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Napoli – Milan è partita di ex, che richiama vecchi sapori passati, è la partita della voglia di rivalsa di qualcuno e della serenità di altri. Il Napoli viene dalla confortante vittoria con la Lazio e da settimane di polemiche incessanti tra società, comune e tifosi, divisi su più fronti. E’ la prima al San Paolo, con i soliti cori contro il presidente, ed alcune difficoltà logistiche dell’impianto di Fuorigrotta.

Nap-Mil-85b-esul-zielinskiNonostante il Napoli disputi una discreta oretta di gioco, senza però essere mai estremamente pericoloso, va sotto per ben due volte, ad opera di un magistrale calcio volante di Bonaventura e un fendente di Calabria. Entrambi i gol nascono da un cambio di gioco che allarga il Napoli, poi lo scarico verso l’uomo che, indisturbato, arriva da dietro, per calciare verso la porta di Ospina. Palle difficili, è vero, ma il nuovo arrivo non sembra mostrare una grossa reattività, cerca di farsi perdonare con un’uscita bassa, ma speriamo che faccia meglio nelle prossime partite. Per lui, solo 17 palle toccate (contro le 64 di Donnarumma) a testimoniare come la difesa azzurra non ne abbia chiesto l’aiuto nella manovra (a differenza di quanto succedeva con Sarri) e come il Milan, fatta eccezione per i 2 gol, sia arrivato dalle sue parti poche volte.

Il Napoli è sul baratro, le speranze sono al lumicino, è ridotto come una montagna di ceneri, ma come l’araba fenice risorge, dalle ceneri al fuoco ardente. Il Napoli è più deciso, recupera palla sulla trequarti, Callejon si inserisce nel mezzo spazio, e serve Zielinski che fa partire un tiro incrociato e preciso, Donnarumma non può nulla. Ancelotti cambia anche modulo, col tentativo di provarle tutte, esce Hamsik ed entra Mertens. Il Napoli cambia modulo, passa a 4 in attacco. Ed è subito il raddoppio. Palla ribattuta da calcio d’angolo, e Zielinski ricorda il gol con l’Atalanta, il pallone arriva al limite dell’area e sul suo tiro al volo Donnarumma può solo sfiorare la palla. Il Milan è sparito, mentre il Napoli splende di luce propria. Subentra l’autoconservazione Ancelottiana, esce Zielinski per Diawara, per dare più equilibrio in mediana, e poi Luperto per Mario Rui (apparso in difficoltà). Che prestazione sicura e decisa quella del giovane azzurro. Il Napoli la vince, è talmente sicuro di sè che inizia a schiacciare gli avversari, che non ci capiscono più nulla (lo dirà anche Gattuso in conferenza stampa). Il Napoli ama i mezzi spazi, palla di Diawara per Allan, che si inserisce proprio lì. Vede sul lato debole Mertens, palla in orizzontale e gol, il terzo gol, il gol della vittoria. Con l’ingresso del belga la partita si incanala ulteriormente. Avere Insigne e Mertens sulla sinistra è un incubo, altro che diavoli milanisti, i diavoli sono quei due, che intesa, fastidiosi come delle spine nel piede. Una menzione speciale la merita anche Allan, fondamentale sia in fase passiva che in fase realizzativa, ma cosa si mangia il ragazzo?

Lazio – Napoli (il primo capitolo di questa storia) ci ha detto che questo Napoli sta cambiando lentamente, poco nel modulo e in alcuni movimenti, lo abbiamo visto anche con il Milan, e avevo auspicato, facendo riferimento al Gattopardo, che questo servisse, più di cambiamenti repentini e rivoluzionari. Questa partita conferma che il Napoli ha percorso una sua strada, di piccoli cambi, che pian piano si palesano. Abbiamo visto come il Napoli cerchi spesso il cambio di lato, anche se è un aspetto da migliorare, perché si lasciano i terzini soli al cross (spesso è capitato ad Hysaj). Questo Napoli cerca di verticalizzare verso gli esterni per poi cercare il centro del campo. Cerca di essere meno fitto nei passaggi, anche se non dimentica mai questa sua vecchia capacità, cerca meno il portiere, e lo abbiamo visto forzare il cross in verticale. Ancelotti dovrà lavorare sulla fase difensiva, per ovviare alle situazioni che hanno portato ai gol subiti, ma può contare su attaccanti che hanno bisogno solo di essere lasciati liberi di mordere (e ci siamo dimenticati di Verdi in panchina). Oggi abbiamo visto un cambio modulo, degli azzardi, che forse Sarri avrebbe provato dopo, o che forse non avrebbe provato. Luperto entra e mostra due interventi da difensore navigato. Si evincono differenze di gestione rispetto a Sarri. Ma questo Napoli va visto come un’evoluzione di quello passato (vedremo se in peggio o meglio), e sta percorrendo anche quella via che aveva intrapreso durante la passata stagione, e cioè diventare meno razionale e più romantico, questo Napoli cerca di essere più sporco e di affidarsi maggiormente all’estemporaneità e non alla precisione illuminista. Questo è forse parte di ciò che Ancelotti può dare a questa squadra, quella sicurezza e quel coraggio, che sono serviti per ribaltare uno 0 – 2, come la fenice, dalle ceneri al fuoco ardente.

La mia sul Napoli