CONDIVIDI

Raffaele Vitalone riparte dal Rione Fellino. Ovvero dalla seconda categoria, proprio dove si era interrotta l’anno scorso la sua avventura in panchina alla guida del San Paolino. Alt, nessuna rivincita e nessun sentimento di rivalsa nei confronti della sua ex squadra. Anzi, dalla sua bocca escono solo parole di stima per la dirigenza del San Paolino. E proprio da questo punto parte la nostra chiacchierata che abbraccerà il passato prossimo, il presente e il futuro di uno dei tecnici più giovani del calcio campano.

 

Mister Vitalone, l’anno scorso i risultati non sono stati dalla sua parte, però la società del San Paolino Calcio ha espresso comunque apprezzamento per il lavoro svolto.

“Sì, è vero. Mi hanno accolto come un fratello, anche in virtù della mia giovane età. C’è stata qualche divergenza, come accade in tutte le realtà, ma ho sempre avvertito la vicinanza del Presidente Iorio, del vicepresidente Castaldo e del ds Marro. E a loro dico grazie. Le difficoltà principali le ho avute a livello di gestione del gruppo. Sia chiaro, nessun giocatore mi ha mai mancato di rispetto, ma a volte è complicato da venticinquenne allenare calciatori navigati over 30”.

Comunque i suoi allenamenti, sotto il punto di vista della metodologia, sono sempre stati apprezzati. Sia dai giocatori, sia dalla società. 

“Per me gli allenamenti devono avere la palla al centro. La parte atletica è importante, ma non è la principale. La mia filosofia calcistica vuole che si arrivi alla vittoria con il gioco. Ho sempre avuto questo credo in tutti i settori in cui ho allenato: dai pulcini fino alla prima squadra. E poi in tutta sincerità: i giocatori che militano in queste categorie minori non sono professionisti. Sono lavoratori. Quando finiscono il turno a lavoro potrebbero tornare a casa a riposarsi o a godersi la famiglia, invece vengono, tra mille sacrifici al campo. Onestamente come potrei obbligarli a fare un’ora di corsa? L’allenamento deve essere divertimento e scarico mentale”.

Questa esperienza al San Paolino è servita a farla maturare? Cambierà qualcosa nel suo modo di allenare?

“Mi è servita tantissimo. E’ stata una bella esperienza. Sì, cambierò alcune cose. Soprattutto per quanto riguarda la gestione del gruppo: avrò un rapporto un po’ più freddo e distaccato nei confronti dei giocatori”. Non il mio modo di intendere e vivere il calcio. Quello sarà sempre lo stesso. Credo nelle mie idee e non intendo rinunciarci”.

Archiviato il passato, parliamo di presente e futuro. E del Rione Fellino, la sua nuova squadra. Quali sono gli obiettivi?

“La missione è sempre la stessa. Salvarsi e divertirsi. Ma non voglio mettere paletti. Dipenderà anche dal livello delle nostre avversarie. Comunque abbiamo allestito un gruppo giovane e affiatato a livello di squadra e di staff. Quest’anno lavorerò a stretto contatto  con un mio caro amico, il prof. Giuseppe Palazzolo, un eccellente preparatore atletico”.

Rione Fellino

Mariano Messinese