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Il Napoli è ’na pasta ‘mmescat, come una pasta e fagioli alla napoletana, preparata con quel tipo di pasta che viene chiamata, appunto, pasta ‘mmescat, una pasta mischiata, un insieme di diversi tipi di pasta, che nasceva dall’esigenza delle casalinghe napoletane di utilizzare i resti della pasta. E’ una ‘mmesca francesca di pasta, nell’accezione positiva del termine, e quindi non una confusione senza senso, come viene comunemente utilizzato il termine, ma una unione coerente di diversità. Il Napoli ha mille facce, mille caratteristiche, mille idee, mille momenti, mille speranze.

All’Olimpido gli azzurri dimostrano di essere più forti della Roma, non solo nel primo tempo, nel quale dominano il gioco e arrivano al gol (anche grazie al retropassaggio involontario di De Rossi), ma anche nella ripresa, nella sofferenza (anche se poi non eccessiva), nella resistenza, nella lotta, nella gestione. Il Napoli non trova un tappeto rosso, ma una squadra che si difende con i giocatori ai posti giusti (forse la squadra di Di Francesco è troppo timida). La Roma lascia pochi spiragli e cerca di ripartire grazie alle sponde di Dzeko, che sebbene gestito egregiamente dalla coppia di difesa azzurra, di testa le prende quasi sempre e palla al piede si dimentica di essere alto 1.93 metri. Nel primo tempo il Napoli ottiene qualche spazio sulla sinistra, ma buca al centro, dove riuscirà a segnare l’unico gol della partita. La palla parte dalle retrovie, arriva a Ghoulam, Insigne e Mertens sono in linea con i difensori romanisti, che indietreggiano. Ghoulam la dà in diagonale per Mertens, il passaggio per Insigne non è preciso, ma trae in inganno De Rossi. Il romanista regala un pallone ad Insigne che deve solo insaccare. Il Napoli sblocca il risultato, grazie alla manovra, alle sue qualità e all’aiuto del povero De Rossi. Gli azzurri sfrutteranno spesso le corsie centrali, cercheranno di entrare proprio nel posto meno adatto, quello più affollato. Proprio lì riesce spesso a sfondare, grazie alle qualità eccelse dei suoi, che nello stretto si esaltano.

Il secondo tempo vede dei tentativi della Roma più decisi, dopo un primo quarto d’ora nel quale il Napoli è ancora pericoloso. Dopo il gol gli azzurri sono stati troppo spreconi, ecco, questa è l’unica critica che si può fare all’ottima partita azzurra. La prestazione è talmente buona che la prima vera occasione romanista arriva al minuto 69! E’ il momento di Reina, che si ricorda della passata stagione, del miracolo, della preghiera per il Signore, salva la porta azzurra, e chiede una mano al palo. Il Napoli resiste e prova in ripartenza, ma con poca precisione. In difesa i suoi colossi sono decisivi sugli attaccanti avversari, Albiol e Koulibaly sono dei mastini che rosicano le gambe di Dzeko e compagni. Gli ultimi minuti sono un po’ più sofferti, il Napoli può solo difendersi, gestisce, perde tempo, spazza via, lotta, ci spera. Finisce l’incontro, il Napoli vince e va a festeggiare con i suoi tifosi.

Roma-Napoli-65aCon la Roma le statistiche sono tutte a favore del Napoli: tiri in porta, possesso palla, precisione nei passaggi. Le statistiche danno una conferma oggettiva della meritata vittoria azzurra, ma questa partita ci dice qualche cosa in più. Il Napoli sa fare tutto. Il Napoli è ’na pasta ‘mmescat, il Napoli non è più una squadra monotematica. Mantiene ancora le sue caratteristiche più belle, le geometrie, i fraseggi, le triangolazioni (ah se Talete e Pitagora sentissero le spocchiose dichiarazioni di Nedved), il gioco coordinato, l’occupazione degli spazi, il gioco orizzontale, quello verticale e anche quello diagonale. Ma il Napoli non è più solo anima illuminista, che usa la ragione e allontana da sè l’irrazionale. Il Napoli è anche la passione del singolo, come il miracolo divino di Reina. Il Napoli è una sorte che ci sorride, insieme ai legni dell’olimpico, una sorte non più bendata e cieca come un tempo, ma con due occhi che brillano d’azzurro. Il Napoli è cinismo quando serve, quando l’avversario, per fortuna, ti regala un pallone che devi solo buttare dentro. Il Napoli è qualcosa che non è perfetto, perché sbaglia, certo, ma quando la perfezione è stata umana? Quando la perfezione ti ha fatto vincere un campionato? Il Napoli sa scendere sulla Terra, abbandonare lo spettacolare calcio Sarriano e lottare. Il Napoli combatte all’ultimo sangue. Il Napoli perde tempo quando serve. Il Napoli gestisce il pallone. Il Napoli è un insieme di idee diverse, il Napoli è eclettico, il Napoli è ‘na pasta ‘mmescat, la più saporita.

La mia sul Napoli