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40 giorni di patimenti. Napoli – Fiorentina è l’ultimo episodio triste di una storia recente che non vuole decollare. Il Napoli dei miracoli si è inceppato nell’ultimo mese e mezzo, sono stati 40 giorni di patimenti, iniziati con la partita in casa con il City di Guardiola. Sì, i patimenti, lontano ricordo per i tifosi azzurri. Sono stati 40 giorni nei quali il campo non ha sorriso agli azzurri, eliminati in Champions League, dopo 1 vittoria e 2 sconfitte e dopo un percorso in campionato altalenante, o quantomeno non all’altezza di quanto visto nelle precedenti partite.

Napoli-Fiorentina-90La partita. Il Napoli arriva alla partita con la Fiorentina dopo la dura batosta in terra olandese. Doveva dare un segnale, doveva conquistare i 3 punti, ma non ci riesce. Manifesta ancora limiti tecnico-tattici che, accostati ad una possibile perdita di sicurezze, lasciano gli azzurri ancora in questo limbo maledetto. E’ partita dura. Come al solito, come le grandi e come le piccole, la Fiorentina chiude gli spazi centrali e riparte, il copione delle avversarie è più o meno sempre lo stesso. Il Napoli ci prova, ma è difficile sfondare nel centro di una difesa densa come quella della Fiorentina, come era stato con la Juventus e con l’Inter. Senza Insigne, sostituito da Zielinski, la sinistra è monca, le idee scarseggiano e il Napoli deve spostare il gioco sulla destra, dove le qualità dei singoli sono meno importanti. Eppure il Napoli parte bene, ma deve subire delle folate avversarie, Reina è impegnato in alcune occasioni, gli azzurri non popolano bene il campo, sbagliano molto, non va. La prestazione degli azzurri migliora nella seconda frazione di gioco. Il Napoli è per la maggior parte del tempo padrone incontrastato del gioco, preme gli avversari nella loro area, continua a creare gioco sulla destra, invertendo l’ago della bilancia azzurro, riesce anche a creare 3 occasioni nitide, ma manca lucidità in avanti. Zielinski in due occasioni e Mertens in una si trovano soli davanti al portiere, ma sbagliano! I risultati delle loro conclusioni sono una misera palla alta, un palo e un pallone scaraventato sul portiere. L’ultimo ghiotto pallone arriva sui piedi di Mertens che, in questo momento, non verrebbe riconosciuto nemmeno dalla madre. L’apporto dinamico di Allan è determinante in queste 3 occasioni, il 5 azzurro fa partire le azioni e fornisce assist decisivi, che però vengono sprecati dai compagni. La partita si spegne pian piano, il Napoli si ferma, come Inter, Juve e Roma.

attack_side_Nap-FioUn Napoli speculare a se stesso. Manca Insigne e Sarri sa che deve cambiare le carte in tavola. La mancanza di Ghoulam aveva già fortemente penalizzato le dinamiche di costruzione e finalizzazione sulla sinistra, senza Insigne è necessario rivoluzionare il gioco. Sarri decide di costruire molto di più a destra, come mai fatto prima (vedi immagine estratta da WhoScored). Non più Ghoulam–Hamsik–Insigne in costruzione e Callejon a cercare il lato debole, ma Hysaj–Allan–Callejon a creare sulla destra e la ricerca di Zielinski dal lato opposto. Non ci vuole molto per capire che le qualità sulla destra sono diverse, ma la scelta tattica funziona, dà qualche frutto. Allan è determinante grazie alla sua dinamicità. Prima riparte servendo in profondità per Zielinski, che spara alto. Poi fa partire un’azione ben congeniata, scambiando prima con Hysaj e Callejon, e poi permettendo a Mertens di lasciare Zielinski tutto solo col portiere avversario e farsi deviare il pallone sul palo. Il Napoli ha sempre contato sulle forze del brasiliano, e oggi più di prima. L’ultimo bel gesto di Allan consiste nel ripartire come sa fare, servendo oltre i difensori avversari Mertens. Il belga manda alle ortiche un’altra palla ghiottissima. Sarri ha scelto di adattare Zielinski come esterno sinistro e convertire il gioco azzurro. La tattica non ha portato i frutti sperati solo a causa della scarsa precisione del polacco e di Mertens.

Poco lucidi. Sì, poco lucidi, in avanti gli azzurri sono poco lucidi, Mertens e Callejon non segnano in campionato dalla partita col Sassuolo, da 6 partite, il dato non è incoraggiante. Se consideriamo le ultime partite, anche quando hanno avuto delle occasioni non le hanno sfruttate. E’ evidente, vivono un momento opaco, e senza Insigne, la situazione è ancora più drammatica. Una ragione della poca brillantezza è chiaramente la mancanza di turnazione in avanti. Il mister ha ritenuto di far turnover in difesa e soprattutto a centrocampo, dove ha potuto contare su ricambi sicuri e di provata affidabilità, vedi Chiriches e Maggio in difesa, oppure Diawara e Zielinski a centrocampo. Ha avuto meno spazi Rog, che contro la Fiorentina è sembrato volenteroso e dinamico. Mario Rui è stato a lungo in ritardo di condizione, ma sembra in ripresa. In avanti arrivano le dolenti note, il mister non ritiene né Ounas e neppure Giaccherini, per motivi diversi, abili e arruolabili. E’ un messaggio chiaro, che si evince sia dalle dichiarazioni del mister, sia dalle scelte tattiche, dato che inventarsi Zielinski esterno d’attacco è chiaro segnale in tale senso. Il mister è il creatore della bellezza azzurra, a lui vanno molti meriti, ma c’è chi crede che alcune riserve meritino un po’ più di spazio, e forse hanno ragione. Forse potrebbe ritrovare motivazioni inaspettate in giocatori che giocano poco. Sicuramente, quando il Napoli verrà chiamato ad affrontare i club che si contenderanno la Europe League, non potrà far a meno di utilizzare tutte le forze, per massimizzare i risultati in campionato.

Le statistiche di attacco e difesa. Il problema è l’attacco, la difesa sta facendo il suo dovere, anche contro avversari forti come Juventus e Inter. Un interessante dato statistico ci dipinge il quadro della situazione. Se ci limitiamo al campionato, nelle prime 11 partite di questa stagione, il Napoli ha segnato la media di 2.9 gol a partita, subendone 0.7, due numeri che testimoniano la bontà della prima storia azzurra di questa stagione. Ma se si considerano le ultime 5 partite (giocate negli ultimi 40 giorni), le statistiche dei gol segnati vanno giù drammaticamente, sono solo 0.6 gol a partita segnati, mentre il Napoli subisce anche meno di prima, solo 0.4 a partita. Questi sono dati importanti che danno un’idea di come vadano male le cose in avanti, sia perché non creiamo situazioni pericolose come prima, sia perché quelli in avanti sono poco brillanti. Ma il Napoli è ancora temuto, Juventus e Inter si sono difese e hanno puntato sulle ripartenze, perché il Napoli ha ancora uno strapotere nella gestione della partita, le avversarie lo sanno, ma ora sanno anche che gli azzurri sono meno precisi, e quindi possono strappare punti che solo 2 mesi fa sarebbero stati solo sogni.

La resurrezione. Ho maledetto parecchie divinità egizie dopo la sconfitta con la Juventus. Mi aspettavo una prova importante, convinzione, coraggio, il saper sfruttare il proprio gioco in faccia alla Vecchia Signora e vincere per dare un segnale forte alle altre. E invece non fu così. Chiaramente il Napoli non si riconosce più, non è più quello zaffiro luccicante che ci ha illuminato i cuori, ci prova, non ci riesce, ma quando ci riesce e ritrova sprazzi del suo gioco luminoso, quelli in avanti sono poco lucidi. Non può essere crisi, perché il Napoli è ancora lì, ha vinto gli scontri diretti con Roma e Lazio, ha pareggiato con l’Inter e perso solo con i bianconeri. E’ ancora lì, quindi nulla è perduto, certo il gioco spesso langue e sembra aver perso i suoi automatismi, ma nulla è perduto. Non c’è alcuna crisi, c’è solo un periodo di appannamento, solo un periodo di appannamento, ma bisogna uscirne, subito. Al mister l’onere di trovare la soluzione. La soluzione non sarà, sicuramente, un cambio di modulo, non è una soluzione praticabile. Forse si potrà cercare qualche riarrangiamento di alcune dinamiche, o qualche turnazione in più, attendendo la migliore forma di quelli in avanti. L’unica certezza sarà che questo Napoli ripartità dal suo gioco. Tempo e lavoro sono le parole chiave. Nulla è perduto. Io sono sconfortato per risultati che non arrivano, ma ho una speranza, e quello che ho visto con la Fiorentina me lo ha fatto vedere chiaramente. Il Napoli non ha perso totalmente il suo gioco. Contro la Fiorentina ha tirato su delle trame di gioco, ha dato dei segnali. Questi sono segnali che sicuramente non bastano, ma la voglia di ritrovarsi c’è. Ora tocca al mister continuare sulla sua strada e trovare le soluzioni per ritornare a fare punti importanti. Speriamo che i 40 giorni della quaresima azzurra siano finiti, e che ci sia presto la resurrezione tanto desiderata.

La mia sul Napoli