza che i corpi circostanti ne vengano influenzati. Lo stato entropico del sistema non cambia in questo caso, non varia lo stato di disordine. Invece forze non conservative, come l’attrito, rendono le trasformazioni irreversibili, non fanno conservare l’energia, qui l’entropia e il disordine aumentano. In questo momento il Napoli è irreversibile, non riesce a ritrovare i suoi passi senza scompensi, l’attrito gli va contro, è in uno stato di disordine.

copertina_Napoli-BresciaLa partita. Rispetto alla partita col Cagliari il Napoli inizia bene e finisce male. O meglio, il primo tempo inizia a stenti, il Napoli rincorre gli avversari, poi sblocca con la solita azione a liberare l’uomo sul lato debole. Fabian illumina, Callejon arriva preciso e Mertens insacca. Il raddoppio arriva dalla testa di Manolas, ancora in gol, buon primo tempo per lui, uscirà nella ripresa. L’impressione è che il Napoli sappia soffrire per poi esplodere con gesti importanti. Nel secondo tempo il Napoli perde i ritmi, è meno convinto, non si capisce più, non ritrova i suoi passi, disperde energie, diventa un processo irreversibile. Dà spazi e il Brescia guadagna metri. Tonali si vede annullare un gran gol, poi è Balotelli ad accorciare di testa su palla da fermo. Il Napoli subisce ancora da fermo. Poi è sofferenza, il Napoli è spento, si assiste ad un’irreversibile agonia. E si aggiungono altre forze dispersive e non conservative, la fortuna dimezza la difesa e il Napoli finisce la partita con una linea difensiva composta da Hysaj, Di Lorenzo, Luperto e Ghoulam. E’ una difesa che non augurerei nemmeno al nostro peggior nemico. Nel finale non si capisce perché il Napoli non vada a gestire il pallone sulla bandierina o quantomeno non tenti di guadagnare secondi prezioni. Irreversibili!

Conclusioni. Il Napoli aveva ritrovato un certo ritmo, con una vittoria Champions unica, e ritornando in campionato col successo col Lecce, per poi lasciare punti al Cagliari e rischiare tanto anche con il Brescia. Nel computo dei 90 minuti si salva poco, sicuramente non l’atteggiamento della squadra. Non accettabile sicuramente dopo la batosta col Cagliari. Si salva il risultato, ma non la prestazione. Si salvano le prestazioni di singoli, ma sicuramente non quella corale, ad intermittenza, irreversibile, che si fa frenare dall’attrito, non conservativa, che disperde le energie, e non va diritta al risultato. E’ stata un’irreversibile agonia. Ora fermiamoci e riflettiamo, chiariamoci le idee, sistemiamo le misure in campo, aggiustiamo gli spazi e percorriamoli rispettando il principio di conservazione dell’energia. Trasformiamo questa irreversibile agonia in una reversibile felicità, già col Genk.

La mia sul Napoli