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DE CRESCENZO

1984-2014: primi trent’anni da allenatore di Paolo De Crescenzo. Li riviviamo assieme al tecnico napoletano, che cominciò la sua straordinaria carriera nell’anno della prima finale scudetto della storia del Posillipo, quella persa contro la Pro Recco. Li riviviamo senza dimenticare che De Crescenzo è stato anche un grande giocatore. Anzi, cominciamo proprio da allora, e facciamo un salto all’indietro di 41 anni, piscina di Punta S.Anna: “Si, non ho dubbi, il mio ricordo più bello da giocatore è legato allo scudetto del 1973, quello che la Canottieri Napoli conquistò impedendo alla Pro Recco di vincere il suo decimo titolo consecutivo. A Punta S.Anna avevano già preparato i fuochi d’artificio per festeggiare l’evento, non furono mai accesi”.

E da allenatore? Quale delle tantissime vittorie De Crescenzo ricorda con maggior soddisfazione? La risposta è duplice: “Da allenatore di club, la prima Coppa dei Campioni vinta con il Posillipo nel 1997: era da più di dieci anni che inseguivamo inutilmente questo traguardo. Come allenatore del Settebello, invece, è indimenticabile il ricordo della medaglia d’argento ai mondiali di Barcelona 2003, conquistata al termine di un’entusiasmante serie di partite. Entusiasmante fu anche la sconfitta nella finale con l’Ungheria, dopo i tempi supplementari. Gara bellissima, di rara intensità”.

Dal 1984 ad oggi De Crescenzo ha allenato una quantità industriale di grandissimi campioni. Impresa difficilissima, quindi, fare un Settebello ideale. Ma De Crescenzo ci riesce: “In porta Sostar o Tempesti, è l’unico dubbio che ho. Come centro non posso che dire Zlokovic, come mancino Franco Porzio. Poi Silipo, Pino Porzio, Vujasinovic e Kasas”.

Un settebello che oggi vincerebbe lo scudetto a mani basse. Della stessa opinione, o quasi, è De Crescenzo: “A mani basse non credo, contro Pro Recco e Brescia sarebbe dura. Ma credo proprio che la spunterebbe”.

Se De Crescenzo potesse realizzare un desiderio, quale di questi straordinari campioni rimetterebbe in acqua? La scelta è immediata: Kasas. “Perchè, tra tutti quelli che ho allenato, nessuno come lui rappresenta l’incarnazione dei fondamentali della pallanuoto. Sul piano tecnico Kasas è stato la perfezione assoluta”.

Non è perfetta, invece, la pallanuoto di oggi. Si porta dietro, e si aggravano sempre più, problemi che non sono stati risolti perchè “il nostro sport – puntualizza De Crescenzo – purtroppo non ha saputo stare al passo con i tempi. Da quando faccio l’allenatore la pallanuoto si è evoluta soltanto sul piano tecnico e tattico, tutto il resto è rimasto inalterato. Oggi, così come 30 anni fa, il nostro sport va avanti all’insegna dell’approssimazione, e questo ci ha impedito di sfruttare sul piano dell’immagine gli innumerevoli successi conquistati a livello di nazionale e di club”.

Ma De Crescenzo, nonostante tutto, non riesce ad essere pessimista: “La pallanuoto è uno sport così bello e completo che non si può non aver fiducia. Possiamo farcela a riacquistare la popolarità di un tempo, basta volerlo”.

E i prossimi trent’anni da allenatore? Quali altri traguardi vuole raggiungere De Crescenzo? Ecco la risposta: “Sul piano professionale non posso pormi dei limiti: anche alla mia età c’è sempre da imparare, soprattutto perchè viviamo un’epoca in cui la tecnologia propone innovazioni continue, che influenzano anche lo sport. Sul piano dei traguardi sportivi, sono soddisfatto di come stanno andando le cose nell’Acquachiara: è l’ambiente ideale per lavorare bene. Qui l’unica cosa che manca è un trofeo a livello assoluto. Per ora siamo nei quarti di finale di Euro Cup, ci sto facendo un pensierino”.

 

Mario Corcione

 

Ufficio Stampa Carpisa Yamamay Acquachiara