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Non c’è storia, Napoli – Parma è un incontro finito prima di iniziare, perché il Napoli mette in chiaro, da subito, chi comanda, e gli avversari non possono proprio nulla. Il solito 4-4-2, ma gli uomini in campo lasciano leggermente spiazzati: il Napoli è in campo con Allan e Diawara in mediana e Fabian sul lato destro, in porta ritorna Karnezis (strano sostituire il portiere), Malcuit per Hysaj, ancora Maksimovic in campo e davanti i soliti Insigne e Milik. Mi ha colpito vedere Fabian sulla destra, non me lo aspettavo in quella posizione (chi se lo sarebbe aspettato?). Ha giocato da attaccante esterno, proponendosi palla al piede e scambiando con i compagni, tentando anche il tiro. Il Napoli rinuncia al fiuto nell’inserimento di Callejon, ma mette in campo uno che va a coadiuvare il lavoro dei 2 mediani, pressando insieme ai 2 attaccanti centrali. Ancelotti si affida ad un generatore casuale di formazioni. E’ ovviamente solo un gioco il mio, che ha scopo di accentuare dei concetti ben precisi, che avevamo iniziato ad imparare con Benitez: non esistono titolari inamovibili, tutta la rosa avrà la possibilità di giocare (hanno giocato praticamente tutti i disponibili), e nulla sarà scontato, nemmeno le posizioni in campo, che pensavamo fisse e scolpite sulla roccia nei secoli dei secoli.

Nap-Par-74Passano solo 3 minuti, ecco un bel movimento di Fabian, che serve di esterno Milik, poi un cross basso in mezzo. Nonostante l’intervento del difensore, il polacco trova Insigne, che non ha grosse difficoltà a metterla in rete. Il Napoli è sprecone, ma domina la partita, non rischiando mai. Il Parma lascia spazi tra le linee e rischia sul recupero palla azzurro. La squadra di Ancelotti ritorna alla rete al primo minuto del secondo tempo, ancora spazi, e Milik, solo davanti a Sepe, scaglia una frustata, è una sorta di pallonetto con la potenza di un tiro di collo pieno, che scavalca il portiere avversario. Entreranno Mertens e Verdi, e proprio dai piedi di Verdi partirà l’assist per il gol facile facile di Milik. La partita finisce con i 3 gol azzurri. Facile facile.

Si aggiungono nuovi mattoncini alla costruzione (ve ne avevo parlato nel Capitolo 6), il generatore casuale di formazioni, nulla è scontato con Ancelotti, anche Fabian esterno destro, o il cambio del portiere, ma il discorso vale per Insigne attaccante centrale, Hamsik mediano in un centrocampo a due, Maksimovic in campo e non a scaldare la panchina, Callejon che entra nelle rotazioni. Se sedessi in panchina, potrei entrare anche io. C’è un generatore causale di formazioni, almeno così sembra nelle modalità inaspettate e nell’ossessivo ricorso al turnover, in realtà, è solo il calcio di Ancelotti. Sabato c’è la prova più difficile, con la Juve. Servirà la miglior formazione, il 4-4-2 con i migliori, il miglior approccio (quello di Torino), il coraggio e la forza di combattere avuto con Lazio e Milan (Capitolo 1 e Capitolo 2), servirà il miglior Ancelotti, il miglior Napoli.

La mia sul Napoli