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Nel Gattopardo, il famoso romanzo di Tomasi di Lampedusa, si legge “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. La frase fa riferimento a quanto i mutamenti apportati dal nuovo governo Sabaudo in Sicilia fossero privi di veri contenuti, e che a questo non si fosse accompagnato un cambiamento vero, interno, del popolo Siciliano. Quindi, se vogliamo evolverci, se vogliamo cambiare un modo di pensare, non servono atti estremi, il cambiamento non deve passare da grossi stravolgimenti esterni, ma nell’anima, all’interno del proprio cuore e della propria mente. Questa è una possibile interpretazione della tanto famosa frase. Per certi versi è quello che sta succedendo a questo Napoli, o che forse non sta succedendo. E’ quello che si è visto (o forse no) in Lazio – Napoli. In un momento di polemiche, tra l’urlo incessante dei tifosi, le polemiche sul mercato e le risposte del presidente, in questo caos, Carlo allena e lo fa in silenzio.

Nap-Laz-79-esul-milikE il Napoli che scende in campo, fatta eccezione per la novità del metodista Hamsik, è il solito Napoli Sarriano. Scende in campo nel modulo con un 4-3-3, con gli esterni larghi, pressing, difesa alta e squadra stretta. Sembra addirittura il Napoli del primo Sarri, che si permetteva erroracci madornali. E’ proprio da una svista difensiva che arriva la mazzata. Contropiede, 3 dei nostri inseguono la palla, e si fanno beffare da Immobile, il Napoli è sotto. Ma questa è la botta che risveglia gli azzurri. Si alzano, iniziano a giocare, sembra il Napoli di Sarri, si susseguono geometrie, triangoli taletiani, il Napoli si propaga come un’onda. Gli azzurri si vedono annullare un gol da calcio d’angolo. Ma durante gli ultimi scampoli di tempo pareggia con il vecchio, con la sempreverde intesa tra Insigne e Callejon. Con Benitez e con Sarri, e ora con Ancelotti, l’intesa dei due è oro, è preziosa. Il piedino di Insigne trova il puntuale Callejon, l’appoggio in rete di Milik è una “pazziella”. Non c’è più storia, la Lazio si difende e il Napoli è indomito. Il palo ci salva, a pareggiare la traversa presa da Zielinski nel primo tempo. Ma è tempo di vincere. La rete azzurra si propaga, ma ora si allarga, ecco il cambio di lato, dalla trequarti Hysaj crossa, non benissimo. Ma la palla è deviata da Allan, e arriva sul piedino di Insigne. L’angolino è a vista, il piede è carico, tiro a giro e il Napoli vince.

Dalla sempreverde intesa Insigne-Callejon, ad un gol sporco, che sa di qualcosa di diverso. Sembra che molto sia rimasto intatto, come 3 mesi fa, il modulo, molti movimenti, anche la squadra titolare è fatta dai soliti. Ancelotti cambia poco, non vuole scuotere troppo i suoi, indottrinati dall’idea Sarriana fino al midollo. Ma pian piano sta apportando le sue modifiche, e probabilmente ce ne accorgeremo presto. Forse saranno poche, non dimentichiamo che a più riprese ha elogiato il Napoli di Sarri, forse più di quelle che ci aspettiamo. Ancelotti sta lavorando dall’interno senza azioni eclatanti, modifica piccoli dettagli, pian piano, passo dopo passo, settimana dopo settimana, non si adatta ai Sabaudi. Non stravolge le idee, ma le sta plasmando lentamente. Speriamo che questa rivoluzione lenta e silenziosa serva a cambiare anche una parte dei tifosi, spesso troppo lontani dalla realtà.

La mia sul Napoli