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L’altare e intorno quel filo di polvere: è il calcio (è la vita), è la sintesi di un mesetto scarso o forse semplicemente la rappresentazione attuale del Napoli, dei disagi comparsi all’improvviso, a Torino, e poi riemersi con il Parma ed «enfatizzati» a Dortmund. C’era una volta: e però le favole, pure quelle che si chiudono trionfalmente, hanno sentieri bui, boschi pericolosi e qualche lupetto affamato e tra lo «Juventus Stadium», il San Paolo e quel tour in Germania, ciò che resta di un avvio strepitoso è il ricordo (comunque fresco) di una squadra spumeggiante, autorevole e persino esagerata, però poi svuotatasi improvvisamente sino a crollare su se stessa, ripiegata dalla «crisetta» che è nei numeri. Il tempo è scivolato via rapidamente, trascinando con sé quell’immagine (sontuosa) d’una squadra dal respiro internazionale che, d’incanto, s’è ritrovata in affanno: ma in questo quadrimestre che rappresenta l’epoca Benitez, c’è anche altro, c’è qualcosa di buono che giace sotto la coltre dei ventotto punti in campionato, dei nove in Champions, d’uno spessore sottolineato prima che il cielo s’oscurasse, lasciando allungare una piccola e però percettibile ombra sul futuro. Però poi magari torneranno i principi azzurri: chi può dirlo?

Bigon, il vostro bicchiere com’è?
«Per noi resta pieno, anche se tre sconfitte consecutive producono amarezza nel tifo: ma una società, un dirigente, un tecnico, un calciatore, leggono i risultati – e il momento che si attraversa – in maniera differente. Non possiamo noi avventurarci in chiacchiere, il riscontro avviene attraverso i fatti che, talvolta, sono diversi dalle valutazioni altrui».

L’analisi è dell’ultimo mese.
«Va bene anche così: siamo in corsa per la qualificazione agli ottavi di Champions; siamo a sei punti dalla capolista del campionato, e ricordo che sono i campioni d’Italia della Juventus, e a cinque dalla Roma. Siamo quel Napoli che ad inizio stagione ha stupito e che ora sta attraversando un periodo di difficoltà legato esclusivamente ai risultati».

Cinque sconfitte in tre mesi non vi preoccupano?
«Non abbiamo i paraocchi e siamo tremendamente onesti con noi stessi e lo siamo con i nostri tifosi: ma perdere con la Roma, con l’Arsenal, con il Borussia Dortmund e con la Juventus, e va sottolineato in casa loro, non è scandaloso ma nella logica. Semmai non va giù lo 0-1 con il Parma: però abbiamo sbagliato una partita, che è fisiologico».

Le gare che «contano» sembrano costituiscano un serio handicap per il Napoli.
«E’ una naturale deduzione ma se entriamo nel dettaglio si possono anche formulare ipotesi non catastrofiche: a Roma è andata male, ma non abbiamo mai demeritato e la partita poteva pure avere una storia diversa. Chi sta nel calcio ne prende atto e guarda avanti. E comunque ci ha battuto un gruppo che in quelle settimane era ritenuto formasse la squadra del momento. Juventus, Arsenal e Borussia Dortmund hanno un percorso consolidato, progetti tecnici che procedono da anni, anni e anni, dunque un vantaggio strutturale: riguardando la sfida di martedì, ci siamo ritrovati in svantaggio dopo meno di dieci minuti su un rigore che lascio giudicare agli altri; abbiamo colpito un palo che poteva valere il pari; e prima del raddoppio dei tedeschi, siamo andati vicinissimi alla rete. Vero è che è stato bravo Reina in tre o quattro circostanze. Ma la cronaca è questa».

A proposito di Reina, verrebbe da dire del mercato: ripensandoci, rimette in discussione qualcosa?
«Sapevo che ai primi rovesci sarebbe emersa l’altra faccia della medaglia e non mi scompongo: questo è il Napoli che sino al 10 novembre ha entusiasmato, ha catturato l’attenzione generale, ha conquistato l’etichetta di anti-Juventus per eccellenza. Il Napoli che ha nove punti in Champions, alla pari con i vice campioni d’Europa, tre in meno della capolista della Premier, che però dovrà venire al San Paolo. Poi non siamo così stralunati da buttarla in enfasi o addirittura da allestire una festa: possiamo essere eliminati, lo sappiamo. Proveremo ad evitare questa eventualità: ma dovesse accadere, che colpa se ne potrebbe fare a chi se l’è giocata alla pari con questi squadroni? E quanto ai rinforzi di questa estate: nel Napoli di oggi ci sono Reina, Albiol, Mertens, Callejon, Higuain; se abbiamo sbagliato qualche colpo di questi, possiamo sentirci ben lieti di averlo fatto».

Difetto di personalità o ancora lacune di organico?
«Né l’una e né l’altra. Perché la personalità ce l’abbiamo avuta nel vincere in casa con il Borussia Dortmund, a Milano con il Milan, a Firenze contro una formazione che rispetto alla passata stagione è molto più forte, direi anche battendo il Marsiglia in casa sua e poi ribattendolo a Fuorigrotta dopo essere stati ripresi. La verità non può essere sempre ed esclusivamente ricercata nelle fasi negative, ci sono questi altri particolari da sottolineare e che hanno un loro valore».

Non le chiederemo di tattica, argomento di competenza esclusiva dell’allenatore, ma di sistemi: ora ci si interroga sulla vigilia senza ritiro.
«Che contro il Catania non ci ha negato la possibilità di vincere. Pure quel venerdì sera i calciatori sono stati a casa: dunque, la tensione non è mai calata. Il Parma ha costituito un episodio sul quale Benitez non ha sorvolato: si riflette, si fanno delle valutazioni. Ma il padre o la madre della sconfitta non è assolutamente quella decisione, che venti giorni prima invece ha dato i propri frutti».

Non sembrate travolti dalla preoccupazione che si coglierebbe, invece, dopo tre sconfitte dolorose.
«Abbiamo raccolto un punto in più della passata stagione e uno in più rispetto alla nostra prima partecipazione in Champions. Dirò altro: due anni fa, in questo stesso periodo e con l’identico impegno in Champions, avevamo otto punti in meno in campionato. E se vogliamo possiamo aggiungere che l’Inter attuale è più agguerrita, solida e competitiva di quella della precedente tornata; che la Roma e la Fiorentina sono indiscutibilmente migliorate e rappresentano mine vaganti. Il campionato ha elevato il suo livello».

E il Napoli dove vuole arrivare?
«Non abbiamo mai modificato le nostre ambizioni, quelle di crescita. L’identità di una squadra si forma nel tempo e noi siamo con Benitez da appena quattro mesi: non sono alibi, questi, ma verità assolute del calcio. Non possiamo lasciarci dominare dal risultato, esaltarci per la partenza lanciata e poi deprimerci per questa striscia negativa. La continuità va inseguita con il lavoro, sul campo, nella progettazione: è così che si raggiungono gli obiettivi e lo dimostrano proprio Borussia Dortmund e Arsenal, che hanno tecnici di lungo corso in panchina».

Non sfuggirà alla domanda universale: comprerete ancora?
«Quello che riterremo opportuno. La nostra tempestività è stata dimostrata con l’acquisto di Reveillere: si è creata un’emergenza, l’abbiamo colmata immediatamente. Vedremo se ci servirà altro e se in giro ci saranno calciatori con il profilo tecnico da Napoli: come dice De Laurentiis, siamo sempre attenti all’evoluzione del mercato. Potrei ripetere ciò ch’è stato quest’ultimo quinquennio, più in generale la rinascita del Napoli, i risultati: ma finirei per stancarvi. Però saremo sempre competitivi, sempre di più. I tifosi vogliono vincere, il Napoli pure».

Fonte: Corriere dello Sport