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Ne L’arte della guerra, un trattato di strategia militare attribuito ad un generale cinese, tale Sunzi, vissuto tra il VI e il V secolo a. C., si legge:

“Colui che è in grado di muovere il proprio avversario lo fa creando una situazione che indurrà il nemico a compiere una certa mossa; questi alletta il nemico con qualcosa che l’altro pensa di poter far suo. Tiene in movimento il nemico facendogli pendere davanti un’esca e poi attaccandolo con truppe scelte.”

La strategia militare è applicabile anche in altri contesti e il calcio non è un’eccezione, i tecnici usano spesso queste tattiche, attraggono gli avversari dove vogliono, o li forzano a fare quello che vogliono con la disposizione in campo o con un pressing coordinato. E così Sarri ha vinto con gli olandesi del Feyenoord nel secondo turno di questa Champions League. Gli olandesi si sono dimostrati poca cosa, meno di quanto mi aspettassi, si candidano ad essere uno sparring partner. Spesso tenteranno di guirare il gioco, mostrando anche una buona tecnica individuale, ma il loro possesso palla mantenuto in alcuni frangenti si dimostrerà sterile. Forzati dal pressing azzurro saranno costretti a rilanci che verranno gestiti agevolmente dalla retroguardia azzurra, dove Maksimovic e Koulibaly, i 2 Pretoriani, non rischieranno quasi mai e gestiranno una miriade di palloni, più di 200 in 2. Il Napoli conosce i propri mezzi e quelli dell’avversario. Parte deciso e pressa alto. Tenta di guidare l’avversario dove vuole, lo fa sbagliare e poi manda le sue truppe scelte. Pressa alto come sa fare, recupera palla nella metà campo avversaria, concedendo ad Insigne, il Sabotatore, lo spazio centrale e la tranquillità per incrociare e battere il portiere. Lorenzo omaggia Milik, esponendo la sua maglia col numero 99 al pubblico, e ci diverte il siparietto con Zielinski e l’errore della maglia. Il resto del tempo vedrà più volte gli azzurri fallire delle occasioni che avrebbero potuto gestire meglio. Il Napoli avrebbe potuto già mettere in cassaforte il risultato, ma le sorti della guerra sono ancora in bilico. Ma tranquilli, il generale sa quello che fa, la battaglia sarà incerta ancora per poco.

Napoli-Feyenoord-52-mertensL’approccio alla partita del Napoli è perfetto. Nelle scorse partita aveva peccato in questo aspetto. Inizia il secondo tempo e si ripete la strategia applicata nella prima frazione di gioco. Il pressing sui difensori avversari è sistematico, salgono prima Allan, Mertens e Insigne, poi arriva come una scheggia Ghoulam, che forza gli avversari all’errore, Mertens il Samurai ha una prateria, ha il tempo di aggiustarsi il tiro, poi è un colpo di biliardo nell’angolino. Non manca anche in questo caso l’omaggio al compagno Milik. La partita può rimettersi su binari diversi quando l’arbitro assegna un rigore molto dubbio ai biancorossi, ma lo Shogun Reina para, si fa perdonare dopo l’errore con la SPAL, si allunga sulla sua sinistra e neutralizza il rigore di Toornstra. E’ fatta, il Napoli ne ha coscienza, fa anche il terzo, ancora pressione nella metà campo avversaria, gli avversari non sono lucidi e Mertens serve nel mezzo spazio Callejon, che da buon spanish sniper (cecchino spagnolo) incrocia e batte il povero Jones. Entrano Zielinski per Hamsik, Rog per Callejon e infine Diawara per Jorginho. Come al solito Sarri rimpolpa il centrocampo e inserisce giocatori con nuova linfa e di forza. La strategia militare del Napoli funziona, peccato per la svista nel finale, che vede Koulibaly e Maksimovic sfogliare la margherita, vai tu, vado io, concedendo ad Amrabat di sgusciare tra le maglie azzurre e segnare, punendo un incolpevole Reina. Il portiere azzurro si dispera, lo fa anche Sarri. Lo stesso Sarri riprenderà i suoi, la filosofia azzurra è quella del gioco, mai gettare la palla, ma durante gli ultimi istanti la palla può essere lanciata alle stelle.

E’ stato importante vincere, peccato per il gol, un gol pesò in una Champions passata, speriamo che questa leggerezza non abbia ripercussioni future. Il Napoli induce gli avversari all’errore e segna tutti i gol recuperando palla nella metà campo avversaria, primeggiando nel possesso palla, ma senza stressarsi troppo (56%), dominando nel gioco aereo (72%). Il Napoli è cinico nelle percentuali di tiro, calcia il pallone 11 volte verso la porta, solo 4 volte centra lo specchio e ne segna 3. Non male questo 75% di successo. Concede 7 tiri agli avversari, 6 nello specchio, anche se sempre da fuori e con pochi veri pericoli per la porta di Reina, fatta eccezione per il rigore. Alla prossima, per un’altra lezione da L’arte della Guerra secondo Maurizio Sarri.

La mia sul Napoli