CONDIVIDI

Due città di mare, due città di calcio, un team che ha vinto tanto, è la seconda squadra più titolata della terra d’Albione, finalista dell’ultima Champions League, l’altra rappresenta una emozionante piazza che ha vinto troppo poco, pur avendo ospitato il più grande. La realtà attuale e quella storica propendono per gli ospiti, e diciamocela tutta, anche le speranze dei tifosi non abbondano.

Ma a volte ti trovi a vivere serate magiche, senza senso, o apparentemente senza senso, che non ti aspettavi, che sognavi, ma che non avresti mai avuto il coraggio di parlarne. Quello del Napoli di Ancelotti è un discorso che inizia da lontano, è un progetto che nasce da una costruzione per step, dal susseguirsi di idee diverse, risultati diversi, emozioni, teoria e pratica. Ancelotti ha preso una macchina perfetta, o quasi, nel suo illuminismo, che solo all’ultimo aveva conquistato quello spirito romantico che tanto avevo chiesto. Ha preso questa macchina, l’ha provata come era e pian piano ha tolto pezzi e ne ha messi altri, ha lasciato tanti mattoncini del passato, ma ci ha messo benzina nuova, bulloni nuovi, e la sua esperienza (ve lo scrivevo nel Capitolo 6). Ancelotti è un Dio che decide di interferire con le creazioni di un altro Dio, che già aveva impartito lezioni indimenticabili ai poveri umani. Carlo arriva con la sua modestia, il suo calcio meno codificato, più pragmatico, più creativo e meno standardizzato, e vince, e vince ancora. Sia fatta la tua volontà. Anche se qualcuno continua a pensare a quei 91 punti come una montagna insormontabile. Sia fatta la tua volontà, Carlo.

Il Napoli è una sorpresa continua, il mister ci ha fatto addirittura pensare che avrebbe potuto giocare con un 3-5-2, alla fine il Napoli ha giocato come sempre, sfruttando, ovviamente, le capacità difensive di Maksimovic, e lasciando Mario Rui libero sulla sua fascia. C’è ancora un centrocampo a 4, ma con Fabian sull’esterno, questa volta sulla sinistra (nel Capitolo 7 lo avevamo visto sulla destra). La partita è perfetta, il Liverpool ci capisce poco, Salah si scontra sul muro azzurro, Koulibaly e Mario Rui sono invalicabili dal suo lato. Il Napoli sembra fatto da 11 Allan. Sì Allan, sia fatta anche la tua volontà. Non potremmo mai smettere di incensare le sue lodi, ma cosa mangia questo ragazzo? Una canzone famosa di un cartone animato di un robottone diceva Mangia libri di cibernetica, insalate di matematica e a giocar su Marte va. Lui mangia insalate di avversari. Ho pensato che dovremmo iniziare a fare lo stesso che è stato fatto con Chuck Norris, e creare gli Allan facts, e cioè una serie di frasi assurde, che diano l’idea di quanto fuori dal comune sia: se Ken il Guerriero incontrasse Allan si toccherebbe la tempia e si concederebbe 3 secondi di vita, o al ventesimo livello di Super Saiyan, Goku si trasforma in Allan. E’ talmente assurdo quello che fa questo giocatore, che è veramente difficile commentarlo, e dire che gli azzurri sembravano 11 Allan dà l’idea della convinzione azzurra. Il San Paolo è infuocato, Allan ovunque, con il cuore, con l’anima. Con il Liverpool ho visto la miglior partita di Hamsik, preciso e risoluto, sbaglia solo negli ultimi minuti della sua partita. Meriti anche di Carlo, sia fatta la tua volontà. Nonostante tutto ciò, e pochi sporadici momenti di pericolo, il Napoli ha in mano la partita ma non segna. Sarà 57% di possesso palla, 86% di precisione nei passaggi, ben 14 tiri contro 4, 5 nello specchio contro il nulla avversario. A Liverpool non ricordano più l’ultima volta che una cosa simile è accaduta (l’onesto Klopp non riesce a spiegarselo, ma fa mea culpa). Altra considerazione, come se i numeri non bastassero, per pesare la prestazione azzurra. Carlo, sia fatta la tua volontà. Il Napoli deve aspettare però gli ultimi scampoli di partita, per assemblare i movimenti giusti, scambi sulla destra, Mertens alla cieca, il fendente di Callejon vede Insigne, Lorenzo è in volo per colpire il pallone in rete. E’ il gol della vittoria, e che gol. Che sia fatta la tua volontà.

In questa splendida ed insperata vittoria c’è tutto il Napoli di Ancelotti, legato quanto basta al passato nell’attenzione difensiva e il pressing, ma più verticale, più creativo, meno vincolato alla ragione, e speriamo sempre più romantico. E’ un Napoli con quel qualcosa in più, che uno come Ancelotti può dare, l’abilità di fare la scelta giusta, sempre, nel momento giusto, come discutevo nel capitolo precedente. Ancelotti è seduto sulla nostra panchina da oramai 9 partite e qualcuno forse non si è ancora reso conto che è proprio lui, è proprio lì, è uno dei nostri, ci degna del suo calcio, e ci regala vittorie come quella con il Liverpool. Perché se De Laurentiis ha fornito il materiale, lui (come i suoi predecessori) lo sta facendo fruttare. Carlo, sia fatta la tua volontà.

La mia sul Napoli