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Il Napoli è una tigre bianca, azzoppata da un bracconiere. E’ la più bella, la più rara, il suo calcio è spettacolare, con un ruggito ti spaventa e con le sue zampate ti uccide. E’ efficace, è pur sempre una tigre, ma è la più bella, la più rara. E’ il Napoli di Sarri, fluido, veloce, istantaneo, dinamico e impetuoso. E’ il Napoli che abbiamo imparato a conoscere, è il Napoli che ha messo paura a quelli forti, è il Napoli dei record, il Napoli che si schianta sugli avversari con l’impeto di una tigre assetata di sangue. Ma quel Napoli, sfortunatamente, non si riconosce più. Il Napoli non è più quella tigre indomita, ma è una tigre azzoppata dalla trappola di un bracconiere. Marzo è stato un susseguirsi di intoppi, ne ho già parlato, e non serve a nulla la grande rimonta di Chievo, dove la tigre era riuscita a ferire il bracconiere. Finalmente. Ma la tigre è zoppa, il bracconiere l’ha bloccata con la più orribile delle trappole, e lei non può nulla.

La nuova difficoltà che si frappone tra la tigre e il suo futuro è il Milan, un rinato Milan, grazie alla cura di Gattuso. L’ex ringhio dimostra di essere bravo anche tatticamente, la prepara bene: il primo rilancio sul terzino, a superare la prima pressione azzurra, i cambi di lato, verso il lato debole, per allargare il Napoli, gli inserimenti nei mezzi spazi, ed è anche pericoloso davanti alla porta, Reina fa una gran partita, non avevamo dubbi. Il solito Napoli avrebbe, però, trovato il modo per ferire questo Milan, ma è oramai zoppo, è impreciso, col Milan è anche meno fluido e veloce del solito. Mertens non c’è, Hamsik pure, le incertezze non mancano, Insigne è l’unico che sembra avere idee, ma non basta. E nemmeno quando all’ultimo minuto Milik ha l’occasione della vita (e la gestisce anche bene), si para davanti la manona di Donnarumma. Il napoletano (che qualcuno definirebbe privo di sensibilità) para i sogni azzurri, stoppa gli ultimi istinti felini, gli ultimi sussulti di una tigre che deve leccarsi le ferite e, probabilmente, pensare al futuro.

Il Napoli non è morto, ma è ferito, è zoppo, perde sangue, forse da troppo, e nessuno è riuscito a salvarlo. E siamo arrivati al momento in cui cerchiamo dei colpevoli, a me non piace cercare i colpevoli, ma posso cercare le colpe. C’è chi parla di rosa corta, chi invece dice che Sarri avrebbe potuto schierare di più e meglio alcuni uomini, chi vuole Milik dal primo minuto perché questo Mertens è improponibile. E si condanna il mercato di gennaio, alcuni incolpano Sarri, altri il presidente. Forse questi giocatori non sono maturi abbastanza, hanno subito qualche contraccolpo che li ha uccisi, o comunque li ha frenati. Ne possiamo parlare, possiamo ragionarci, esistono dei limiti reali nella squadra, nell’allenatore, nel presidente. E’ un fatto però, che sulla carta, il divario con la Vecchia Signora resta. Il confronto, dal punto di vista economico, e quindi dei valori in campo, è a favore della Juventus. Proprio Benitez (che proprio oggi festeggia il compleanno) ci diceva che il Napoli avrebbe dovuto fare tutto perfettamente per vincere. Lo ha fatto fino ad un certo punto, nonostante i gravi infortuni, insostenibili per una squadra come il Napoli. Ma il sogno è finito, si ritorna sulla Terra. La Juve ha un ruolino di marcia impossibile da sostenere, e il Napoli non ce l’ha fatta, nonostante un’annata eccezionale, nonostante abbia lasciato a distanze siderali le altre contendenti. E’ per questo che non condannerò mai questi ragazzi, mai questa squadra, mai questo presidente. Ora si giocheranno queste ultime partite, i tifosi devono sperare che il Napoli non crolli, o che quantomeno, riesca a dar senso a questi ultimi “istanti” del campionato. La tigre è stata azzoppata dal bracconiere, e quasi sicuramente non avrà la sua rivincita, anche se può ancora ferirlo. E’ una magra consolazione, che può regalarci ancora momenti di felicità.

La mia sul Napoli