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Un Napoli vestito da azzurro Champions, è il momento delle luci della ribalta, contro i francesi che contano, quelli di Parigi, contro l’amico Cavani. E’ un Napoli nuovo, che vuole bissare il risultato con il Liverpool, o quantomeno, non sfigurare. Ancelotti è uomo troppo sottovalutato, fin troppo dagli esperti che vivono a valle del Vesuvio. Lo dimostra giorno dopo giorno, come un Dio che vede e provvede, con il Liverpool, sia fatta la tua volontà, con il turnover schizofrenico, il generatore casuale di formazioni, le mille facce azzurre, il Napoli ha una sua identità, nuova per molti versi, ma è camaleontico, non ha paura, guarda in faccia gli avversari, soffre, ma poi dà le sue stoccate vincenti.

E’ ancora un Napoli dalle mille facce (leggi il Capitolo 11), che alterna la calma piatta di un lago alle onde di un mare in tempesta. Il Napoli della prima parte del tempo è un Napoli vestito da formica che raccoglie scorte per l’inverno, è attento, osserva gli avversari, soffre, è in attesa di tempi migliori. Allan non ha ancora preso le misure, al centro gli azzurri si fanno infilare, perché i parigini sono tecnicamente forti e sanno come avere il sopravvento su avversari di qualità tecniche inferiori. La partita inizia a cambiare a metà tempo: prima la traversa di Mertens e poi il gol di Insigne. Si respirava nell’aria, il Napoli era più cattivo, più pericoloso. Giro palla, fino agli esterni, Callejon aggira la difesa con un cross e Insigne uccella Areola con un pallonetto. Callejon, uno spanish sniper che si inserisce negli spazi e colpisce, vestito da rifinitore, Lorenzo, il rifinitore vestito da goleador. Il PSG, come fu per il Liverpool, ci capisce poco.

Psg-Nap-75Nel secondo tempo cambia la storia, Tuchel toglie Bernat, e butta dentro Kehrer, si mette a 3 in difesa, piazza due ali larghe. Gli uomini in avanti tengono impegnati la retroguardia azzurra, la difesa si allarga, gli avversari pungono al centro, il Napoli è in difficoltà, sembra che possa resistere, ma viene raggiunto con un autorete di Mario Rui. Ma il Napoli è quello dalle mille facce, che prima si veste da vittima e poi da carnefice. Si veste anche Dea Bendata, si porta fortuna da solo, il culo aiuta gli audaci. Mertens si ritrova un pallone sui piedi, ringrazia il difensore avversario e segna il raddoppio, un gol vestito da uno scherzo beffardo. Entreranno Milik e Rog, sembra che la partita possa essere azzurra, tutta azzurra, dopo una grande impresa, ma quando sembra finita arriva la prodezza del campione, la magia a giro di Di Maria. L’argentino riporta la partita in parità, e salva i suoi. Finisce 2 – 2.

Che peccato, una partita che nei numeri ha visto un sostanziale equilibrio, anzi, con statistiche che sorridono maggiormente agli avversari, nel possesso palla, nei passaggi completati, nei tiri in porta. Sono dei numeri che premiano leggermente i parigini, ma che in realtà sono vestiti di azzurro. La prestazione azzurra è completa nella testa e nei piedi, e il pareggio non ne riduce minimamente la portata. Dopo il pareggio vestito di sconfitta con la Stella Rossa, titolai con oltre il risultato, il Napoli che sarà, perché fu il Napoli che si stava realizzando, che si vestiva delle sue nuove vesti, che Ancelotti stava cucendo. Oggi non posso non scrivere oltre il risultato, il Napoli che è, un Napoli vestito da mille tinte, che guarda in faccia gli avversari e dà loro del tu. Un Napoli che si veste da squadra femmina e maschia all’occorrenza, che arriva agli attaccanti da cross dagli esterni, che non ha paura del lancio lungo, che ama il possesso palla anche orizzontale, che chiama Insigne in mezzo al campo per dialogare con i compagni. E’ un Napoli che se lo vedi in campo gioca con un 4-4-2 vestito da un 3-5-2 o un 3-4-3, o viceversa, ce lo dicono le posizioni medie in campo. E’ un Napoli che difende con un 4-4-2, ma che attacca (per natura dei giocatori) con un 3-4-3 asimmetrico (lasciatemi dire così). Ha un piccoletto in mezzo al campo che è vestito da vampiro assetato di sangue, ha un ragazzo col fisico che gioca dove vuoi, anche da punta, il portiere poi, gli dovremmo chiedere scusa, uno sconosciuto vestito da Garella. Anche Mario Rui, colpevole dell’autorete, è nota positiva. Hamsik, un 17 vestito da regista. E mi fermo qui.

E’ stato un pareggio vestito da vittoria, merito di Ancelotti, l’uomo più umile, vestito da Dio del calcio che si è seduto su una panchina, sulla nostra panchina, ringraziamolo, sia fatta la tua volontà.

La mia sul Napoli