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Questa storia azzurra prosegue tra pagine di successi e indecisioni, e dopo la batosta genovana (leggi il Capitolo 3), e la sconfortante parentesi delle nazionali, la Fiorentina arriva in un San Paolo semivuoto: attenti a Pioli, peccato dover giocare una partita importante senza pubblico.

Nap-Fior-83La formazione sembra quella solita, il solito 433. In campo Karnezis, Maksimovic e Mertens, al posto di Ospina, Albiol e Milik, il resto è sempre lo stesso, o almeno sembra che sia così. Però, ci accorgiamo subito che in fase passiva (quando le posizioni statiche consentono di capire chiaramente come sono disposti i giocatori in campo), il Napoli difende con 2 uomini in linea, sono Mertens e Insigne, e ai loro lati ci sono Zielinski e Callejon, sulla linea dei centrocampisti centrali (Hamsik ed Allan). E’ strano, vero? Ed è strano vedere Insigne punta centrale in fase attiva. I movimenti dinamici in fase d’attacco non rendono sempre chiara questa situazione, ma sì, è vero, il Napoli cambia modulo. Dal 433 al 442, contro la routine. Una novità per i colori azzurri, l’abbandono del fondamentalismo formale, della rigidità dell’assetto sono sorprese per abitudinari, ma sintomi di cambiamenti che stanno portando pian piano dalla Grande Bellezza Sarriana a qualche cosa che riusciremo a definire presto, con le parole giuste. In fondo, Ancelotti lo aveva dichiarato proprio durante la conferenza stampa del prepartita. Per sommi capi, il gioco di Sarri è più codificato, ad Ancelotti piace espletare il gioco offensivo in modi diversi. Lui preferisce giocare più in verticale, e questo Napoli inizia ad essere più verticale. Oltre alla diversa disposizione in campo, il Napoli cambia nella propagazione del gioco, è meno fitto nella trama dei passaggi. Anche con la Fiorentina domina nel palleggio, ma questo nuovo Napoli cerca più facilmente di verticalizzare. Avevamo iniziato con cambiamenti impercettibili (descritti nel Capitolo 1, rifacendomi alla frase de Il Gattopardo “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”) e pian piano spezziamo la routine.

Il primo tempo con i viola è certamente migliore di quelli precedenti, l’approccio è giusto. In difesa, il Napoli non subisce, non cade su errori individuali, ma davanti c’è ancora qualche cosa da migliorare. Il Napoli sembra sparare a salve. Entrerà anche Milik per Mertens, e poi Ounas per Callejon. A dire il vero, la mossa Ounas non dà i suoi frutti, il ragazzo non viene mai cercato, ma Milik dà il giusto riferimento e da lui arriva lo spunto per il gol. Palla ad Hamsik, che lo serve centralmente, il polacco si gira e cerca sempre verticalmente Insigne, buono l’inserimento del napoletano, bravo Lorenzo. E’ gol. E’ il gol della vittoria, dell’attasa e della perseveranza. Per il resto della partita, nonostante una ghiotta occasione caduta sui piedi di Zielinski, il Napoli gestisce, e lo fa senza rischiare mai. Dimostra una certa sicurezza nella gestione della palla.

Sempre più, questo Napoli inizia a mostrare sempre più le sembianze di Ancelotti, il cambio modulo, il gioco più ampio, il turnover senza paura, e cerca di conservare il palleggio e i movimenti difensivi di Sarri. E’ un Napoli che deve ancora crescere, sbaglia ancora troppo, e ancora deve trovare una propria, vera, identità. Nonostante l’inizio contro avversari difficili, Ancelotti porta a casa 3 delle 4 partite giocate, mentre altre favorite, su griglie e grigliate, se la passano peggio. Stiamo conoscendo una diversa esperienza di calcio. E martedì, contro la Stella Rossa, scopriremo altre sfaccettature di una gestione che ci fa (e farà) assaporare una filosofia più pragmatica, più aperta alla novità, che definirei differente, e non migliore o peggiore di quella precedente. E’ diversa e sorprende abitudinari come noi. Dal 433 al 442, contro la routine!

La mia sul Napoli